di Davide Bessi
Titolo: Cacciatore di teste
Nazione: Francia, Belgio, Spagna
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 122 minuti
Regia: Costa - Gavras
Cast: Josè Garcia, Karin Viard, Olivier Gourmet
Produzione: KG Production
Distribuzione: Fandango
Data di uscita: 10 febbraio 2006
MILANO – Dopo tre anni lontano dalla macchina da presa torna nei cinema Costa – Gavras. Il regista, greco di nascita ma dalla sensibilità tipica francese, è tornato con il suo spirito indagatore a vivisezionare la società attuale, i valori che la ispirano, le persone che la animano. Tratto dal romanzo “The Ax” di Donald Westlake, il film narra le vicende di Bruno Davert, specialista della chimica della carta, che dopo anni di onorato servizio presso una importante industria della carta viene improvvisamente licenziato. Bruno, che trova ragione della propria esistenza proprio nel lavoro che fa, si sente abbandonato, la sua vita è svuotata di ogni senso. Gli anni passano e le occasioni di lavoro continuano a sfumare, cresce in lui il senso di ansia, si sente incompreso e incapace di dare una qualche certezza alla sua famiglia. In balia dell’estremo individualismo e della voglia di affermarsi a tutti i costi della società attuale, opta per una strada estrema: decide di uccidere il direttore dell’Arcadia Corporation, azienda leader del settore della carta e con lui i principali manager del settore, quelli che lui ritiene con un curriculum migliore del suo e quindi possibili avversari alla successione dell’azienda. Bruno vive il licenziamento come un abbandono e ora, solo con se stesso, con una famiglia che non riesce più a vedere come un oasi d’amore, decide di fare tutto da solo, d’altronde è questo ciò che la società dell’arrivismo gli va insegnando. Il protagonista, interpretato da un ottimo Josè Garcia, intraprende un’opera di sistematica uccisione dei propri rivali, entrando in contatto con alcuni di essi, scoprendo come le debolezze provocate dalla disoccupazione siano comuni, ma senza mai abbondare il proprio fine mortale. Bruno si rivela un killer impacciato, ma che aiutato da tanta fortuna riesce nel suo tragico intento.
Si ritrova ancora un volta il tema tanto d’attualità nel cinema d’oggi del delitto senza castigo e del ruolo della fortuna nel regolare le sorti dell’individuo. La storia corre lungo la sottile linea del film drammatico con momenti d’amara ilarità, fino a porci domande inquietanti sulla società d’oggi e sulle estreme conseguenze cui può spingersi una persona disperata. Bruno è in qualche modo incarnazione della società d’oggi, cinico, amorale e terribilmente solo.
Il regista conduce una critica spietata e inquietante della società attuale e anche lo stesso spettatore non può non lasciare la sala che con un senso di amaro in bocca. E’ questo il risultato cui punta Costa – Gavras, vuole scuotere lo spettatore, cercare di vedere se nell’uomo del terzo millennio è presente ancora un po’ di moralità o se tutto si debba ricondurre inesorabilmente al soddisfacimento dei bisogni personali.
Consigliato a quelli che pensano solo a se stessi.