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Speciale 7 novembre

Spagna - Da Bruxelles a Huelva, visita di accertamento o ''cortesia''?
 Attualità
Chi parla di minaccia ecologica e chi tranquillizza gli animi: i tre commissari europei del PETI sono ripartiti dopo aver verificato la situazione sul campo e passato al vaglio le opinioni di attivisti, politici, esperti, impresari e sindacalisti. La visita d’ispezione è durata tre giorni, ma per il dossier finale bisognerà attendere ancora due mesi

Vincenzo Bruno

SIVIGLIA - La città di Huelva ha salutato meno di una settimana fa tre commissari europei del PETI (Committee on Petitions dell’Unione Europea) sopraggiunti nel capoluogo andaluso a seguito di reiterate richieste di verifica dei depositi di scorie industriali cittadine pervenute principalmente da associazioni ambientaliste e di denuncia, dalla più nota Greenpeace fino alla Asociacion Mesa de la Ria, la Plataforma Mesa de la Ria e Proyecto Inter/Sur.


HUELVA E L’UNIONE EUROPEA, LA STORIA CONTINUA - Dal 16 al 18 febbraio la francese Pascale Gruny (partito popolare), il socialdemocratico rumeno Victor Bostinaru e la leader dei Verdi danesi Margrete Auken (sì, proprio l’autrice del chiacchieratissimo Dossier Auken che la Eurocamera pubblicò un anno fa e che dipinse una Spagna ecologicamente dalle tinte fosche, pervasa da “urbanismo massivo” e “condotta ambientale speculatrice”) si sono dati appuntamento in quel di Huelva inviati dalla Commissione Europea che considerava “urgente” la visita alla città dopo addirittura un anno di ritardo. Lo facevano accompagnati da una delegazione ufficiale composta da tre eurodiputati spagnoli, Luis Yañez (PSOE), Carlos Iturgaiz (PP) e Willy Meyer (IU), quest’ultimo vero e proprio mattatore della petizione. Non è la prima volta che Bruxelles è chiamata a rivolgere lo sguardo verso Huelva. É successo in almeno quattro casi per la presunta violazione di direttive europee nell’area della Ria di Huelva, tanto nella Marismas del Rio Tinto, nelle vicinanze della quale si trovano i depositi di fosfogesso, quanto in quella di Mendaña, dove si è registrata la presenza nociva di elementi radioattivi di cesio-137. Più in particolare le Ong ambientaliste parlano di inosservanza della direttiva UE sulla Prevenzione e Controllo Integrati d’Inquinamento (IPPC), quella sui Residui, sull’Habitat, fino alla cosiddetta “norma Euratom”, riguardo le misure di sicurezza preventive per la cittadinanza esposta a materiale radioattivo.

OPINIONI, ALLARMISMI E RASSICURAZIONI – Il 16 febbraio i tre eurodeputati sono atterrati in Andalusia in un periodo molto delicato per Huelva. Il CSN (Consiglio di Sicurezza Nucleare) nei giorni precedenti aveva ripetuto che l’indice di inquinamento figurava al di sotto dei limiti consentiti e che vari studi sulle balse e il centro di recupero del materiale inerte portati avanti da esperti della Commissione Europea sono da considerarsi “adeguati e efficaci”. Non dello stesso avviso gli ecologisti e attivisti della città onubense, che da questa visita si aspettavano l’apertura ufficiale di un fascicolo ai danni del Governo spagnolo per la violazione delle direttive UE, l’alt allo scolo dei residui nelle aree interessate, un nuovo e più estensivo studio epidemiologico sulla cittadinanza, la riconversione di foggia ambientalista delle zone soggette alle radiazioni. Gli eurodeputati non hanno tralasciato niente e nessuno nella loro tre giorni ispettiva. Rappresentanti di Regione, Provincia e Comune, aziende inquinanti e organizzazioni sindacali e patronal (Confindustria), associazioni ecologiste domandanti, esperti dell’Università di Huelva e del Consiglio Superiore d’Investigazione Scientifica (CSIC), e il collettivo ALTEA, che fa capo alle vittime e ai famigliari delle persone affette da malattie da esposizione ambientale. Tutto è filato liscio a sentire i protagonisti eccetto che per un’occasione di scontro fornita da Fertiberia, la società di fertilizzanti più contaminante del Polo Chimico e su cui la Audiencia Nacional ha posato la mano pesante della legalità obbligando a chiudere l’attività produttiva entro dicembre di quest’anno. Mostrato l’impianto ai politici, Fertiberia ha invece pensato bene di lasciare gli ispettori europei fuori dai cancelli della fabbrica. La Gruny - che capeggia la delegazione – si è sentita “manipolata” dagli organizzatori - secondo sue dichiarazioni rese poco più tardi - mentre la Auken ha invece etichettato come “poco intelligente negare l’accesso a politici europei a un luogo pubblico” (Huelva Informacion, 18/02), con chiaro riferimento al carattere non privato dello spazio paesaggistico in cui è situata l’azienda franco-spagnola. Da par suo gli organizzatori hanno attaccato i responsabili direttivi di Fertiberia allegando come ragione che il divieto nascondesse ben altra contravvenzione, vale a dire la libera discarica di percolato direttamente al fiume e non, come fissa la legge, in impianti interni all’impresa o costruiti, ad hoc, all’esterno.

IL DOSSIER - I commissari del PETI avranno due mesi di tempo per redigere di comune accordo un documento, non vincolante, ma che già la presidente Gruny preconizza intriso di “raccomandazioni moderate”. La Gruny nelle ore precedenti la partenza ha dichiarato ai cronisti di non essere giunta a Huelva “per seminare allarmismi”, anzi di aver notato “sforzi importanti” per migliorare la situazione ambientale (Odiel, 18/02) e, nonostante lei stessa non si consideri un esperta, ha ascoltato “versioni contrastanti” sull’assunto(Huelva Informacion, 19/02) – come sempre quando entrano in collisione i profitti delle aziende e la salute minacciata dei cittadini. Quindi ci si domanda: va bene l’ufficialità dell’evento, ma non sarebbe stato più opportuno includere nel coro delle voci qualche esperto in più, dargli più tempo per poi tirare le somme e trovare le soluzioni tecniche, sociali e produttive più appropriate? Possono tre commissari analizzare in tre giorni gli aspetti spinosi di una querelle ambientale che ha posto Huelva e la provincia nell’occhio del ciclone da 40 anni a questa parte? E se questo non fosse stato l’obbiettivo dichiarato della visita, che fondamento ha la stessa? Ancora questione d’immagine, supponiamo. Pare confermarlo in una sua nota il segretario di FIA-UGT di Huelva, Luciano Gomez: “Quello che fa danno a Huelva e la provincia è la politica realizzata da gruppi minoritari che stanno lanciando menzogne ed elementi che non riflettono la realtà” (Europapress,18/02), e J. M. Martinez che dalle pagine dell’Odiel (21/02) si preoccupa per l’ “estremismo delle parti che porta a situazioni del genere, che pregiudicano l’immagine di Huelva”. Come se i commissari fossero venuti a bacchettare e mettere in ridicolo quei cattivi alunni di Huelva.

INQUINAMENTO E CRISI - I crucci dei politici, della stampa locale, delle confederazioni sindacali e le rappresentanza aziendali, nel pre e post incontro con gli eurodelegati, sono intensi se si parla di posti di lavoro nell’intero distretto industriale della città, il Polo Chimico. Sono 6000 le persone che vi lavorano, alle quali vanno aggiunte altre 10000 circa, nel terziario a esso connesso. PSOE e PP, che in Andalusia governano rispettivamente Regione e Città, da anni appoggiano il Polo rafforzati nel loro impegno dai sindacati. Anche la stampa locale rinfranca la tesi che “Huelva non può disfarsi allegramente, soprattutto ora in piena crisi, di un’industria che apporta il 10% del suo PIL”(Odiel, 21/02). É evidente dunque che i settori politico, imprenditoriale e sindacale fiancheggino Fertiberia e gli altri, e Gerardo Rojas, presidente di AIQB (Asociacion de Industrias Quimicas y Basicas) di Huelva si sincera, confermando che la crisi è stata più lieve che in altre realtà produttive spagnole e che, secondo i suoi calcoli, le grandi imprese del settore hanno perso un “irrisorio” 9% di posti di lavoro mentre a soffrirne di più sono stati i lavoratori dell’indotto. “Speriamo che si avvicini il principio della fine di questa pazzia, anche se ci sono poteri interessati affinché la cosa resti tale” si confessava, prima dell’arrivo dei commissari, Cristobalina Bejarano, portavoce dell’ Asociacion Mesa de la Ria (Publico, 14/02). Per dormir sogni tranquilli, è alla fine dei battibecchi e all’immagine macchiata a cui dovrebbero pensare tutti a Huelva.

(08/03/2010)
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