Superstar del National Ballet of Canada, ha ballato Schiaccianoci, Giselle, Romeo e Giulietta, ma a tutti preferisce Manon. Oggi si prepara a far rivivere il balletto per antonomasia, Il lago dei cigni, al Four Seasons Centre di Toronto. Ci ha parlato di sé, dei suoi inizi, dell’ottimismo con cui affronta la professione e la vita. E di un paragone lusinghiero, ma a cui crede poco
Alessandro Bizzotto
TORONTO - “Brillante in padronanza tecnica e purezza espressiva”. Così il Financial Times ha definito Zdenek Konvalina nel 2008. Il pubblico milanese ha confermato nell’autunno dello stesso anno, applaudendolo nel Tchaikovsky Pas de Deux di Balanchine al Teatro degli Arcimboldi. Dopo più di un anno, Zdenek ricorda con entusiasmo la sua performance milanese (“Spero di tornare presto in Italia” mi dice). Risale al 2006 il suo ingresso come Principal, ossia étoile, nel National Ballet of Canada, una delle compagnie più blasonate del mondo, dopo aver ballato nella nativa Repubblica Ceca con il National Ballet of Moravia-Silesia e in America con lo Houston Ballet. Già ospite con l’Inoue Ballet di Tokyo, il Bayerische Staatsballett di Monaco di Baviera e l’Het Nationale Ballet di Amsterdam, è uno degli esponenti più coccolati dello star system del balletto internazionale. Che non possiede lo scintillio di quello cinematografico, ma ha di contro uno zoccolo duro di fan altrettanto entusiasti. Oggi Zdenek Konvalina si prepara a confrontarsi di nuovo con il balletto più celebre del pianeta, Il lago dei cigni: chi si trovasse a passare per Toronto, potrà vederlo nei panni del principe Sigfrido il 13, il 18 e il 20 marzo al Four Seasons Centre for the Performing Arts. Un nuovo faccia a faccia con uno dei personaggi simbolo del teatro di repertorio, per la prima volta con il National Ballet of Canada.
Come va? Preoccupato?
No, non sono preoccupato! Ho già ballato un paio di versioni del Lago dei cigni: mi sento pronto a far rivivere Sigfrido. È divertente. Qui a Toronto balliamo la versione del Lago coreografata da James Kudelka, piuttosto diversa da quelle che conoscevo. Ma è una bella sfida trovare una nuova musicalità… lo stiamo provando in queste settimane. Prima porteremo in scena un programma in cui ballerò A Suite of Dances di Robbins, e poi Il lago dei cigni. Sono stato recentemente al Teatro Mikhailovsky di San Pietroburgo per imparare anche la loro versione del Lago… così ora ne ho due in testa! È un balletto fantastico e quello di Sigfrido è anche un grande ruolo, non solo il classico principe: dietro di lui ci sono una storia e un’umanità particolari.
C’è qualcosa che lo rende diverso dagli altri ruoli di repertorio?
Una sorta di conflitto interiore, sembra avere qualche problema in famiglia… In ogni caso mi piace ritrarre Sigfrido come un uomo ancora molto giovane, ma allo stesso tempo maturo. Sta per salire al trono e affrontare la fine della giovinezza, i problemi reali. Non è una figura bidimensionale che sorride e basta.
Sei teso prima di andare in scena?
No, sono più teso in prova di solito. Poi cerco di arrivare in scena nelle condizioni migliori. Sono abbastanza sicuro di quello che devo fare, anche se capita che le cose non vadano come volevo; ma fare esperienza serve anche a cavarsela in situazioni simili… ed è sempre divertente.
Come hai iniziato a ballare?
È stata mia madre a suggerire che prendessi lezioni di danza quando avevo nove anni. Sono nato a Brno, nella Repubblica Ceca; ci sono tantissime scuole di ballo lì. Poi ho trascorso un paio d’anni raffinando la mia tecnica, lavorando con diversi insegnanti, per trovarmi a partecipare all’International Ballet Competition di Helsinki nel 2001 [vinse la medaglia d’oro, n.d.r.]. Penso di aver ottenuto il mio primo ingaggio importante subito dopo: sono entrato a far parte dello Houston Ballet mentre Ben Stevenson ne era direttore. Ci sono rimasto un paio d’anni, avevano un repertorio molto interessante, con molti lavori di coreografi europei. Poi, nel 2006, sono passato al National Ballet of Canada.
C’è un commento della stampa o di qualche amico su di te che ti piace ricordare?
Nessuno in particolare, in realtà. Per diversi anni molte persone hanno detto che ricordavo Nureyev in scena… ma non so quanto sia vero! Nureyev era grandioso. Il film del suo Lago dei cigni, ripreso a Vienna, è bellissimo! Ne parlavo qualche settimana fa con Karen Kain, la direttrice del National Ballet of Canada: una prova indimenticabile. Quanto ai miei amici… beh, non capita tutti i giorni di pensare di aver fatto uno spettacolo perfetto, ma dopo una recita sono sempre contento quando gli amici mi dicono che non hanno fatto caso alla mia tecnica perché sono stati catturati dalla storia. Per me è uno dei complimenti migliori: significa che hai trasmesso il senso più autentico del racconto. È questa la cosa importante.
Un ruolo che pensi ti rappresenti.
Mi verrebbe spontaneo rispondere Romeo in
Romeo e Giulietta, ma ora inizio a preferire Des Grieux in
Manon di MacMillan. Romeo è un ragazzo giovane che vive la sua prima storia d’amore

importante, Des Grieux invece è un personaggio che matura… che affronta un percorso di crescita, a modo suo.
Manon è un balletto che ti costringe a recitare, a essere interprete, non solo ad eseguire dei passi: racconti una storia con la tua
partner, devi trovare un’intesa particolare con lei e lasciare che la storia si evolva. È questa la cosa più interessante per me. Ho sempre preferito balletti a serata intera ai gala, ti permettono di dar vita a un personaggio e a un racconto. Con i gala non è possibile, c’è chi li vede come una competizione fra ballerini… non è facile trasmettere il senso di una storia con un passo a due di cinque o dieci minuti. E non mi interessa mostrare la mia tecnica… non penso di essere quel tipo di ballerino.
Anche se tutti dicono che hai una tecnica molto forte…
Beh, ho affrontato ruoli molto tecnici qui a Toronto, come Etudes di Harald Lander. Ma ho sempre preferito Des Grieux in Manon!
In una compagnia d’alto profilo come National Ballet of Canada può esistere una relazione personale coi colleghi, al di là dei rapporti professionali?
Sì, credo ci sia amicizia fra i ballerini della compagnia. Sai, molti di loro hanno frequentato la Canada’s National Ballet School [una delle scuole di danza più famose, con sede a Toronto, n.d.r.] e poi sono entrati in compagnia: si conoscono da parecchi anni. Io posso dirti che mi trovo bene e che mi piacciono i canadesi, sono molto gentili. Quando iniziano a prenderti in simpatia, sanno essere davvero simpatici… Mi piace vivere a Toronto e ballare con questa compagnia.
So che hai l’hobby della pittura. Molti ci vedono un legame con la danza…
Ballare è un po’ come dipingere… usare i colori sulla scena, sfumare le emozioni, anche con la tecnica. Ma non sono un pittore! Dipingo nel tempo libero… e significa che ultimamente non dipingo proprio: non ho molto tempo per me!
Segui una dieta o fai esercizi fisici particolari?
Sì, sto sempre attento a quello che mangio… cucino spesso a casa, e faccio sempre attenzione! Non solo alla quantità, anche alla qualità. Lo faccio da sempre e ormai è diventata una specie di regola: per me è naturale pensare a quello che mangio, è una delle cose più importanti per rimanere in forma. Sono abbastanza goloso, adoro il cioccolato ad esempio… ma non mi dimentico mai che alimentarsi bene è fondamentale per fare bene il mio lavoro. Ci pensavo anche qualche settimana fa: ho compiuto trent’anni da poco… il tempo vola!
Sei ottimista?
Assolutamente! Cerco sempre di vedere il positivo in ogni situazione e di pensare al futuro con ottimismo. Aiuta sulla scena e nella vita. La mia fidanzata si è infortunata recentemente: aveva il morale a pezzi. Ho dovuto essere ottimista per entrambi: ha funzionato! Ora dice che l’ho aiutata ad essere ottimista… e che l’ottimismo l’ha aiutata a rimettersi!
Immagini: Zdenek Konvalina in un ritratto di Sian Richards e in Etudes (foto di Cylla von Tiedemann). The National Ballet of Canada.