di Antonio Alizzi
Titolo: Jarhead
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 110 minuti
Regia: Sam Mendes
Cast: Jake Gyllenhaal, Peter Sarsgaard, Chris Cooper, Jamie Foxx
Produzione: Lucy Fisher, Douglas Wick
Distribuzione: UIP
Data di uscita: 3 febbraio 2006
MILANO - Uno dei film più convincenti, misurati e consigliati degli ultimi anni sulle conseguenze della guerra. Tratto dal volume di Anthony Swofford, Jarhead ripercorre le vicende di un tiratore scelto dei Marine, Anthony Swofford, che si ritrova prima nell’immenso deserto saudita del Rub Al Khali, e poi ai confini col minuscolo stato del Kuwait invaso senza giustificabile motivo dal rais di Bagdhad Saddam Hussein nel 1991. con la missione Desert storm la comunità internazionale si è fatta carico della controversia e ha ristabilito in poche settimane la situazione iniziale. Il 17 gennaio i caccia americani hanno sganciato un tappeto di bombe su militari irakeni e civili kuwaitiani affermando una supremazia tale ancor prima di offendere.
Il militare Swafford non ha ancora sparato un colpo e, come ogni vero Marine, crede sia finalmente arrivato il momento di vedere la “foschia rosa” di una testa colpita dal proiettile. I tiratori scelti, chiamati jarehaeds, si muovono sempre in coppia: tiratore più ricognitore, il secondo funge da mirino umano per il primo che solleva il cane e preme il grilletto del fucile.
Dopo un duro periodo di formazione in cui la stabilità psichica di ogni elemento dell’esercito più forte della terra viene senza requie messa a rischio attraverso macabri rituali d’iniziazione al plotone in cui si è finiti, sberleffi e violenza fisica da parte di colleghi e superiori, Swofford viene mandato a difendere i pozzi di petrolio dell’Arabia Saudita minacciati dalla guardia repubblicana irakena. Alla fine rimarrà sulla Penisola Arabica per circa sei mesi, senza un proiettile sparato e con una guerra durata appena 4 giorni.
La pellicola del regista Premio Oscar Sam Mendes colpisce per intensità e coerenza. La trama si snoda senza colpi di reni rispettando la scaletta imposta dalla fabula narrativa: niente flashback, peripezie spaziali o colpi di scena imprevedibili.
È un film asciutto, diretto in modo essenziale, con una fotografia efficace e, il punto di forza dei 105 minuti, un montaggio da award. A tratti serrato, strisciante nelle scene da cardiopalmo, regolare nella riflessione caldeggiata, peraltro esplicitata con l’ultima battuta fuori campo del marine, sulla guerra.
Jarhead offre un’occasione significativa e ficcante, inoltre, sull’universalità delle conseguenze che una guerra produce: dalle vittime ai vincitori, dagli esseri umani al mondo animale. Straordinaria la scena, tra l’onirico e il grottesco, in cui un cavallo compare da una schiera di pozzi di petrolio in fiamme, e nitrisce la disperazione della completa idiozia umana. L’intervento dei jarheads si risolve nell’incredibile. Rimane il fatto, tuttavia, che una mano che ha imbracciato il fucile per uccidere non sarà più la stessa mano. Quando fa l’amore, quando accarezza una donna, quando cambia un pannolino al proprio bambino.
Da vedere e rivedere.
Giudizio ****/5