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Tra le nuvole - Up in the air
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 Regia: Jason Reitman Cast: George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman, Danny McBride Nazione: USA Anno: 2009 Genere: Commedia Durata: 109 min. Angela Azzarone Che cosa c'è nel vostro zaino? E' la domanda con la quale Ryan Bingham, un affascinante tagliatore di teste che trascorre la sua vita tra lussuosi aeroporti, alberghi e automobili in affitto, apre i suoi seminari sulla motivazione per manager rampanti. Secondo Ryan, infatti, lo zaino che ogni persona si porta dietro è appesantito dai rapporti affettivi e dal possesso di oggetti che ostacolano il movimento fino a frenarlo completamente. Perchè la vita è libertà, leggerezza e movimento. Che per Ryan equivale allo spostamento veloce e confortevole da una parte all'altra dell'America, “up in the air” appunto, con l'obiettivo di entrare nel prestigioso club dei dieci milioni di miglia.
LA STORIA - La storia si mette in moto quando Ryan, durante uno dei suoi viaggi, incontra Alex, seducente e magnetica trentenne che, come lui, abbraccia la filosofia “anti – legami”. Proprio quando sembra aver incontrato la donna giusta il suo stile di vita è minacciato dalla giovanissima psicologa Nathalie Keener. La quale, per ridurre i costi dell'azienda, convince il suo capo a riportare Ryan e gli altri viaggiatori dietro le scrivanie, dalle quali potranno svolgere lo stesso lavoro in videoconferenza, disumanizzando ulteriormente il processo di licenziamento. Per mostrarle quanto sia destabilizzante e difficile licenziare qualcuno e quali possano essere le conseguenze nella vita di chi subisce un licenziamento, Ryan deciderà di portarla con sé durante le sue missioni lavorative. Il matrimonio di una sorella che non vede da molto tempo contribuirà a demolire le sue residue certezze e lo spingerà a cercare qualcosa di più profondo. Ma il finale sarà un po' meno prevedibile di quanto ci si possa aspettare... RAFFINATO E BRILLANTE - Ma anche acuto e profondo, leggero e umoristico al contempo, caratterizzato da dialoghi acuti e taglienti. Per Up in the air Jason Reitman, regista dal gran talento e vincitore di un Oscar nel 2008, firma la sceneggiatura con Sheldon Turner di una storia insolita e molto moderna, sia per l'ambientazione che per i contenuti, basata sull'omonimo romanzo di Walter Kirk, che durante un viaggio aereo incontrò un uomo d'affari che trascorreva la sua vita in volo e tra gli alberghi. Una storia moderna ed insolita anche per i personaggi. Ryan, il protagonista del racconto, è un uomo che dietro una gran dose di fascino, acutezza e spavalderia, cela in realtà un senso di vuoto. E' un vero gentlemen, intelligente e distaccato, soddisfatto di ciò che è. E' cinico ma allo stesso tempo conserva la consapevolezza della responsabilità e della delicatezza del suo compito. Alex, la sua controparte femminile è un personaggio molto acuto ed indipendente. Nathalie è una donna pratica e determinata. Inizialmente convinta di poter licenziare con precisione e compostezza, si renderà conto nel corso della storia di non essere adatta al lavoro scelto. Up in the air è un film che si sposta da un aeroporto all'altro: è stato girato in cinque città diverse ma ne sono mostrate venti, tutte riscostruite attraverso la scenografia. Nella prima parte le location sono quasi tutti spazi prefabbricati e industriali: un mondo prevedibile, quasi sospeso. “Quando il film inizia, tutto è incontaminato. Gli aeroporti sono perfetti e immacolati, non si riesce a immaginare un posto più celestiale”, dice Reitman. “Ma alla fine del film, quando la vita di Ryan cambia, anche il suo punto di vista cambia e improvvisamente gli aeroporti diventano caotici e confusionari”. Immagini splendenti e patinate si alternano ad altre in stile documentaristico, caratterizzato da riprese asciutte e neutrali. Ad un mondo formale e sofisticato si contrappone la rappresentazione del matrimonio della sorella di Ryan, in cui appaiono personaggi autentici, ricchi di umorismo e dolcezza e l'ambientazione, come gli abiti di scena, si fa più comune. LE TESTIMONIANZE DI CHI HA PERSO IL LAVORO - Le città in cui Ryan Bingham si reca per effettuare i licenziamenti sono state selezionate tra quelle in cui negli ultimi mesi si sono registrati i maggiori fallimenti aziendali, tagli al personale e fenomeni di bancarotta. La troupe si è recata a Detroit, patria dell'industria automobilistica, e a Saint Louis, la cui economia ruota intorno agli impianti di imbottigliamento, per catturare le reazioni dirette e i racconti dell'esperienza devastante di chi ha perso il lavoro in un periodo di forte recessione economica com'è quello che stiamo attraversando. Dana Glauberman, assistente al montaggio, ha raccontato di essere rimasta molto toccata dalle varie ore di girato che mostravano le drammatiche testimonianze di chi aveva perso il lavoro. Proprio in virtù di questa mescolanza tra commedia a fatti drammatici il copione del film, come hanno affermato gli stessi produttori, non può rientrare in nessuna categoria specifica. E ALLORA, COSA LASCIARE NELLO ZAINO? - I film di Reitman - da Juno a Thank you for smoking - come egli stesso ha affermato, iniziano da una domanda. Se Juno si interrogava su un problema etico e politico e Thank you for smoking sul ruolo di un padre e sulla crescita, ques'ultimo lavoro si confronta con una questione più radicale: è meglio vivere da soli o in compagnia? Meglio scappare o accettare di restare? E queste riflessioni accompagnano lo spettatore che ha la sensazione di viaggiare su e giù per l'America insieme a Ryan Bingham. La conclusione a cui perviene Reitman è che è meglio trascorrere la propria vita con qualcuno: è la certezza dei legami autentici a dare la forza nei momenti di difficoltà. Il Ryan Bingham dell'inizio della storia fa pensare a quelle persone sempre più numerose che abitano la contemporaneità, gelose del proprio tempo e della propria indipendenza, incapaci di coinvolgersi in rapporti costruttivi e di darsi all'altro. Persone che vivono avvolte in un bozzolo che li protegge da un incontro vero e profondo. Che hanno scelto come valori l'efficienza, il comfort e la performance lavorativa in un mondo che ha sostituito la dimensione individuale a quella collettiva. Una storia che porta ad interrogarsi, con toni lievi e divertenti, su che cosa valga la pena di lasciare nello zaino per essere davvero felice mentre si affronta il viaggio della vita, su cosa sia zavorra e cosa no. Proprio in un momento storico come quello attuale, in cui da più parti si auspica uno stile di vita improntato alla sobrietà e all'essenzialità, diventa importante provare ad alleggerirsi da tante false méte, oggetti, possessi e status symbols. L'idea di un uomo come Ryan, inoltre, che passa la sua vita in volo, richiama alla mente un'opera pittorica realizzata nel 1953 da Reneé Magritte, in cui tanti ometti neri tutti uguali ed eleganti, con bombetta e valigia, vagano sospesi tra il cielo e la terra. Con Up in the air, come per i film precedenti, Jason Reitman si conferma narratore di storie originali che commentano con ironia ed intelligenza il mondo contemporaneo. Da vedere per riflettere o anche soltanto per ammirare il fascino di George Clooney!
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