Ambiente - Colloquio con Paola Brambilla, Presidente WWF Lombardia - Parte I

Lunedì 02 Maggio 2011 22:29 Giulia Amarisse Interviews - Interviste
Stampa PDF

A quasi due mesi dallo tsunami che ha colpito il Giappone, il disastro nucleare di Fukushima ha focalizzato l’attenzione mondiale sulle questioni ambientali più scottanti e urgenti del nostro tempo. Energia, clima e biodiversità sono i grandi capitoli implicati nella lotta per la sopravvivenza degli ecosistemi e del pianeta. Nella prima parte di un’intervista a due puntate, Paola Brambilla, presidente di WWF Lombardia e docente di Diritto dell’Unione Europea presso l’Università degli Studi di Bergamo, parla a FusiOrari del presente e del futuro dell’ambiente, affrontando con analisi critica i diversi aspetti scientifici, economici e giuridici della situazione energetica e climatica in Italia e nel mondo.

Il dibattito sull’utilizzo di energia nucleare è di carattere multidisciplinare: affronta questioni di economia, sicurezza, salvaguardia ambientale. Esiste effettivamente un vantaggio, per il nostro Paese, in questa forma di approvvigionamento energetico?

Se ponderiamo le motivazioni che vengono portate a sostegno dell’impiego di energia nucleare in Italia, notiamo che sostanzialmente ne vengono affermate due. La prima, politica, dichiara che il nucleare garantirebbe autosufficienza energetica al nostro Paese; la seconda, relativa al problema ambientale, sostiene che quella nucleare sia un’energia pulita, almeno sotto il profilo delle emissioni di gas clima alteranti. In realtà, l’autosufficienza energetica postula la disponibilità della materia prima. Notoriamente, però, l’Italia non è un paese produttore di uranio: il nucleare confermerebbe quindi la nostra dipendenza da una fonte energetica estera, per di più di tipo non fossile. Tra l’altro, le risorse di uranio disponibili a livello mondiale sono sempre più scarse e il processo di estrazione del materiale è rischioso e molto costoso. Secondo aspetto. Si dice che l’energia nucleare non produca CO2 e che rispetti perciò la normativa internazionale sulla riduzione dei gas clima alteranti, ossia il protocollo di Kyoto, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e la celebre direttiva 20-20-20 sulla promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili. In realtà, le “emissioni ombra” di CO2 che vengono prodotte dall’estrazione dell’uranio, dalla costruzione e dalla messa in esercizio delle centrali nucleari, dal trasporto dei materiali e dallo smaltimento delle scorie sono superiori a quelle di molti altri processi di approvvigionamento energetico.

C’è poi il problema delle emissioni radioattive…
Abbiamo sotto gli occhi l’esempio giapponese: gli effetti umani e urbanistici dello tsunami e del terremoto si ripareranno, ma quelli della contaminazione radioattiva rimarranno per decenni se legati a sostanze con decadimento breve, per centinaia di migliaia di anni negli altri casi. Ad esempio, il decadimento del plutonio avviene nell’arco di 24.000 anni: più del tempo da cui l’uomo si trova sulla Terra. In realtà, se vogliamo appellarci all’emotività delle persone, non abbiamo nemmeno bisogno del Giappone: basti pensare al nostro Paese, che ha ancora alle spalle storie radioattive, mai risolte in conformità con il diritto internazionale. Ad esempio, pensiamo ai fatti di Trino Vercellese e Caorso, all’ipotesi dello Stato di segretare la costruzione delle centrali e del deposito nazionale di scorie radioattive. È ben noto, tra l’altro, come l’attività di segretazione dei grandi eventi possa diventare occasione per perseguire strategie e traffici illeciti, svantaggiosi tanto per l’ambiente quanto per l’economia di una nazione.

Tra i sostenitori dell’energia nucleare, viene spesso presa a modello la soluzione francese. Esiste effettivamente, secondo lei, un paese cui l’Italia potrebbe realisticamente ispirarsi per il proprio approvvigionamento energetico?
L’Italia ha una densità demografica pari a circa il triplo di quella del Paese d’oltralpe. Ne consegue un primo dato importante, che differenzia la situazione italiana da quella francese: una centrale richiede, per motivi di sicurezza, una notevole distanza dai luoghi soggetti a forte afflusso di popolazione come centri abitati, infrastrutture strategiche e strutture sanitarie, ma questa condizione non è realizzabile in Italia. Un modello funzionale cui il nostro Paese potrebbe senz’altro ispirarsi è invece quello della Spagna, che giorni fa ha dichiarato di riuscire a ricavare la maggior parte dell’energia elettrica necessaria al suolo nazionale tramite i pannelli fotovoltaici. L’Islanda, allo stesso modo, ha puntato moltissimo sull’energia idrotermica. Tra l’altro, studi internazionali attestano che l’Italia gode di grossi vantaggi dal punto di vista naturalistico, poiché dispone eccezionalmente di diverse tipologie di energia rinnovabile, come il geotermico, l’eolico, il microeolico e il fotovoltaico, rispetto ad altri paesi che possono puntare soltanto sull’eolico, come gli Stati del Nord Europa, o prevalentemente sul fotovoltaico, come i paesi del Maghreb o appunto la Spagna. Abbiamo quindi la possibilità di diversificare la produzione di energia rinnovabile in modo intelligente ed efficiente, sfruttando risorse umane ed economiche, talenti e tecnologie a costi ambientali inferiori rispetto a quelli imposti dall’energia nucleare. Uno studio economico, prodotto da un accreditato istituto di ricerca internazionale come Ecofys, dimostra che nel 2050 le economie potranno sfruttare al 100% energie rinnovabili. Inoltre, nonostante l’acceso dibattito di questi mesi, i processi economici legati allo sfruttamento di energia nucleare sono in via di esaurimento: la Francia sta ritardando decisioni, i paesi del Nord Europa stanno rivisitando la propria politica di approvvigionamento energetico basata sulle centrali nucleari. Anche il decommissioning (smantellamento n.d.r.) degli impianti nucleari in Germania dovrebbe farci riflettere. Occorre affrontare un’esigenza di cambiamento e avviare un processo globale di riconversione della produzione energetica, anche in seno alle strutture imprenditoriali, verso forme veramente sostenibili dal punto di vista ambientale e meno rischiose per la salute dell’uomo e dell’ecosistema.

Quale operato ha seguito sul suolo internazionale e italiano il WWF, negli ultimi anni, in materia energetica?
Il WWF ha stipulato un accordo internazionale col gruppo Sofidel per la riduzione dei consumi energetici da parte del gruppo; ha raggiunto un protocollo con Anev (Associazione Nazionale Energia del Vento) per la diffusione di energia eolica sostenibile in Italia; ha proposto un disegno di iniziativa popolare con altre associazioni sulla promozione delle energie rinnovabili. Inoltre, in seno alla nostra associazione è stato realizzato un bollino di efficienza energetica per l’idroelettrico ambientale, già molto diffuso in Svizzera e in via di propagazione anche sull’arco alpino. Abbiamo poi stipulato protocolli d’intesa con Aper, l’associazione italiana dei produttori di energie rinnovabili, a fianco della quale, con altre associazioni, abbiamo anche fortemente contrastato l’ultimo fermo imposto dal governo al finanziamento delle rinnovabili. Purtroppo, anche sul piano sociale e giuridico le conseguenze del fermo sono già sotto i nostri occhi: le società italiane che operano nel settore delle energie rinnovabili hanno disdetto i contratti e licenziato molti lavoratori. Questa enorme fonte di sviluppo dell’economia nazionale è ormai ferma; tutti gli altri paesi europei ci stanno sorpassando.

Come si interfaccia il WWF italiano nella rete internazionale dell’associazione e con le istituzioni italiane, anche in materia energetica e climatica?

Il WWF rappresenta un’anomalia nel panorama italiano, in quanto unica associazione ambientalista che è anche organizzazione non governativa e propagazione di un’organizzazione internazionale. Perciò, l’operato del WWF italiano affonda le sue radici nelle politiche elaborate dal WWF internazionale, che siede come osservatore nei principali organismi mondiali e che promuove direttamente, a livello planetario, meeting e studi volti ad affrontare concretamente le tematiche ambientali. A livello nazionale, esercitiamo un’interlocuzione trasversale con governo e istituzioni: il nostro ufficio legislativo opera in costante presidio con l’attività parlamentare e periodicamente, con cadenza almeno bisettimanale, organizza incontri con rappresentanti politici di tutte le amministrazioni. Per quanto riguarda in particolare le questioni energetiche e climatiche, Maria Grazia Midulla, responsabile del Programma Clima ed Energia del WWF, si occupa delle relazioni e delle discussioni internazionali sulla materia, al fine di inquadrare sinergie politiche ed economiche a favore della sostenibilità produttiva. Inoltre, pur essendo per statuto apolitica, la nostra associazione promuove iniziative legislative. Nella vita politica italiana, poi, l’attività di lobbying si esercita anche sulle imprese, i grandi soggetti produttori che orientano le scelte politiche nazionali: il WWF ha istituito infatti una serie di partnership con il settore industriale, soprattutto per gli obiettivi di sfruttamento energetico.

Il prossimo anno ricorrerà la scadenza del protocollo di Kyoto, uno dei più importanti accordi giuridici internazionali volti a combattere i cambiamenti climatici. Quali nuovi obiettivi dovranno orientare il rinnovo del protocollo?
Consideriamo anzitutto un dato attestato: la crisi economica globale ha drasticamente ridotto le emissioni di CO2 in atmosfera, riportandole in alcuni casi a livelli addirittura precedenti a quelli degli anni Novanta. Ciò dimostra che gli obiettivi del protocollo di Kyoto, da alcuni definiti non realistici, sono in realtà realistici e realizzabili. Per il prossimo futuro, anche in vista della revisione della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, è necessaria una diminuzione degli obiettivi di produzione di CO2 a livello mondiale e un sistema di maggior efficientamento della contabilità delle emissioni reali, poiché spesso vengono programmati piani nazionali di emissione sulla base di dati incompleti, che trascurano attività non contabilizzate o perlomeno non correttamente registrate, col risultato di falsificare l’ago della bilancia. In secondo luogo, il mercato delle quote di emissione dovrà essere reso il più possibile onnicomprensivo: bisognerà quindi intervenire su settori, come quello del trasporto aereo, precedentemente immunizzati dal meccanismo del protocollo di Kyoto. Infine, ricordiamolo, in materia di inquinamento atmosferico gran parte delle conquiste proviene dai singoli cittadini, soprattutto nel settore del riscaldamento domestico: si può scegliere di stipulare contratti di fornitura energetica con fornitori di energia rinnovabile, o di acquistare prodotti che appartengano alle classi più alte del rendimento energetico. È grave errore sottovalutare come gli individui, con le loro scelte a breve e a lungo termine, possano fortemente orientare il mercato, esercitando un’ingente influenza sull’economia e sulle scelte politiche di una nazione.

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Maggio 2011 12:37

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

150 anni d'Italia

Senza fine. Non è Gino Paoli. E' il Drago di Arcore

FusiOrari TV

Il Sondaggio

Reputa la manovra del governo Monti:




La Vignetta

Login



PhotoGallery

  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria

Editoriali

Analisi - L'Italia è in svendita?
Martedì 24 Gennaio 2012 Rosanna Terminio
Immagine
Il 2011 si é concluso con la notizia dell'acquisto di una partecipazione nel gruppo Ferretti, produttore di yatch di lusso, da parte dell'azienda cinese Shandongh Heavy Industry Group (SHIG). Nello stesso periodo dell'anno precedente una azienda cinese ha comprato l'azienda Cantieri Navali di Lavagna in bancarotta Leggi tutto...
F-35 o Eurofighter Typhoon, per l’Italia è scelta strategica
Mercoledì 04 Gennaio 2012
Immagine
Sulle pagine di quotidiani e riviste, sui blog e nei social network impazza il dibattito sul ventilato acquisto da parte dell’Italia di centotrentuno velivoli militari F-35 per una somma pari a quindici miliardi di euro. Questo proprio mentre il governo vara una manovra da ventitré miliardi definita sovente «lacrime e sangue». In risposta a tale presunta assurdità, i cittadini chiedono più spesa sociale e i pacifisti reclamano ulteriori tagli per la difesa. È errato però porre il problema in termini così semplicistici. FusiOrari vuole guardare oltre una prospettiva ideologica, analizzando pragmaticamente il perché, il come e le eventuali alternative all'acquisto degli F-35. Leggi tutto...
FusiOrari in Cina, alla scoperta del Gigante “ignoto”
Martedì 06 Dicembre 2011
Immagine
SHANGHAI - Se per strada fermaste dei passanti e chiedeste loro dove si trova la Cambogia e quali siano i tratti caratteriali dei cambogiani, pochi sarebbero in grado di rispondere. Una cosa simile si verificherebbe per il Bangladesh, l’Indonesia, e così via. Se però domandate anche a una sola persona se ha cognizione o un’opinione sulla Cina e sui cinesi, quasi certamente si lancerà in analisi geopolitiche, sociali e culturali ripercorrendo la gran parte degli stereotipi occidentali sulla discendenza di Mao. Leggi tutto...

Il Meteo