Costanza Pasquali Lasagni, laureata in Relazioni Internazionali e ora giovane operatrice nel settore della cooperazione internazionale, è legata a doppio filo con il Libano già dal 2007. Le diverse attività lavorative e il lungo soggiorno a Beirut le hanno conferito un punto di vista privilegiato per cogliere la realtà del Paese dei Cedri. Ne nasce un'esperienza che trasmette con continuità attraverso i racconti che pubblica sul suo blog, Lebanon Limbo. In una conversazione con FusiOrari le abbiamo chiesto di raccontarci del suo Libano.
Costanza, raccontaci un po' di te. Come nasce e si sviluppa la tua esperienza in Libano?
Sono arrivata per la prima volta in Libano nell’aprile del 2007, con uno stage Mae Crui. Finiti i tre mesi, complice il caldo torrido, la crisi di Nahr el Bared e la prima grande crisi politica post-Hariri, cioè l’occupazione di Dowtown Beirut da parte della coalizione dell’8 Marzo, con le conseguenti restrizioni sulla sicurezza, sono scappata. Con la sensazione, però, di aver lasciato qualcosa di incompiuto. Lo scorso gennaio 2010, il ritorno, grazie al bando di Servizio Civile Nazionale all’estero, e da quel momento una presenza praticamente continua nel settore della cooperazione internazionale, che durerà almeno ancora un anno.
Come è nata l'idea del blog? Quali sono le cose che senti di dover comunicare?
Il blog nasce nel 2007, un’epoca pre Facebook (di cui sono stata per anni una grande critica). La coesione nata tra gli amici dell’università alle prese con le prime esperienze all’estero ha fatto sì che per tenerci in contatto ognuno di noi abbia creato un blog per raccontare la fetta di mondo che stava vedendo. Quando sono tornata lo scorso anno, l’ho ripreso da dove l’avevo lasciato. Racconto il Libano che vedo io, con gli occhi di una studentessa di scienze politiche appassionata di politica mediorientale sicuramente, ma anche con la curiosità e l’ingenuità di chi si confronta con una realtà che, comoda e moderna, è comunque differente. In più, il Libano è un paese dove la Storia e la Politica si respirano e condizionano la vita nei dettagli quotidiani, e per me è stata una sensazione nuova ed affascinante, indubbiamente da raccontare.
Come appare il Libano ad una italiana? Quali affinità e differenze?
Come ho scritto in un post, il Libano è l’Italia provinciale di cinquanta anni fa e l’Italia post-urbana tra dieci anni. Non solo l’identità mediterranea che sacralizza il legame familiare, I rituali sociali, il valore dato all’apparenza e dello status sociale come marchio di identità, ma anche l’egoismo, la disillusione verso istituzioni inesistenti, il distacco tra politica e realtà, la perdita del senso del bene comune. La differenza è che il Libano è stato macerato da una Guerra civile che, pur adesso senza armi, è ancora in corso, e il non aver mai affrontato la questione a livello nazionale rende impossibile il superamento di qualsiasi ostacolo, dall’effettività della legge, al riconoscimento dei diritti civili e all’abolizione del confessionalismo.
I due principali soggetti dell'attuale instabilità politica sono il Tribunale Speciale per il Libano e Hezbollah. Come ti sembra che siano percepite queste tematiche dalla gente comune a Beirut?

E’ una domanda difficile. Il Libano, per la sua posizione geopolitica, è stato ed è profondamente influenzato dalla politica regionale ed internazionale e dalle scelte degli altri paesi. Per questo, una qualsiasi interferenza esterna, come la creazione del Tribunale, gode in ogni caso di minore simpatia di un partito interno che, per quanto estremamente conservatore, armato, orientato politicamente, e non amato da una grande parte della popolazione, è indubbiamente riconosciuto come l’unico in grado di difendere il paese dalle stesse aggressioni esterne. Il Tribunale è diventato l’escamotage con cui se da una parte si tenta di accusare Hezbollah dall’altra si rischia di rafforzarlo e legittimarlo ancora di più, perdendo totalmente di vista i problemi del paese in cui, a 20 anni dalla fine della Guerra civile, mancano ancora le forniture di acqua ed elettricità.
Sei a conoscenza di studi, documenti o rapporti che sintetizzano queste impressioni?
Leggo le tue stesse fonti internazionali, mentre sulle fonti locali, che seguo sempre, naturalmente essendo schierate a seconda del proprio “finanziatore”, si intuisce già cosa si leggerà (anche questo non è un po’ come da noi?). Quando posso, chiacchiero con le persone, colleghi libanesi, negozianti di fiducia, amici. Penso sempre di poter trovare le fonti su internet (quando ho corrente!) in qualsiasi momento, e di dover approfittare di parlare con le persone quando sono qui, e così rimando la parte più scientifica del lavoro!
La realtà libanese appare come un complesso mosaico di identità. In quali contesti e ambiti sociali si manifestano le divisioni della popolazione?
Nonostante la guerra civile sia finita 20 anni fa e le proporzioni rappresentative tra le confessioni siano state rivisitate, il confessionalismo esiste e governa: la divisione tra quartieri cristiani, sciiti, armeni, l’assenza di matrimonio civile e il riconoscimento del solo matrimonio religioso (all’interno della stessa religione), la dicitura della religione sulla carta di identità che diventa un marchio a vita. Questo sistema, se da un lato garantisce sicurezza in termini di appartenenza alla comunità, dall’altro esacerba le divisioni, alimenta i conflitti, la diffidenza, il razzismo. A questo si aggiunge una enorme disparità economica per cui i ricchi possono permettersi fuoristrada, alta tecnologia e signore delle pulizie, mentre i poveri rimarranno poveri e le due componenti non entrano in contatto se non per un rapporto sicuramente non paritario.
Quali sono, a tuo riguardo, le prospettive nel breve/medio periodo per il Paese dei Cedri?
Da una parte sono molto realista, e di conseguenza pessimista. Ci sono troppi interessi “intoccabili” per far sì che qualcosa cambi, e non basterà un semplice ricambio generazionale. Dall’altra rimango idealista o per lo meno speranzosa: la società civile è attiva, informata, organizzata. Facebook tiene in contatto artisti ed attivisti, giovani reporter e fotografi e le manifestazioni per il secolarismo sono diventate a cadenza settimanale. La nuova generazione, cresciuta all’estero, poliglotta e viaggiatrice, familiare con le tecnologie, con i nuovi media, è una grande speranza. A loro il Libano sta stretto, ma rimangono qui. Chi scappa è per fare soldi. In Libano non mancano le risorse, né naturali, né umane. Manca il legame tra le persone, e sono sicura che, poiché nessuno vuole un’altra guerra, questo sia il collante di base dal quale partire per ricostruire la società.
Qui la gallery di foto offerte da Costanza Pasquali Lasagni.
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