Sul delicatissimo tema dell'immigrazione è in atto in Francia un dibattito politico a tal punto arroventato, che il Presidente francese Nicolas Sarkozy. in questi giorni è stato costretto a prendere posizione sull'argomento.
Bruno Virdò
MILANO - Nicholas Sarkozy, in un'intervista concessa due giorni fa alla rete televisiva TF1, ha esplicitato la linea dura che il suo governo intende adottare, al fine di contrastare un fenomeno (l'immigrazione clandestina) di portata epocale. Eloquenti, a tal proposito, sono le sue frasi: "Non lascerò la Francia disarmata di fronte al fenomeno di sbarchi clandestini come quelli avvenuti in Italia. Ci sono degli schiavisti che usano la miseria umana e sbarcano sule coste della Francia degli sfortunati con i loro bambini. Tali criminali chiedono a questi sventurati di buttare i telefonini e i documenti in modo che non si sappia da dove vengono. Il nostro compito è quello di curare, rifocillare, identificare e riportare a casa queste persone".
GLI EPISODI - Questa decisa linea politica del Presidente Sarkozy scaturisce dall'ennesimo episodio di sbarco in Corsica avvenuto sei giorni fa. Su una spiaggia dello stretto di Bonifacio, infatti, sono sbarcati 123 curdi (tra cui trenta bambini), i quali, dopo le cure e l'accoglienza del caso, sono stati tradotti nei centri di accoglienza di Marsiglia, Lione e Nimes. Ad aggravare la situazione sotto il profilo dell'ordine pubblico c'è stata la decisione dei giudici della libertà di rilasciare 94 curdi – in seguito ad un loro ricorso presentato contro i provvedimenti di espulsione - poiché nell'ordinamento francese non esiste una norma
ad hoc che possa, per l'appunto, regolare la questione. Come prevedibile, sotto accusa è finito il responsabile dell'immigrazione Eric Besson, inevitabilmente al centro di furiose polemiche. Per sua fortuna, ha trovato in Sarkozy uno strenuo difensore del suo operato. Il Presidente, infatti, dice: "Il ministro ha gestito bene la cosa, i giudici hanno detto che non dovevamo metterli nei centri di detenzione; quelli che sono rifugiati resteranno, gli altri saranno mandati a casa. Altrimenti, gli schiavisti del mondo intero ne trarrebbero la conclusione che possono far sbarcare tutta questa povera gente sulle spiagge francesi". Inoltre, a chi ha rimproverato il fatto che la Francia sia restia ad accogliere questi sventurati, il Presidente ha argomentato in questi termini: "Noi siamo gente generosa, ma vogliamo che ci siano diritti e doveri. La Francia è un crogiuolo di etnie e genti diverse che insieme contribuiscono al benessere della nazione".
ALTRI TEMI - Successivamente, l'intervista ha toccato un argomento di primaria importanza per la società francese, ovvero lo scottante tema della disoccupazione. A riguardo Sarkozy ha promesso un drastico calo, rivendicando, tra le altre cose, il merito di avere attutito i nefasti effetti della crisi, che hanno portato, per esempio, gli Stati Uniti a raddoppiare il tasso di disoccupazione, mentre per Spagna e Regno Unito la situazione non è stata (e non è) più rosea. Solo la Germania, a detta del Presidente, ha conseguito risultati più lusinghieri nella lotta alla disoccupazione. Infine, sull'eventualità di un secondo mandato nel 2012 il Presidente ha dichiarato prudentemente di riservarsi la decisione nell'imminenza delle prossime elezioni. Dunque, è lecito sostenere che il programma di Sarkozy tenti di arginare un fenomeno (quello dell'immigrazione) la cui portata e le cui implicazioni per l'ordine sociale spesso sfuggono ad una analisi attenta e lucida, in considerazione soprattuttodei risvolti che esso reca con sé.