di Antonio Alizzi
Titolo: The door in the floor
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 111 minuti
Regia: Tod Williams
Cast: Jeff Bridges, Kim Basinger, Jon Foster
Produzione: Ted Hope, Anne Carey, Michael Corrente
Distribuzione: Eagle Picture
Data di uscita: 3 febbraio 2006
MILANO - Tratto dal bestseller di John Irving A window for one year, è in uscita nelle sale italiane il nuovo film di Tod Williams The door in the floor. Trasporre un’opera letteraria sul grande schermo non è mai impresa semplice e questa volta, in particolare, il tema affrontato presta il fianco a cadute di stile banali e ad uno sviluppo narrativo non sempre lineare e coerente.
Si dice che quando Kubrick prese in mano la Lolita di Nabokov precisò che il volume di partenza rappresentasse per lui un semplice stimolo, un canovaccio da ripulire e definire. Il risultato fu un capolavoro da cui trasse beneficio lo stesso libro. John Irving non ha bisogno di presentazioni, è uno dei più affermati e convincenti autori di narrativa viventi giunto oramai al quarto film based on suoi libri.
La storia de La porta nel pavimento è quella di uno scrittore per bambini (Jeff Bridges) in cerca di se stesso e di ciò che rimane della sua famiglia. Di ritorno da una giornata di sci in montagna con la moglie Marion (Kim Basinger), la coppia assiste impotente ed in diretta alla tragica perdita dei due figli adolescenti coinvolti in un incidente mortale. Ricostruire, risignificare, riordinare. I due decidono di farlo ripartendo da una nuova figlia, Ruth, vivace e subito contesa nel momento del definitivo declino della relazione coniugale. È in questo frangente che nella vita di Ted e Marion si inserisce Eddie, un collegiale diciassettenne con la passione della scrittura che decide di trascorrere l’estate accanto al noto scrittore. Le pulsioni adolescenziali mischiate al clima di profondo smarrimento in cui vive la famiglia incoraggiano Eddie a scatenare le proprie fantasie erotiche su Marion. Lo loro diventa ben presto una relazione carnale seppur con conseguenze assai diverse: il ragazzo muove i primi passi nel mondo degli adulti, la donna trova il coraggio di lasciare tutto portandosi dietro gli unici ricordi sensibili di sempre, le foto del proprio passato.
Il giudizio complessivo sul film non è completamente positivo: il rapporto tra Marion ed Eddie non appare coerente, soffre di incredibili accelerazioni non propriamente giustificate dalla sceneggiatura. I dialoghi sono spesso algidi e a Kim Basinger non riesce di esprimere sempre con elevata intensità il dramma interiore della donna, oscillando da un mutismo enigmatico a un attivismo sessuale quasi perverso.
Meno biasimabile l’interpretazione di Jeff Bridges; incarna l’archetipo di uno che dell’arte fa uno stile di vita totale. Le conseguenze, così, possono essere le più disparate e divertenti.
Per un film sulla narrazione, forse, ci si aspetta un copione più incisivo.