Berlusconi: più attaccanti nel Milan, ma no agli acquisti folli. Galliani si trapianterà i capelli, sperando nelle doppie punte.

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| Libri - Un bacio alla cannella |
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 di Walter Mosley Einaudi. Stile libero Noir 2010 pp. 305 € 17,00 Massimo Barison Sono passati pochi mesi dalla precedente avventura di Ezekiel "Easy" Rawlins - narrata da Mosley in Little Scarlet - e le cose, per il nostro “detective part-time”, non sembrano andare troppo bene. La piccola Feather, sua amata figlia adottiva, versa in condizioni disperate a causa di una misteriosa infezione del sangue: per curarla servono molti soldi, e il lavoro di supervisore scolastico (una specie di superbidello, ruolo che Rawlins ricopre per gran parte della giornata) non può garantire gli introiti necessari al ricovero in una rinomata clinica svizzera. Così, per non essere costretto ad affiancare il vecchio amico e malvivente di professione Mouse in una rapina data per sicura, Easy accetta di seguire un caso che lo costringerà a fare la spola tra Los Angeles e San Francisco, alla ricerca di un giovane avvocato idealista misteriosamente scomparso, di una giovane ragazza nera che sembra conoscerne i segreti, e di una manciata di documenti che dà fastidio a molti.
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| Libri - Gli ultimi giorni della Fiat |
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 di Giuseppe Turani Sperling&Kupfer, 2010 116 pp. 12 Euro Pietro Cuomo La Fiat, per cinquant’anni sinonimo stesso di industria in Italia, sta cambiando, avviandosi a diventare qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che abbiamo conosciuto in questi anni. Da questo presupposto prende le mosse il libro, nel quale il senso provocatorio del titolo è chiarito subito dallo stesso autore: la Fiat non sta per chiudere, si sta però trasformando e il suo ruolo nel nostro Paese è destinato a cambiare. Profondamente. Per capire perché questo sia così importante bisogna spiegare cosa la Fiat sia stata per l’Italia, ed è questo che Turani tenta di fare, accompagnandoci in un excursus rapido ma esauriente in cui non ci si limita a ricordare che la storia di questo gruppo è la storia stessa del paese in cui è nato e della famiglia che, tra mille difetti, l’ha tenuta in piedi. Un discorso nel quale, accanto all’ombra più che ingombrante di Gianni Agnelli, trovano piena cittadinanza i manager più o meno grandi e le nuove generazioni che questa transizione la stanno vivendo e fronteggiando. Un ragionamento basato su precisi dati quantitativi, come quello che ci ricorda come già oggi, dei più di 200 mila dipendenti del gruppo Fiat, a malapena il 10% sia impiegato in Italia.
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| Estate, tempo di Festival - Analisi di un fenomeno in crescita |
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 In tempi moderni, attività e manifestazioni di carattere divulgativo e intellettuale registrano una crescente attenzione degli italiani verso contenuti culturali di interesse artistico e sociale Giulia Amarisse MILANO - A fianco di una politica culturale tradizionalmente impostata sulla conservazione dello straordinario patrimonio storico-artistico del nostro Paese, assume rilievo il proliferare di attività festivaliere dedicate alla valorizzazione del prodotto e dell’operato culturale in una dimensione live che, mentre rievoca scenari e modalità classiche di incontro e confronto formativo in tempo reale, ripropone una scelta di democratizzazione culturale in grado di coinvolgere attivamente e dal vivo le generazioni presenti nelle forme espressive che animano la vita culturale della collettività.
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| Libri – I diavoli di via Padova. Cronache di un inferno annunciato |
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 di Matteo Speroni Cooper Edizioni 2010 € 12,00 157 pp. Elisabetta Ranieri La via si accende prima che io sia sveglio, aiuta. È domenica, ci sono più voci e meno motori, le sentivo già salire dall’abbaino mischiate alla musica. I peruviani stanno proprio sotto la mia finestra, si piazzano al bar del Bangladesh, il trillo della sveglia sa di salsa e merengue […] Ti affacci sulla via Padova, io la chiamo fiume Padova a corrente umana continua, e passeggi in un prato di fori parlanti, profumi e piante carnivore. C’è da fare in questo asfalto in movimento, anche il nulla. Chiacchierare ridere discutere camminare in su e in giù entrare e uscire da case negozi e cortili. C’è vita qui. È via Padova questa, la via Padova di Tesio, il protagonista, che accompagna il lettore fin dentro i meandri più bui e scuri di una zona così particolare e multietnica che collega la parte nord-est di Milano al centro della città. Leggere questo romanzo vuol dire carpire l’anima di una via che raccoglie nelle sue viscere, nelle sue strette traverse, anni di lotte e contestazione, anni di terrore. Dalla strage di Via Gorla del ’44 al movimento del Leoncavallo, dalla strage di via Mancinelli del ’78 al covo delle Br in via Montenevoso, tutto è accaduto da queste parti, tutto è raccontato da questi palazzi, dai suoi abitanti. Tutto. compreso il flusso migratorio del nuovo millennio che ha trasformato la paura delle bombe e dei coltelli in paura dello straniero.
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| Lady GaGa, un talento tra sesso e provocazione |
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 La nuova regina del pop sulle orme di Madonna e delle grandi icone di rottura tra scandali, numeri ed incontri importantiValeria Bollini L’avventura della diva che oggi tutti riconosciamo come Lady GaGa è iniziata nello Yonkers, New York, il 28 marzo del 1986. Cresciuta nel Lower East Side, a Manhattan, in una famiglia italo americana (i genitori sono originari di Palermo), come fa intuire il suo cognome, ha subito fin da piccola le influenze e il fascino dei grandi artisti del pop e del rock statunitense, prima su tutte Madonna, seguita da nomi del calibro di Michael Jackson, David Bowie e dei Queen, soprattutto del compianto frontman Freddie Mercury. Il suo nome d’arte deriva proprio dalla canzone “Radio Ga Ga” ed è un esplicito tributo alla band. Già all’età di quattro anni il suo talento è sotto gli occhi di tutti e Lady inizia a suonare il pianoforte, presagio di una precoce ammissione alla Tisch School of the Arts presso la New York University. Ironia della sorte le prime composizioni della giovanissima GaGa sono saggi a tema religioso, com’era successo anche alla morigerata collega Katie Perry.
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| Archivio: Approfondimenti – L’estetica dei posti di lavoro |
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 Pubblichiamo una riflessione apparsa il 6 luglio su Il Grillo ammutolito, blog personale dell'autore Patrizio Di Nicola* 1. C’era un tempo in cui il luogo di lavoro veniva rappresentato nella forma di ciminiere, altiforni e linee di assemblaggio. Il mondo industriale, popolato di un proletariato in tute di lavoro blu, viveva 10 o 12 ore in moderne caverne, afose e senza luce, al servizio di macchine che non potevano fermarsi mai. William Blake, il visionario poeta e pittore inglese vissuto a cavallo tra ‘700 e ‘800, in alcuni versi famosi raffigura gli opifici dell’epoca come "oscure fabbriche di Satana", caotici antri infernali, avvolti di fumo, nei quale personaggi senza anima trascorrono una grama esistenza seguendo una filosofia meccanicistica che negava il sacro e ogni forma di bellezza e di astrazione. La “rivoluzione manageriale”, guidata da Taylor e Ford agli inizi del ‘900, si incarica di razionalizzare il lavoro, facendo in modo che le macchine siano sempre in funzione alla massima velocita’ consentita. A tal scopo, bisogna trovare modi nuovi di lavorare, che costringano i lavoratori ad uno sforzo continuo, uniforme e specializzato. Nasce in tal modo la catena di montag  gio, e le fabbriche automobilistiche cambiano volto. Da una struttura “ad isola”, ove ogni automobile stava ferma e veniva assemblata da una squadra di operai che svolgevano le lavorazioni più diverse sul suo simulacro, si passa ad una struttura lineare, ove la scocca da assemblare si muove appesa a dei ganci che pendono da un binario sul soffitto e si ferma davanti agli operai, che distribuiti su un percorso a zig-zag attendono di fare la singola operazione che viene loro assegnata da una divisione del lavoro tanto rigida quanto, almeno apparentemente, scientifica. Ad ognuno è concessa un’operazione che dura meno di un minuto, da ripetere migliaia di volte al giorno. Nel 1925 allo stabilimento Ford bastano 10 secondi per produrre un’intera automobile, e il prezzo di vendita si riduce da 850 a 295 dollari. All’operaio francese Luis Ferdinand Céline, capitato nelle sue peregrinazioni americane proprio alla Ford, quel sistema organizzativo sembrò subito folle, ma il lavoro era ben retribuito e forse per questo sopportabile, almeno per brevi periodi . Una vena di follia, neanche troppo velata, si introduce nel mondo del lavoro, e per sempre ci resterà, condizionandone la logica e naturalmente l’apparenza estetica.
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| Archivio: Editoriali - I Mondiali, Defoe e… Manzoni |
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 Pubblichiamo una riflessione apparsa il 26 giugno su http://wbyeats.wordpress.com/, blog personale dell'autoreEnrico Reggiani* Qualche giorno fa - in occasione dell’ultima ma non esaltante prestazione dell’Inghilterra e prima dell’ultimo atto dell’annunciata disfatta azzurra - Avvenire titolava ”Inghilterra e Capello salvati da Defoe” (giovedì 24 giugno 2010, p. 32). Evviva! - mi è accaduto di esclamare. Che il mondo intero sia rinsavito e abbia riacquistato un’adeguata consapevolezza dell’importanza di quella “riserva antropologica” che è la letteratura? Speranza giustificata anche dai tratti metaforici dell’avvio dell’articolo di Ivo Romano: “Basta un nulla a cambiare le carte in tavola. Capello torna Sir Fabio, i Leoni riprendono a ruggire, le note di God Save the Queen si levano dagli spalti”. E ancora: “Potenza di un gol. Scioglie le catene che tenevano imprigionati gli inglesi, pigia il bottone che spinge indietro la macchina del tempo, a quando l’Inghilterra, in fase di qualificazione, passeggiava sui resti di qualunque squadra incontrasse sul suo cammino”.
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| Mostre – Il Chiarismo. Omaggio a De Rocchi |
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 Colori tenui e temi intimistici sono i protagonisti della mostra in corso a Palazzo Reale dal titolo Chiarismo. Omaggio a De Rocchi. Luce e colore nella Milano degli anni Trenta. Sono 110 le opere dei maggiori rappresentanti di questo movimento artistico nato a Milano - da Birolli a Semeghini, a Sassu, a Lilloni - esposte nell’antica sede del potere visconteo e sforzesco. Alla produzione di Francesco De Rocchi, forse il più originale talento del Chiarismo, è dedicata una sezione che rappresenta, al contempo, la più grande antologica a lui mai dedicata. Angela Azzarone MILANO - La mostra è divisa in due sezioni: nella prima sono esposti i lavori di alcuni tra i massimi esponenti del Chiarismo mentre nella seconda le opere di Francesco De Rocchi. La rassegna parte dalle tele più significative precorritrici del movimento, quali Taxi rosso (1932) di Renato Birolli, Dioscuri (1931) di Aligi Sassu, Nudo verde (1934) di Luigi Broggini. Sono presentate poi le opere più rivelatrici del Chiarismo, come lo Schermidore di Del Bon, che divenne il manifesto del movimento, Lania (1936) di Spilimbergo, Ruscello a Medole (1930) di Lilloni e la Composizione in azzurro (1936) di De Amicis. La sezione dedicata a De Rocchi comprende i dipinti più importanti dell’artista, come l’affascinante Donna che si pettina (1932), La fanciulla dei colombi (1932), prediletta da Carrà, L’angelo musicante (1933), Mia figlia, tenera raffigurazione della sua bambina, inviata alla Biennale di Venezia del 1934, l’imponente Foro Romano (1936), con cui il celebre architetto Gio Ponti decorava la sua libreria. Molti dipinti, come Cislago (1930), Dormiente (1933) e Figura sdraiata (1939), sono inediti. Mai esposti prima sono anche il suggestivo Taxi rosso sulla neve (1931), opera del primo Birolli e l’Arlecchino musicante (1931), dello stesso autore, ritrovati nelle fasi di preparazione della mostra.
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| Libri - Tutto quello che amo in questa vita al contrario |
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 di Joshua Mohr Elliot Edizioni 2010 € 16,50 228 pp. Giulia Amarisse Dalla Phoenix dei Seventies alla San Francisco del terzo millennio, scenari contrastanti e inevitabilmente ricongiunti nei luoghi della coscienza, un percorso di vita e di memoria nell’esplorazione allucinata di un’infanzia tradita e di universi sotterranei. L’“uomo del giorno”, l’eroe della strada che ci introduce nel romanzo d’esordio di Joshua Mohr è un trentenne riccioluto dal soprannome di donna, Rhonda, animato da una netta inclinazione al bene del prossimo perché “la gente non può trattare gli altri come schifo gli pare”. Tra il racconto diretto e le occorrenze di uno stream of consciousness che riporta alla luce i momenti e i contenuti dei prolungati incontri con uno psichiatra, penetriamo le modulazioni di un dolore irrisolto, compresso nel trauma del senso di colpa, della violenza e dell’abbandono, mentre un immaginario incandescente relaziona con suggestione morfologia della storia e luoghi della narrazione.
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| Fumetti - Arriva Cassidy, Bonelli punta sulle miniserie |
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 Dopo decenni di fedeltà a una linea editoriale fatta di serie quasi eterne, il parco testate di Sergio Bonelli Editore - la principale "Casa delle Idee" del fumetto italiano - scopre la diversificazione. È il primo passo verso cambiamenti più grandi?
Massimo Barison Obbediente alla regola (scritta, eccome, in ogni editoriale firmato dal patron in persona) per cui a ogni chiusura deve corrispondere una nuova apertura, in questo mese di maggio la Sergio Bonelli Editore manda in edicola l’ultimo numero di Caravan e il primo di Cassidy. Entrambe miniserie, cioè testate create da autori che ne hanno già immaginato la conclusione, esse avrebbero rappresentato un’eresia nella produzione bonelliana di qualche anno fa. All’epoca, infatti, l’imperativo era quello di sfornare senza soluzione di continuità le avventure - spesso autoconclusive - di personaggi creati lustri se non decenni prima.
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di Enrico Reggiani I MONDIALI, DEFOE E… MANZONI
Qualche giorno fa - in occasione dell’ultima ma non esaltante prestazione dell’Inghilterra e prima dell’ultimo atto dell’annunciata disfatta azzurra - Avvenire titolava ”Inghilterra e Capello salvati da Defoe” (giovedì 24 giugno 2010, p. 32). Evviva! - mi è accaduto di esclamare. Che il mondo intero sia rinsavito e abbia riacquistato un’adeguata consapevolezza dell’importanza di quella “riserva antropologica” che è la letteratura?
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