ReFusi Orari
Berlusconi: più attaccanti nel Milan, ma no agli acquisti folli.
Galliani si trapianterà i capelli, sperando nelle doppie punte.


Il video

Leggi anche

Menù Principale

Login Utenti
Nickname

Password

Registrati

Enciclopedia
Cerca in WikiPedia

made for PHP-Nuke
by Claus Bamberg


Punto Informatico

International News

 10 20 hu/ 9 / 2
ATA[Rogo Corano, Washington allerta: possibili manifestazioni violente ]]>
entare uno strumento di reclutamento di nuovi terroristi ]]>

 10 14 hu/ 9 / 2
ATA[Scandalo Bettencourt, la polizia nella sede del partito di Sarkozy]]>
nell'edificio dell'Ump, nel mirino delle indagini della magistratura]]>

 10 15 hu/ 9 / 2
ATA[Il parlamento europeo : «La Francia sospenda l'espulsione dei Rom»]]>
che censura le politiche di rimpatrio. Il ministro Besson: «Non ci fermiamo»]]>

 10 17 hu/ 9 / 2
ATA[ Sakineh, Mottaki attacca: «Caso montato contro l'Iran»]]>
tra l'ambasciatore iraniano e Diaco lite a Unomattina ]]>

 10 12 hu/ 9 / 2
ATA[Afghanistan: incriminati 5 soldati Usa, uccidevano civili per divertimento]]>
sotto processo: «Ammazzavano a casaccio e collezionavano le dita dei morti come trofei»]]>

 10 18 hu/ 9 / 2
ATA[Fidel Castro: «Il modello economico di Cuba non è più adatto al Paese»]]>
ferimento per la prima volta alla situazione sull'isola dal suo ritorno in pubblico]]>

 10 23 ed/ 8 / 2
ATA[Resta in cella l'assassino di Lennon]]>
lta la libertà  sulla parola a Mark David Chapman. La soddisfazione di Yoko Ono]]>

 10 21 ed/ 8 / 2
ATA[Morto il padre di David Cameron]]>
era stato informato dell'ictus che lo aveva colpito in Francia e lo aveva subito raggiunto]]>

 10 15 ed/ 8 / 2
ATA[I dubbi delle isole Marshall: «Se saremo sommersi, resteremo uno Stato?»]]>
igli legali sul rischio inabissamento]]>


© Corriere della Sera

Google
Google


Speciale 7 novembre

Avatar, la rivoluzione (in)visibile
 Cinema
"Aspettate un minuto, non avete ancora ascoltato nulla": con questa battuta leggendaria inizia Il cantante di Jazz, il primo film (1927) sonoro della storia. Film modesto e dimenticato, di cui non è rimasto molto nella memoria dei cinefili, ma comunque prima opera portatrice di una rivoluzione - l’uso dei dialoghi e dei rumori - che avrebbe mutato la Settima Arte. "Io ti vedo" è la frase, il senso di ‘Avatar’. La speranza, l’auspicio di aver creato un nuovo modo di visionare il cinema. E’ così? Domanda sbagliata. La domanda giusta è: "sarà così?". Io non credo, e cercherò di spiegare il perché.

Simone Scafidi

Avatar è il film che ha incassato di più al box office dalla nascita del cinema ad oggi. Per questo motivo entrerà nella Storia del cinema. Senza dubbio. Ma questa Storia del cinema l’ha in qualche modo cambiata? Solo il tempo, il suo passare, potrà dirlo. Esisterà un cinema pre e post Avatar, ci sarà un solco come quello tra cinema muto e sonoro, o come, parlando di home video, tra vhs e dvd? Ancora prima del tempo e dei critici, il pubblico sembra avere una risposta. In coda per riconsegnare gli occhialini x-pand a fine spettacolo, intervistati in servizi televisivi o commentando il film a voce alta durante la proiezione, gli spettatori hanno reagito sostanzialmente in due modi: 1) "È uno spettacolo unico, mai visto"; 2) "Che delusione, mi immaginavo qualcosa di diverso, di vedere immagini ad un palmo dal mio naso".


OPPOSTI - Bianco o nero, sorpresa o delusione, magia o trucco. Non ci sono mezze misure per un film che ha portato al cinema, in Italia, quasi un abitante su dieci, un record ineguagliato. Ma questa scarsa varietà di reazioni generali pone l’accento su un aspetto basilare del film di James Cameron: lo abbiamo veramente ‘visto’ o solo guardato? Tutto si è detto di questo 3D, eppure molti spettatori (quelli delusi) pensano ancora che si tratti della tecnologia da drive in anni ’50 o di certi horror anche recenti, con i mostri e gli oggetti che escono dallo schermo. Mentre questo 3D è al servizio della profondità campo. Tutto qua (si fa per dire). E basta questo per entusiasmare la massa? Sarebbe fantastico, vorrebbe dire che esiste un mondo di cinefili in grado di esaltarsi perché c’è una profondità di campo mai vista prima. Mah… non ho mai sentito lo spettatore comune discutere di "profondità di campo": sarebbe come se ad un bambino di 5 anni piacesse a dismisura un gelato non perché ha il cono a forma di Topolino, ma perché contiene solo ingredienti naturali. Quindi, se la rivoluzione c’è, il pubblico la percepisce per sentito dire, più che per esperienza personale. Sarebbe curioso proiettare Avatar e di seguito Up della Pixar, e capire in quanti si accorgono delle differenza tra un film in 3D ed un’animazione in 3D. Ma la rivoluzione, si sa, la si subisce, più che comprenderla. Fino a quando non sarà più presunta meraviglia, ma semplice routine.

PARAGONI - Sono passati 13 anni da Titanic, il film che ha reso Cameron il re del mondo del cinema. Nessuno lo definì un film rivoluzionario, eppure sono convinto che quel film resterà nella Storia molto più di Avatar. Perché non era un film rivoluzionario, ma restauratore, capace di riportare il kolossal-storico-love story al grande pubblico ormai abituato a tempi veloci e a storie moderne. Titanic è il Via col vento degli anni ’90, e non sfigura confronto al classico del ’39. Perché nessuno dei due è un capolavoro, ma solo un ottimo prodotto. Perché Victor Fleming non era altro che un grande artigiano, a cui l’inventivo Cameron può affiancarsi senza sfigurare. Perché Kate Winslet ha dimostrato di essere un’attrice molto più versatile di Vivien Leigh, così come Di Caprio ha mostrato di avere non tanto meno carisma di Clark Gable. Ma con Avatar, con questo pentolone che contiene John Ford, la fantascienza degli ultimi 50 anni, e i riflessi del neo colonialismo, Cameron affonda nel deja-vu, senza sapere non dico creare, ma ri-creare nulla. Diegeticamente, così come a livello di caratterizzazioni dei personaggi, tutto è derivativo, professionalmente ben servito, data l’abilità del regista, ma piatto e scontato. E, soprattutto, dimenticabile. ‘Avatar’ non riesce, nella fantascienza (o nel fantasy-avventuroso) a fare quello che Quentin Tarantino ha fatto col war movie per mezzo di Bastardi senza gloria: rielaborare il già visto e già detto sul cinema bellico commerciale e renderlo proprio, unico, tramutando in forma d’arte la finzione e l’impossibilità di raccontare la Storia se non falsificandola. Cameron insegue la meraviglia dell’esaltazione visiva, ma paradossalmente il suo film non emoziona mai, non si imprime mai. Perché non ha nulla da dire. E non ha nulla di urgente da mostrare. È un film di linguaggio visivo, si dirà. Certo. Ma cosa sarebbe stato Quarto potere, film considerato innovatore per montaggio, narrazione, piani di ripresa, oltre che per la famosa profondità di campo, senza la lucidità che aveva Orson Welles nel raccontare l’essere umano e il mondo? Un film destinato ad essere dimenticato.
 
2001 VS 2154 - Se a distanza di più di 40 anni 2001: Odissea nello spazio di Kubrick è un film che rimane insuperato nel raccontare un futuro, oggigiorno, datato, il 2154 di Cameron è di una ingenuità sconcertante, con gli umani che parlano ancora esattamente come oggi e i marines che sono vestiti come quelli che vediamo in Afghanistan. Non era una previsione sui costumi dei nostri discendenti che si chiedeva a Cameron (o a 2001), ma una capacità di creare un immaginario sognato, futuristico, uno specchio della nostra realtà contemporanea che potesse essere altro e filosofico come quello di Kubrick. Certo, confronto impossibile, ma se rivoluzione doveva essere, bisognava saperne essere all’altezza. Il marketing ha vinto. Il successo è servito. Ma rivediamo Avatar, non dico nel 2154, ma tra 5 anni, e capiremo allora quanto ci piaccia davvero adesso. O se abbiamo semplicemente voluto essere partecipi di una rivoluzione del visibile che, io temo, non ci sia.



 
Articoli


Articolo più letto relativo a Cinema:
Orgoglio e pregiudizio


 Stampa Stampa


Argomenti Correlati

Cinema



FusiOrari.org - Settimanale d'informazione e cultura
Registrato presso il Tribunale di Milano n. 923/2005 del 2/12/2005 - Direttore Responsabile: Antonio Alizzi
powered by Phpnuke, software rilasciato sotto licenza GNU/GPL, consulta le note legali.