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Libri - Pat Hobby. Disavventure di uno sceneggiatore a Hollywood
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 di Francis Scott Fitzgerald Traduzione di Pier Francesco PaoliniRobin Edizioni 2010 pp. 216 € 14,00 Silvia Guidali In una lettera alla moglie Zelda del marzo 1940, citata all’inizio della raccolta “Pat Hobby – Disavventure di uno sceneggiatore a Hollywood” , diciassette racconti recentemente riproposti dalla casa editrice romana Robin Edizioni, Francis Scott Fitzgerald scrive: “Qui nessuna novità. Scrivo i racconti di “Pat Hobby” e aspetto. Adesso mi è venuta un’idea nuova, una serie di commedie che mi riporteranno sulle pagine delle riviste importanti, ma perdio, sono un uomo dimenticato…” Quei racconti, pubblicati tra il 1940 ed il 1941 dalla rivista “Esquire” e raccolti in volume solo nel 1962 dall’editore americano Scribner’s, narrano le vicissitudini di Pat Hobby, uno scalcagnato sceneggiatore americano di quarantasette anni che negli anni Venti, ai tempi del cinema muto, aveva goduto di grande fama e successo a Hollywood. Ora, con l’avvento del sonoro, egli sembra però aver perso la propria vena creativa, trovandosi a bazzicare gli Studios alla continua ricerca di un ingaggio per sbarcare il lunario, tra star e starlette, sovente smarrito nei fumi dell’alcool.
IL LIBRO - Il dorato mondo del cinema viene descritto attraverso gli occhi di questa “vecchia gloria”, in brevi episodi ambientati negli Studios dove la vita è però tutt’altro che piacevole, soprattutto per Pat, che non è riuscito ad integrarsi in quel mondo. La sua vena creativa si è prosciugata ed ha perso tutto - ricchezza, gloria, affetti - senza però arrendersi alle difficoltà: “Durante le più nere avversità, Pat non aveva mai perso il dono della speranza, anche perché si era sempre dato da fare ed era sempre rimasto sulla breccia. Soprattutto uno deve restare sulla breccia … trovarsi sempre nei paraggi, per non essere mai perso di vista dai produttori” e deve essere disposto a fare di tutto: mendicare un lavoro, supplicare, rubare le idee di altri presentandole come proprie. RIFLESSIONI SUL MONDO DI HOLLYWOOD - Sebbene Fitzgerald non fu mai uno sceneggiatore scalcagnato, neppure nel periodo creativamente più sfortunato, i racconti sono una vivida, amaramente ironica riflessione sui sotterfugi, gli inganni, le falsità di Hollywood che egli ben conosceva per esperienza diretta. Egli dipinge esemplarmente questa realtà nel racconto “…più micidiale della spada” , dove Pat fa conoscenza con lo scrittore Brunswick Hudson. Assunti da un produttore per scrivere la sceneggiatura ed il copione per un film, i due vengono privati del loro lavoro con un sotterfugio. Fitzgerald commenta così la vicenda: “Hobby e Hudson, due uomini di penna che non erano mai stati formalmente presentati, si guardarono. C’erano lacrime di rabbia negli occhi di Hudson. Pat gli disse, compassionevole: “E’ dura qui la vita degli scrittori. Non avrebbero mai dovuto metterci piede, a Hollywood. “E le trame chi le inventerebbe, quei cerebrolesi?”. “Non dei veri scrittori, in ogni caso” disse Pat. “Di quelli non sanno che farsene. A loro occorrono degli scribacchini, come me”PARALLELI - Appare dunque inevitabile tracciare un parallelo tra il protagonista ed il suo autore che, icona del successo e della ricchezza per un’intera generazione di giovani durante la cosiddetta “età del jazz”, negli anni Quaranta non riesce a sfondare nel mondo del cinema come sceneggiatore ed è amareggiato anche per gli insuccessi in campo narrativo. “I racconti di Pat Hobby” diventano dunque una sorta di valvola di sfogo mentre si sta dedicando alla stesura del romanzo “The Last Tycoon” , che uscirà postumo ed incompiuto, andando dunque a completare l’amaro affresco di quel mondo che Fitzgerald tenta di comprendere. Lo stile adottato nei racconti, un tono narrativo semplice e diretto, è però assai diverso dai lunghi passaggi di descrizione evocativa tipica dei suoi romanzi ed offre un contributo unico al corpus della letteratura hollywoodiana nel ritrarre i rapporti tra la scrittura ed il mondo del cinema. Nel volume edito dalla Robin edizioni nel gennaio di quest’anno, vengono offerti anche alcuni strumenti utili per meglio comprendere lo scrittore ed i suoi rapporti con il mondo del cinema: un apparato introduttivo curato da Mauricio Dupuis, che fornisce una panoramica sugli anni trascorsi dallo scrittore a Hollywood, ed un’appendice contenente tre articoli dello stesso Fitzgerald in cui egli rivela i propri gusti letterari. LA TRADUZIONE - In questa edizione è infine significativo l’aspetto relativo alla traduzione, affidata ad uno dei più importanti traduttori dall’inglese, Pier Francesco Paolini, traduttore tra gli altri di Dickens, Norman Mailer, Capote, Vonnegut. Notiamo infatti alcune imprecisioni dovute alla ricerca di una traduzione piuttosto libera che a volte si discosta molto dall’originale inglese come negli esempi seguenti: “Lui era un veterano nel mondo del cinema e, ai suoi tempi, aveva condotto un’esistenza sfarzosa. Ma, da una decina d’anni in qua, stentava a sbarcare il lunario. La locuzione “stentava a sbarcare il lunario” nell’originale inglese in realtà risulta molto più pregnante e sottolinea la tragedia di Pat, ormai divenuto alcolista afflitto da delirium tremens, con un paragone: “…he had once known sumptuous living, but for the past ten years jobs had been hard to hold – harder to hold than glasses” , frase che potrebbe, a nostro parere, essere più significativamente tradotta: “ma negli ultimi dieci anni gli era sempre più difficile tenersi stretto un impiego, più difficile persino che tenere in mano il bicchiere” . Altra libertà di traduzione che rischia di scivolare nell’errore: “Pat had been in the money before Jack was out of college – with three cars and a chicken over every garage” . Le tre auto, nella traduzione italiana, diventano “girava in fuoriserie” . In generale, tuttavia, la traduzione di Paolini è indubbiamente efficace nel rendere lo stile narrativo adottato dall’autore ed ha il pregio di saper mantenere il giusto tono e spigliatezza dell’originale. Consigliamo dunque la lettura di quest’opera a coloro che desiderano conoscere un aspetto insolito della produzione letteraria di Fitzgerald ed immergersi nell’atmosfera dolce-amara della Hollywood anni Quaranta.
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