Lunedì 11 gennaio un efferato omicidio ha sconvolto l'isola di Cipro. Due colpi di fucile, infatti, hanno posto fine alla vita del quarantunenne Andis Hadjicostis, editore del gruppo Dias che comprende la rete televisiva privata Sigma, il quotidiano Sismerini e la radio Proto.
Bruno Virdò
MILANO - Il magnate cipriota Andis Hadjicostis, mentre faceva ritorno alla sua abitazione nei pressi delle ambasciate degli Stati Uniti, della Russia e dell'Egitto è stato raggiunto da due colpi sparati da un individuo in motocicletta che indossava il casco. Immediatamente, l'opinione pubblica ( sconvolta dal terzo omicidio nell'arco di trentacinque anni...)ha collegato il barbaro avvenimento ai negoziati tra il Presidente della Repubblica Demetris Christofias ed premier turco cipriota Mehmet Ali Talat. Negoziati questi finalizzati alla stipula di uno accordo per la riunificazione politica e amministrativa dell'isola. Ma quale ruolo ha avuto ed aveva l'imprenditore in relazione a questi delicatissimi negoziati? Ciò è presto detto. Nel 2004, subito dopo l'ingresso della Repubblica greco-cipriota nell'Unione Europea, il gruppo al quale faceva capo il magnate dell'editoria ha appoggiato esplicitamente la linea politica del defunto presidente cipriota Tassos Papadopulos, con l'intenzione di contrastare il progetto dell'Onu, mirante all'unificazione dell'isola mediterranea ed alla cessazione dei mai sopiti contrasti tra greci ciprioti e turchi ciprioti.
LE INDAGINI - Questo teorema investigativo, però, ha iniziato a vacillare e a perdere di plausibilità, quando la polizia cipriota ha arrestato la nota presentatrice tv Elena Skordelli e suo fratello (giornalista) Anastasios Krasopoulis. La donna, licenziata in tronco qualche mese fa da Hadjicostis, dopo una lunga carriera presso la Sigma tv di proprietà del magnate, avrebbe incaricato (insieme a suo fratello) un sicario, per consumare la propria vendetta personale. A suffragio di questa tesi accusativa, inequivocabili sembrano essere i tabulati dei cellulari che recherebbero traccia di compromettenti telefonate tra i due mandanti e l'esecutore materiale del delitto. Quest'ultimo, poi, arrestato dalla polizia qualche giorno fa, avrebbe confessato (con la promessa di protezione e di uno sconto di pena) agli agenti di avere intascato un assegno di cinquantamila euro, quale corrispettivo per l'uccisione del magnate. Inoltre, il quadro accusatorio verrebbe aggravato dalla posizione all'interno della società di Elena, la quale, in quanto proprietaria del 20% del pacchetto azionario della Sigma Tv, puntava ad accrescere la sua influenza in seno al consiglio di amministrazione.
LA DIFESA - Come prevedibile, l'accusata ha negato decisamente ogni addebito, inoltrando alla Procura cipriota diverse querele ai danni delle radio e delle tv che, diffamandola, avevano accostato la morte dell'imprenditore al suo nome. In secondo luogo, la stessa giornalista - tramite il suo legale Michalakis Kyprianou - ha dichiarato di avere chiesto alla polizia protezione per sé e la sua famiglia, perché si considerava in pericolo. Infatti, la giornalista sostiene che due giorni prima una ruota della sua automobile sia stata sabotata ad opera di ignoti, con il preciso intento (a suo dire) di cagionarle un incidente o addirittura la morte. Ad ogni modo, la bionda Elena dovrà comparire davanti al giudice nei prossimi giorni, per dimostrare la sua totale estraneità ai fatti; cosa che evidentemente non farà Gregoris Xenofontos, ventinovenne fuggito all'estero (con sua moglie in Moldavia) ed indicato come il materiale esecutore dell'assassinio dell'imprenditore cipriota. Per lui la polizia cipriota ha spiccato un mandato di cattura europeo ed internazionale.