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Speciale 7 novembre

Fumetti - Quando i mondi collidono: Marvel e Dc, guerra di Cross-Over
 Arte Libri Culture
Dopo anni di alti e bassi si confrontano ai massimi livelli sul mercato italiano gli universi narrativi delle due più famose fabbriche di supereroi del mondo, e lo fanno mettendo in campo tutti i propri personaggi. Con due saghe dopo le quali, tanto per cambiare, “nulla sarà più come prima” e che presentano qualche analogia con la nostra realtà.

Massimo Barison

Le apparizioni di Superman, Batman e di quasi tutti i personaggi creati in America dalla casa editrice D.C sono state per molti anni piuttosto sporadiche nel nostro Paese: colpa della frammentazione dei diritti fra troppi editori e di una intrinseca debolezza di quella Play Press che si era proposta come detentore unico del Verbo in Italia. Così, mentre ormai tredici anni fa la Marvel Italia riscattava dallo stesso destino i personaggi rivali (Fantastici Quattro, Uomo Ragno, Hulk e X-Men su tutti), l’Uomo d’acciaio e l’Uomo Pipistrello proseguivano la vita grama che nessun settantenne (entrambi sono nati negli anni ’30 del Novecento) si augura o si immagina. Ora le cose sono cambiate: i diritti della D.C. – che in patria appartiene alla Warner Bros – sono della Planeta DeAgostini, colosso iberico che da una posizione di leadership in Spagna tenta la scalata al mercato italiano.


CROSS-OVER PER TUTTE LE STAGIONI - La Planeta sbarca dunque in edicola con i personaggi più famosi della D.C., di cui propone tantissimo materiale (inedito e in ristampa) che i fan italiani non speravano di rivedere. Così, mentre le serie Marvel macinano albo su albo, si profila un grande duello per la primavera 2007: entrambi gli editori pubblicheranno contemporaneamente due saghe del genere che ha reso famoso il fumetto supereroistico americano, e nelle edicole italiane sbarcano due cross-over che si annunciano impedibili - Civil War per la Marvel e Crisi Infinita per la D.C. Per comprendere che cosa rappresenti un Cross-over occorre sapere che gli incontri tra personaggi della stessa casa editrice sono frequentissimi. Batman e Superman abitano nello stesso mondo e Gotham City e Metropolis sono città immaginarie dei medesimi States; da parte loro, i personaggi Marvel vivono quasi tutti a New York: è tutt’altro che raro trovare Devil e Spider Man alle prese con lo stesso nemico così come Bruce Wayne e Clark Kent (e i loro alter-ego mascherati) hanno vissuto molte avventure in coppia. Per generare l’evento "di cui la gente deve parlare", nel tempo le case editrici hanno organizzato incontri di massa di tutti (o quasi) i propri personaggi, ideando ogni volta una minaccia che giustificasse simili adunate di eroi. Civil War e Crisi Infinita sono eventi di questo tipo, diversi tra loro eppure per molti versi simili, e il loro confrontarsi in diretta permette osservazioni, paragoni e riflessioni interessanti.
 
LE TRAME - Tempi duri per gli eroi Marvel: nell’ultimo periodo gli umani hanno manifestato una grande insofferenza nei confronti delle loro azioni, che spesso si riflettono in maniera catastrofica sulla vita di tutti. Quando un gruppo storico come i New Warriors (da poco protagonisti, nell’Universo Marvel, del primo reality show supereroistico) si scontra con alcuni supercriminali più duri del previsto, uno dei cattivi dà sfogo ai propri poteri e il risultato è catastrofico: tutti o quasi gli eroi morti, e la popolazione della città più vicina decimata. Tra i morti, decine e decine di bambini: la popolazione insorge, la politica deve rispondere. Il Governo degli Stati Uniti vara una legge di registrazione, istituendo una specie di Albo dei Supereroi: chiunque voglia continuare a esercitare la propria attività di giustiziere dovrà dichiararsi alle autorità, rivelando la propria identità segreta, e potrà agire liberamente. Chi non accetta di registrarsi (e sono in molti) diventa fuorilegge.
Ugualmente complessa, e di portata forse più vasta, è la trama dell’evento D.C. Evento che celebra al tempo stesso i settant'anni della casa editrice e i venti trascorsi dalla sua saga più famosa, quella Crisi sulle Terre Infinite che due decenni fa rappresentò una delle pietre miliari del genere e rimise ordine al complicatissimo multiverso in cui coesistevano differenti versioni degli stessi personaggi (a seconda dell'epoca in cui furono creati), spesso contrastanti tra loro. Tutti quanti coalizzati in una battaglia cosmica, gli eroi sconfissero la minaccia di turno, non senza la morte di illustri personaggi e la distruzione di tante realtà. Ora la situazione si presenta ancora disperata, ovunque nell’universo si moltiplicano le minacce e il significato stesso dell'essere supereroi traballa vistosamente: in questa situazione di grande incertezza, tornano alla ribalta figure dimenticate (lo storico Superman dell'Età dell'Oro, quello nato negli Anni '30) e nemici misteriosi muovono pedine destinate alla rovina dell'umanità.

TV E SUPEREROI, UN CASTING FORZATO - Per molti i fumetti di supereroi sono capaci di raccontare solo storie leggere, improbabili e lontane dalla realtà: nel tempo – e nell'inconsapevolezza dei media - i comics americani (e non solo) hanno intrapreso un percorso che li ha portati a raggiungere risultati simili a quelli della grande letteratura. Questo impegno sociale, questa riflessione sui grandi temi che oggi la realtà impone a chi lavora con la narrativa di ogni tipo, si riflettono anche nella struttura di queste storie che, sotto le spoglie di un racconto di fantascienza, nascondono inquietanti analogie con la realtà di tutti i giorni. Si pensi all’assurdità di un reality show in cui i supereroi inesperti danno la caccia a potenti supercriminali, e alle conseguenze che una puntata mal riuscita ha sulle vite degli spettatori: che differenza c’è - fuor di metafora - tra un programma simile e quei capolavori del cattivo gusto che ci propinano interventi chirurgici gratuiti, disarmanti dimostrazioni di ignoranza e accoppiamenti liberi sotto l’occhio di Grandi Fratelli sempre più indifferenti e assuefatti? Si dirà che il pubblico è vaccinato, e si potrebbe essere d’accordo, vista la crisi di questo genere televisivo. Ma pensiamo allora al ruolo di agenda setting esercitato dai media nei confronti dell’opinione pubblica: uno degli episodi che nell’Universo D.C. mette in discussione l’autorità dei supereroi (perché qualcosa di simile succede in entrambi i racconti) è l’uccisione improvvisa e brutale di un criminale da parte di Wonder Woman. Episodio avvenuto mille volte, in passato: perché sì, una volta le storie classiche, imbevute di perbenismo americano (e non solo), ci facevano credere che in quelle innocue scazzottate nessuno si faceva male davvero; ma poi un approccio più maturo e attento da parte degli autori ci ha fatto conoscere il dolore dei colpi, la profondità delle ferite e la possibilità della morte che sovrastava il destino dei personaggi in costume, buoni o cattivi che fossero. Quando però qualcosa di simile accade davanti alle telecamere (come in Crisi Infinita), il clamore suscitato dall’evento è talmente forte, l’impatto talmente sconvolgente, da mettere in discussione la posizione di un’icona come Wonder Woman. Entrambi i casi (il reality show e la diretta giornalistica) rimandano a un immaginario televisivo che pare aver corrotto la nostra visione della realtà, tanto da condizionarla fino a mettere in discussione l’importanza di valori, azioni e comportamenti che secoli di abitudini avevano sedimentato nella nostra mente: si tratti della legittima condotta morale di un supereroe nel mondo della fantasia, o del senso del pudore, della giustizia, della dignità in quello di tutti i giorni.

GLI EROI RISPETTANO LE LEGGI? – C’è un altro momento da raccontare, in Civil War: uno dei supereroi contrari all’atto di registrazione è Capitan America, l’icona più pura dell’americanismo, il supersoldato che in mille battaglie ha affrontato tutti i nemici della nazione fino a diventare modello per tutti gli yankees che amavano la mamma, la famiglia e la torta di mele. Proprio in uno scambio di battute tra lui e la responsabile militare dell’attuazione della legge, troviamo un piccolo ma interessante contributo alle eterne discussioni sul bene e sul male, sulla differenza tra diritto e giustizia, sul rapporto tra la politica e la morale. “Cap” non vuole che i supereroi si registrino: “I supereroi devono essere al di sopra della legge o sarà Washington che inizierà a dirci chi sono i supercriminali”. Il vecchio soldato ha visto troppe ingiustizie commesse in nome dell’interesse americano. La sua interlocutrice ribatte in maniera disarmante: “Pensavo che i supercriminali fossero tizi mascherati che si rifiutano di obbedire alla legge”. Un ritratto perfetto di quello che è adesso Capitan America: un personaggio che si comporta in questo modo perché vede attorno a sé campagne d’odio per chi è diverso, campi di reclusione per supereroi restii a collaborare in cui i diritti umani diventano un’opinione, e una lotta fratricida in cui nessuno capisce da che parte stiano il Bene e il Male. Un mondo, in definitiva, in cui anche la Verità si è messa una maschera e va in giro la notte, senza mostrarsi a nessuno e senza sapere che forse nessuno è davvero interessato a incontrarla. Vi ricorda qualcosa?



 
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