Premier danseur dell’Opéra di Parigi, balla da quando ha nove anni: non beve, non fuma e vive il successo senza ansia. In scena è stato sia Romeo che il protagonista dello Schiaccianoci, Jean de Brienne nella Raymonda di Nureyev e il principe nella Bella addormentata. Ma non si sente un divo, «perché il mondo è pieno di ballerini bravi»
PARIGI – Arrivo all’Opéra Bastille con cinque minuti di ritardo. Dieci li ho persi per una sosta inattesa della metropolitana a Châtelet. Entro dall’ingresso artisti di corsa, mentre sto ancora parlando al telefono.
Quando vedo Christophe Duquenne e riattacco, quindi, non posso che iniziare scusandomi.
È pieno pomeriggio, ma lui non ha ancora pranzato. Lasciamo l’Opéra e ci buttiamo nell’impresa di attraversare il traffico di Rue de Lyon per chiuderci in un bistrot.
Christophe Duquenne è Primo ballerino del Ballet de l’Opéra di Parigi dal dicembre del 2006, quando debuttò nel ruolo principale della Coppélia di Patrice Bart e le recensioni lo definirono “infallibilmente bravo”.
Ordiniamo due Coca Cola. Lui ci aggiunge un piatto di pasta.
Iniziamo a parlare. Quando ci servono, però, accendo l’YP e gli chiedo il permesso di registrare. Piazzo l’apparecchio di fianco al suo bicchiere, perché la musica nel locale è alta.
Com’è iniziata la tua carriera?
Ho iniziato a nove anni, qui a Parigi, alla scuola di ballo dell’Opéra sotto la direzione di Claude Bessy. L’ho frequentata per sette anni, e a sedici sono stato ammesso in corpo di ballo. Difficile, senz’altro, soprattutto i primi anni. Alla fine di ogni anno scolastico c’è un esame da superare: se non lo superi, rischi l’espulsione. Attualmente gli anni scolastici alla scuola dell’Opéra di Parigi sono sei, con altrettanti esami. Ne ho fatti sette perché ero molto giovane quando ho cominciato a studiare danza… e ho fatto un anno in più. Accettare tutti i sacrifici cui la scuola ti obbliga non è facile, ma mi piaceva davvero molto ballare: credo che ogni danzatore sia davvero mosso da una passione che aiuta a sopportare momenti duri e difficoltà. Non è retorica. Poi ci sono le qualità fisiche: non possono mancare. Studiare danza può diventare quasi impossibile, massacrante per il corpo, se il fisico non ha le caratteristiche giuste, dall’en dehors e via dicendo… E ovviamente, per dei ragazzini, la scuola di ballo può essere molto dura anche sul piano psicologico. Anno dopo anno, però, sei sempre più forte… e ti ci abitui. Mi piace ballare: accettare i sacrifici della professione, con il tempo, non è stato così tremendo.
Sei stato promosso Primo ballerino nel dicembre del 2006, e nello stesso periodo hai debuttato in Coppélia. Un mese intenso… com’è stato?
Ho lavorato un sacco! In una situazione come quella, devi buttarti. Non pensare a niente e buttarti. Fisicamente è stata una bella prova. La coreografia della Coppélia di Bart, che balliamo qui all’Opéra, è molto complessa e ha tantissimi passi. E il concorso interno di promozione non è meno duro, soprattutto dal punto di vista mentale. Non puoi farcela ad affrontare tutto se ti preoccupi troppo: non puoi affrontare il concorso e un grande ruolo nello stesso momento se non sei forte e stai troppo a pensarci. In quel mese ho lavorato sulle variazioni per il concorso la mattina e sulle prove di Coppélia nel pomeriggio, anche per sei ore. Un dicembre piuttosto duro, ma dopo aver vinto il concorso la sensazione di libertà è stata fantastica: niente più concorsi!
Affronti la scena con tensione?
Non più. Quando ero agli inizi mi emozionava parecchio vedere il pubblico e i riflettori puntati su di me. Oggi ho più esperienza, è diverso. Ad ogni modo, quando il sipario si apre, tutta l’ansia che può esserci scompare, e si balla. È importante lavorare anche sulla preparazione mentale, prima dello spettacolo: è un lavoro necessario come quello fisico. Ti permette di percepire meno lo stress prima di entrare in scena. Poi, quando sei sul palco, scompare tutto… è magico, e si va.
Ti piaci quando ti rivedi?
Non è così semplice. Noi ballerini siamo molto critici con noi stessi. A volte ti piaci e a volte no… io tendo a criticarmi parecchio. Ad esempio non mi piace rivedermi in DVD. Tendo ad apprezzarmi solo quando rivedo le registrazioni dopo molto tempo. Vuoi sempre dare il meglio… e non è mai abbastanza: tendi a voler fare sempre di più.
Segui una dieta particolare?
Faccio attenzione alla qualità del cibo più che alla quantità. Come gli sportivi… Quando torno a casa, per prima cosa faccio un’ora di stretching per recuperare: è utilissimo per mantenere il fisico forte e in forma…
… e cucini?
No… trovo solo il tempo di comprarmi qualcosa e mangiarlo! Però sono sempre molto attento a cosa compro. E inseguo uno stile di vita salutare: non fumo, bevo solo acqua…
Capita di vedere i ballerini, oggi, sulle copertine dei giornali, fotografati alle feste… alla maniera dei divi del cinema. Ti senti un po’ divo?
Io? Assolutamente no. Puoi trovare ballerini eccezionali in moltissimi teatri. Il Ballet de l’Opéra di Parigi è un’ottima compagnia, ma ce ne sono molte altre. È questione di gusto e sensibilità… questo per dirti che puoi trovare, in giro per il mondo, compagnie di ballo valide quanto quella dell’Opéra. Sentirsi divi, anche in quest’ottica, non ha senso. Cerco sempre di vedere compagnie straniere, quando sono in tournée a Parigi: è interessantissimo scoprire stili e approcci diversi. Vedi altri artisti eseguire gli stessi passi, ma in modo diverso… e scopri nuove idee, nuove potenzialità.
Quando un ballerino ha genitori ex-ballerini, che sono stati star della compagnia, è agevolato nel far carriera rapidamente raggiungendo il top della gerarchia interna?
Una ballerina o un ballerino che ha genitori ex-ballerini viene guardato con più attenzione. Può essere più facile farsi notare… è più facile che il suo talento venga scoperto. Può aiutare, in questo senso. Ma le aspettative, per i figli di ballerini, possono essere insidiose: è facile deludere il pubblico, quando il pubblico ti osserva in modo molto attento… e tutti sono pronti a notare i tuoi errori, o cosa non funziona. Alla fine credo siano i meriti personali che permettono a un ballerino di fare carriera.
Vivi la tua professione serenamente quindi, senza stress…
In genere sì. Mi dicono che sorrido spesso… è il mio modo di essere. Provo ad essere ottimista anche quando sono stanco o triste, e non ripenso troppo alle cose, se vanno male.
Tempo per le vacanze estive?
L’ho trovato, certo…
… come lo impieghi?
Trascorro sempre una settimana con la mia famiglia, e poi una o due con gli amici. In genere vado al mare: adoro nuotare, ma anche stare sulla spiaggia senza fare niente di particolare… Ogni estate poi è diversa, cambio sempre. Due anni fa sono stato a Guadalupe e a Ibiza, l’anno scorso a Montpellier e al mare a sud della Francia… anche quest’anno qui in Francia, girando porti e località sulla costa.
Vacanze lunghe?
Tre o quattro settimane di norma. La scorsa estate, dopo aver finito gli spettacoli all’Opéra, ho ballato diverse recite di Giselle in Italia, e poi il pas de deux di Giselle e La Prisonnière di Roland Petit in un gala a Cagliari… sacrificando un po’ di vacanza. Quest’estate, invece, sono partito subito dopo la fine della stagione qui a Parigi!
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