Rinasce il “Teatro alle Colonne”, parlano Scheriani e Mandelli

Lunedì 15 Novembre 2010 21:39 Nicole Di Ilio Interviews - Interviste
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Intervista alla coppia scheriANIMAndelli, i direttori artistici del Teatro alle Colonne  di Milano. Un gioco di parole  inaspettato che esalta e fa vibrare ciò che si propongono di realizzare: “Il nostro lavoro vuole arrivare a toccare l’anima delle persone e proprio il teatro, dovrebbe stimolare alcune corde: l’anima le riunisce un po’ tutte”.


MILANO - La pioggia insistente ritma un pomeriggio milanese volto a toccare con mano una realtà ancora conosciuta da pochi: la riapertura del Teatro alle Colonne. Sono le 14:30 e, incuriosita da una piccola porta a pochi passi dalla Basilica di San Lorenzo, mi addentro nel mondo dell’arte e della creatività. Ora, il palco diventa una semplice stanza. E lo spettacolo, le risposte di Paolo Scheriani e Nicoletta Mandelli.

La gestione del Teatro alle Colonne è affidata, quest’anno, alla compagnia ScheriANIMAndelli di Paolo Scheriani e Nicoletta Mandelli. Com’é nata la collaborazione?

Nicoletta Mandelli: “La collaborazione con il teatro è nata da una nostra volontà, meglio ancora da una volontà di Paolo Scheriani. Da anni collaboriamo con teatri milanesi e internazionali ma il forte desiderio di creare un luogo nostro, in cui parlare ed essere, ci ha spinti a ricercare un teatro per poter “raccontare” di noi. In particolare, la mia volontà era quella di comunicare  proprio con le parole dei testi di Paolo Scheriani. La scelta de Il Teatro alle Colonne è stata dettata da semplici ma profondi motivi: un teatro storico, situato in un punto meraviglioso della città, da “ri-animare”. Un luogo magico, chiuso da anni, che si prestava a divenire la “casa” dei nostri progetti e dei nostri ideali. In questo momento di “emergenza cultura”  noi rispondiamo attraverso il fare, cercando di dare il nostro contributo e, soprattutto, di far sentire la potenzialità dell’arte, dell’essere umano, della vita. La forza di poter  continuare ad immaginare nuove ipotesi e nuove possibilità per risolvere situazioni difficili.  Parlare di altre possibilità attraverso l’atto creativo: questo il nostro lavoro.

La stagione 2010/2011 con “Il migliore dei mondi possibili” tocca una serie di tematiche umanitarie e sociali dove lo spazio per il “comico” sembra essere compresso al minimo...

È vero, la stagione verte su tematiche importanti che però vengono trattate in modo particolare. A dicembre, ad esempio, andrà in scena “Lager Music Hall”, un musical da camera con canzoni e balletti “allegri” come vuole la tradizione dei musical. Bisogna trovare un modo per sorridere anche di fronte  alle grandi tragedie. Per noi il divertirsi non è una questione di comicità: la bellezza del divertimento non ha una forma precisa. Teatro vuol dire soprattutto manifestare la bellezza e, in particolar modo, quella presente nella parte oscura della vita. E con i nostri spettacoli cerchiamo proprio di dare una chiave di lettura differente ai vari eventi poco felici: imparare a guardare con occhi diversi. L’ambizione è grande ma ci auguriamo che sia il valore artistico a farsi sentire, che è proprio ciò che accompagna la bellezza di cui parliamo. Noi non abbiamo un (solo) modo di fare teatro. La presenza di diversi temi e  valori che sottendono i vari pezzi, però, rende riconoscibile il nostro lavoro. I temi per noi non sono sociali. Sono umani. Non parliamo di teatro “politico”, “sociale”, terapeutico” ma di un “Teatro Umano” dove si possano stimolare le nobili qualità presenti nell’animo umano.

“Human Discount” inaugura la stagione teatrale. Come mai proprio la storia di Rachel Corrie?

Rachel è stata un’ispirazione bellissima: giovane attivista statunitense la cui vita viene interrotta dalle ruote di un caterpillar. Rachel Corrie viene spazzata via insieme alle case dei palestinesi che cercava di difendere con il proprio corpo. Si può scegliere di esserci e di non esserci, di fare, di partecipare, di appassionarsi, di spendersi, di rischiare. Lo spettacolo racconta la scelta che alcuni hanno fatto per il bene di altri.  Una prima ispirazione: un video trovato su internet in cui Rachel da bambina (5-6 anni) dice esattamente quello che avrebbe fatto nella vita e, addirittura, il motivo per cui sarebbe morta. Parla dei bambini nel mondo e della povertà con  una forza e una dignità della vita impressionanti.  Una seconda ispirazione: la dedica di una nave proprio a questa giovane ragazza. Rachel “vive” ancora nelle vesti di “vascello” e ciò porta la sua missione a navigare tra le onde della vita. La sua “strada” ha la forza di continuare e diventa ancora più grande. Un esempio prezioso da seguire. Lo spettacolo racconta la sua storia e quella di altre donne. Un mosaico al femminile fatto di tre monologhi e canzoni, attraverso la poesia del linguaggio teatrale, di video, fotografie e installazioni realizzate dal grande regista e artista multimediale Luca Lisci.  Diciamo l’indicibile, perché bisogna dirlo.

Riguardo agli spettacoli in cartellone, può spiegare la logica con cui sono stati organizzati?

Colonna portante e anima della stagione è la trilogia intitolata: “Quando il teatro vinse la guerra”, che parla della capacità dell’arte di andare “oltre”, di reinventare la realtà, di immaginare, progettare un mondo migliore. La prima parte è costituita dallo spettacolo “Human Discount”, la seconda da “Lager Music Hall” e la terza vede la rappresentazione di “Lillesand”.  Sono presenti, inoltre, due riprese che inframezzano la trilogia:  “Il meccanismo dell’ombra”, un monologo sulla pena di morte che dà voce alle ultime parole di un uomo. Non uno sfogo prima di morire, ma una vita prima della morte: la vita di un uomo che si è fatta più corta della sua stessa ombra. E “La Salomé”, uno spettacolo nato dall’incontro con il maestro dell’illustrazione del ‘900 Guido Crepax, dove la musica, la danza, il teatro e l’inchiostro si uniranno magicamente per dar vita all’incanto di una storia che dal Vangelo approda sulle tavole del palcoscenico.
I giorni scelti  per la programmazione della stagione 2010/2011 sono il venerdì, il sabato e la domenica: pochi ma molto intensi. E’ una stagione  artistica elastica, che permette di ampliare, in corso d’opera, il numero di repliche. Lavorando, per ora, solo il fine settimana, la stagione viene arricchita con  una serie di “appuntamenti” fissati durante l’arco della giornata. Saranno presenti concerti, laboratori, mostre, performance, spettacoli di danza. In particolare, la domenica mattina ospiterà due interessanti “conversazioni”: “Milano Brucia”e “Dialoghi di pace”. La prima, si occuperà di raccontare e scoprire una città ricca di contraddizioni quale Milano e la seconda, esorterà il pubblico ad impegnarsi per restituire alle parole  il loro forte significato.

Qual è il contributo che si intende dare con questa “particolare” stagione?

Gli spettacoli proposti sono progetti “umani”: affrontano temi che mettono al centro il significato dell’uomo. Il moto che sottende ogni nostra produzione è la creazione di valore attraverso l’atto teatrale. Il nostro lavoro vuole arrivare a toccare l’anima delle persone e proprio il teatro, dovrebbe stimolare alcune corde: l’anima le riunisce un po’ tutte. Crediamo che il “soffio vitale” possa contenere infinite possibilità. E attraverso il teatro andiamo a lavorare su questo. Abbiamo deciso con questa stagione di dire “Noi siamo cosi”, intendiamo e facciamo teatro in questo modo.

Com’è stata sinora la risposta del pubblico? L’utenza è giovanile, adulta o mista?

La risposta è stata bella e  molto variegata. Il pubblico è risultato essere eterogeneo, giovane e non giovane, direi:  ricco di umanità. Inoltre la  risposta al primo spettacolo ci ha rassicurati su ciò che andremo a  fare poiché la platea sembra aver colto l’intento del nostro lavoro. Sono tutti molto toccati, non si rimane “impermeabili” di fronte  a queste tematiche. Noi cerchiamo di trasferire la cruda realtà senza volerla asciugare della forza negativa ma trasformandola nell’atto teatrale. Proviamo a farlo attraverso un linguaggio poetico e drammaturgico. E’ forte la voglia di creare un pubblico che scopra, che si affezioni e che partecipi.

Parliamo di spazi... Ha mai pensato di usare (o far usare ai registi) gli spazi “non comuni” del teatro come scena, come ad esempio la platea?

In spettacoli itineranti ci è già capitato di utilizzare spazi non comuni – dal sottopalco alle soffitte al giardino, alle cantine - in maniera fantasiosa e creativa. In questa stagione, ad esempio in Human Discount, é presente una pedana che crea un punto di unione tra platea e palcoscenico. E’ chiaramente visibile e non passa inosservata: direi il prolungamento della scena. E anche nei prossimi spettacoli  abbiamo intenzione di servirci di spazi attigui fino a valerci anche della piazza. Per noi il palco è solo un concetto (con la parola palcoscenico non intendiamo solo il luogo dove tradizionalmente si pensa alla messa in scena della rappresentazione) ma ora vogliamo farcelo amico!

Quali sono i progetti per il futuro?


Lavorare unicamente su nostre produzione e la volontà di creare una casa artistica che diventi un  luogo conosciuto, aperto a tutti, dove il pensiero circoli, è davvero una sfida nella sfida.  Il sogno: rendere il teatro un centro di drammaturgia permanente dando, in questo modo, il nostro piccolo contributo alla città di Milano.
Altra aspirazione: creare legami artistici con altre realtà produttive nazionali e internazionali. Già nella prima stagione si è realizzata una particolare collaborazione con il brasile. Il regista  Mauricio Paroni de Castro (direttore artistico e regista del Teatro Atelier De Manufactura Suspeita di San Paolo do Brasil),  verrà in Italia a fine aprile per curare la regia di “Lillesand”. “Riporteremo” nel nostro paese la figura del “Drammaturg”, ovvero lo stretto contatto e scambio di idee  che intercorre  tra regista e  drammaturgo.

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Novembre 2010 02:10

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