Berlusconi: più attaccanti nel Milan, ma no agli acquisti folli. Galliani si trapianterà i capelli, sperando nelle doppie punte.

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| Racconti – Naufrago di cartone |
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 Paolo Pedretti Oggi il tale che disse «Ti pagherò l’asino quando non ci sarà neanche una nuvola in cielo» dovrebbe cominciare a preoccuparsi. Il cielo, oggi, è un’enorme carta da zucchero stesa perbene. Non è più tempo di rinvii, oggi gli asini vanno pagati. Cammino infagottato nella piuma con la tranquillità beota di chi sta contando le lampadine bruciate sulla coda delle comete.
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| Racconto - Reduce senza memoria |
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 Paolo Pedretti Cefalonia, 25 aprile 2007 – Un cappello di paglia lo ripara dal sole di Cefalonia. Perde un filo di saliva e forse non sa dov’è. I suoi nipoti fanno corona intorno alla carrozzina, gli gridano «Bravo nonno» e battono le mani. Suo figlio, in piedi, racconta per la centesima volta quel 15 settembre ’43, le mitragliate degli Stukas, l’odore di brucio e sangue, dice «Mio padre è stato un eroe». E l’eroe è lì rimbambito che chiede una gazzosa, con la faccia gonfia di rughe e la bocca spalancata. La vita l’ha preso a calci nel culo e lui un bel giorno ha deciso che era ora di finirla, che lo scemo andava in pensione: ha chiuso a chiave il cervello senza chiedere il permesso.
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 Paolo
Pedretti
Durante un’interruzione degli scontri il
capo della mobile svitò una decina di teste e le portò a casa sua, dall’altra
parte della città, guidando la camionetta lungo vie secondarie. Mise la moka sul
fuoco e cominciò a passeggiare avanti e indietro tenendo gli occhi socchiusi,
una mano in tasca e l’altra sotto il mento.
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Paolo Pedretti
Vorrebbe essere un merlo per scherzare con l’acqua delle pozzanghere e campare libero, così come viene. Vorrebbe essere un gatto randagio per andare a zonzo dove più gli piace. Scorre l’indice sul dorso metallico dei numeri, 1915, l’alfa, 1943, l’omega, e sui nidi di ragno, scuote la polvere che eravamo e ritorneremo.
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 Paolo Pedretti
Mani dietro la schiena, maglia a righe e bretelle tirate come cani al sole. Torpore di città che sonnecchia dopo pranzo, su consiglio degli specialisti, per “favorire il ritorno all’antico ritmo circadiano” smettendo di orbitare intorno alla divinità frusciante.
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| Silenzio, si gira (pagina) |
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 Paolo Pedretti Clacson, spintoni, spuntini, vetrine abitate da manichini calvi elegantissimi, impasto di lingue e dialetti che risalgono la penisola dalla Puglia al Friuli. Tram arancioni corrono secchi e precisi con il loro ripieno altezzoso di professori e studenti di sinistra (scaglie di tartufo, paté di olive taggiasche) mescolato al gusto nazionalpopolare di casalinghe, operai e studenti centralinisti (mortadella unta, zola stagionato).
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 Alessandra Maffiolini
Traduco tensioni palpitanti
e affamate visioni ardenti,
scoperti gangli di nervi.
Cieli grigiolivastri
o ardimenti delle menti
l’amore implode
in catarsi di sconvolgimenti.
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 Paolo Pedretti
Ci sembra cosa buona prendere le mosse
dal titolo per illustrare l’iniziativa di fusiorari che si sta
scaldando ai blocchi di partenza: “novità” è
l’ansia contemporanea contraria alle risposte per le rime, alle
gare di bravura che un autore ingaggia con chi lo ha preceduto
sfidandolo sul suo terreno, amplificando o smorzando soluzioni
narrative, consapevole che il successo sarà misurato sulla
“superiorità emulatrice” ovvero sulla maggiore efficacia
nel trattare lo stesso episodio, nello sviluppare la stessa trama o
nel riflettere sugli stessi temi.
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 Paolo Pedretti Ogni notte, in sogno, tento di salvare la mia Euridice. Il piano è chiaro: scendere all’inferno, sfondare i timpani di mostri e cani tricefali con schitarrate elettriche alla Slash, rapire la bimba e non guardarla per tutto il viaggio di ritorno, perché così sta scritto da qualche parte: “E tu, Orfeo, che sposti i sassi con il suono della lira e muovi al pianto le fiere selvagge, non dovrai succhiare il nettare dal dolce lume di Euridice fino alle soglie del mio Regno”. In fede: Ade. Città di fuoco, lì ecc. Tutto regolarmente timbrato e controfirmato da una burocrazia snella che noi del mondo di sopra non ci immaginiamo neanche. Il piano è davvero semplice, lineare, senza fronzoli, basta applicarsi un po’.
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| Poesia - Notturno assonnato |
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 Alessandra Maffiolini
Solo un sussurro s’inerpica solitario su strade di sterpi che la luna tossicchiando dipinge solerte e armoniosa. Io e te smarriti nell’eco che rimbalza sassi cerchiamo visioni di terra.
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di Enrico Reggiani I MONDIALI, DEFOE E… MANZONI
Qualche giorno fa - in occasione dell’ultima ma non esaltante prestazione dell’Inghilterra e prima dell’ultimo atto dell’annunciata disfatta azzurra - Avvenire titolava ”Inghilterra e Capello salvati da Defoe” (giovedì 24 giugno 2010, p. 32). Evviva! - mi è accaduto di esclamare. Che il mondo intero sia rinsavito e abbia riacquistato un’adeguata consapevolezza dell’importanza di quella “riserva antropologica” che è la letteratura?
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