Di Nanni Moretti
Titolo: Caimano
Nazione: Italia
Durata: 112 minuti
Genere: Drammatico
Regia: Nanni Moretti
Cast: Silvio Orlando, Margherita Buy, Elio De Capitani
Distribuzione: Sacher Distribuzione
Produzione: Sacher
Antonio Alizzi
Lontano dalla macchina da presa dall’anno 2001 quando con La stanza del figlio si aggiudicò la Palma d’oro al festival transalpino di Cannes, Nanni Moretti torna a dirigere, e a recitare, nell’attesissimo Il Caimano che esce nelle sale italiane venerdì 24 ottobre in 380 copie.
Non succede spesso che il circuito mediatico si mobiliti per raccontare le impressioni calde dei critici, anche loro appartenenti al medesimo circuito. Eppure, questa volta, è accaduto.
Si è parlato di tiepidi, se non gelidi, applausi; di uno scetticismo bene impresso sui volti dei giornalisti (Il Foglio). Ma si è anche detto subito di “un film strepitoso, eccellente e convincente” (Ciak).
La trama
L’intreccio del film è pensato, ad osservare con attenzione, come cerchi concentrici in cui il film padre ne contiene almeno altri tre, affrontati compiutamente, e in cui uno di questi, “Cataratte”, viene inserito dal suo produttore (Silvio Orlando) all’interno di una vera e propria saga in cui è centrale il personaggio di Aìdra (Margherita Buy).
A scavalcare i diversi piani narrativi è il personaggio di Bruno (Silvio Orlando), un modesto produttore cinematografico.
Bruno appare, sin dall’inizio, alle prese con mille difficoltà: un’impresa sommersa di debiti, un matrimonio in via di disgregazione, un rapporto con i due figli ostacolato dallo scarso tempo a disposizione, l’ingenerosità di vecchi amici e collaboratori pronti a vendersi al nuovo miglior offerente. Una giovane madre (Jasmine Trinca) gli affibbia, cogliendo un frangente propizio, un copione sul quale da tempo lavora e che ha per titolo Il caimano.
Il caimano è Silvio Berlusconi, l’uomo che dal nulla ha costruito un impero e che, soprattutto, da indebitato fino al collo e sull’orlo del fallimento, si ritrova oggi tra le più alte posizioni nella classifica dei più possidenti del pianeta. “Da dove questi soldi?”. L’interrogativo è pressante, molto pressante: lo si sente tamburellare più volte nel corso del film.
Disperato per un progetto di un film su Cristoforo Colombo andato in fumo, Bruno scommette sul copione della giovane Teresa e intraprende la dura via crucis della ricerca di fondi e interpreti de Il caimano. Un ricco imprenditore polacco e amico di vecchia data, Jerzy Sturovski (Jerzy Stuhr), accetta di finanziare il lungometraggio a condizione che ad interpretare il capo del governo italiano sia un attore di rilievo, Marco Pulici (Michele Placido). Tutto si complica quando Pulici abbandona i lavori e fa scappare il ricco polacco.
A rendere ancor più difficile la vita del produttore sono le sue tristi vicende familiari: la moglie (Margherita Buy) è decisa a chiedere la separazione “per il bene dei bambini”. Bruno subisce gli eventi fino ad una reazione forte e virulenta che d’improvviso lo coglie.
Ma è da questo momento che, riviste al ribasso le ambizioni sul progetto cinematografico di Teresa (della quale scopre casualmente l’omosessualità) – Bruno fa di necessità virtù e realizza il film su Berlusconi scegliendo di parlare di un giorno particolare della sua vita. Passato o futuro?
Il giudizio
I punti di forza del film sono almeno tre: la meticolosità di una sceneggiatura testualmente coerente all’acrobatico impianto narrativo complessivo, l’elevata e indolore fruibilità de Il Caimano a fronte di un esperimento riuscito in cui la storia (sequenze video del vero Berlusconi sono sparse con parsimonia) e la finzione si compenetrano, la molteplicità dei temi affrontati che fa di quest’opera un inno strozzato all’amore, alla provvidenziale speranza in cui confidare.
L’interpretazione degli attori, tra cui il regista Virzì e il critico Tatti Sanguinetti, può dirsi riuscita. Su tutti svetta uno straordinario Silvio Orlando; accanto a lui la brava Margherità Buy e l’istrione navigato che è Elio De Capitani (uno dei tre caimani).
Un film che merita di essere visto qualsiasi appartenenza politica si abbia perché, aldilà di una serie di intelligenti e divertenti battute, il sentimento più abietto nella vita – come dice lo stesso Moretti nel film – è l’indifferenza. Non l’approvazione né tantomeno la riprovazione.
Giudizio: ****/5