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© Corriere della Sera

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Speciale 7 novembre

Calcio & Informazione: in Italia è crisi profonda
 Sport
Il momento di crisi del calcio italiano è sottolineato dal degrado delle trasmissioni e dei quotidiani ad esso dedicati. Analizziamo due casi emblematici: la “Gazzetta dello Sport” e “Controcampo”

Vittorio Pessini

ALESSANDRIA - Gli effetti visibili di Calciopoli si avvertono ancora oggi in maniera evidente e si possono ridurre schematicamente a tre punti essenziali: calo degli spettatori in serie A (e contemporaneo boom della serie cadetta), calo degli ascolti delle trasmissioni sportive, calo delle vendite del quotidiano sportivo di maggior diffusione (ammesso anche da Candido Cannavò in una recente intervista). Se la fuga dagli stadi è spiegabile in parecchi modi ed è connessa a una serie di fattori di lunga durata (ostilità del pubblico verso il decreto Pisanu e forte concorrenza di Sky su tutti), gli altri due fenomeni vanno analizzati collegandoli globalmente e ad ampio raggio con i recenti scandali estivi.


Controcampo ha ormai completato la sua metamorfosi da programma di informazione sportiva a becero e ridicolo bar sport, in cui tutti i personaggi recitano un ruolo predefinito a tavolino e si immobilizzano per mesi, o per intere stagioni, sulle medesime battute. Ogni notizia nel mitico studio 20 di Cologno Monzese diventa un pretesto per montare scandali e polemiche, a conferma del fatto che il tanto deprecato “biscardismo” ha fatto scuola anche in una trasmissione che da sempre si vende ai suoi telespettatori come modello di serietà e di correttezza deontologica.
Per spiegare il calo di ascolti basta visitare il sito del caporedattore della sezione sportiva di Mediaset, Paolo Ziliani (www.paoloziliani.it). Entrato nell’immaginario della gente per le sue famose pagelle Ziliani si erge ora a paladino di tutti coloro che si sentono oppressi dal precedente sistema calcistico, scagliandosi con veemenza e mancanza di razionalità contro ogni cosa che risulti riconducibile alla società Juventus. La serie di calunnie e di falsità perpetuate da questo personaggio è troppo lunga per essere condensata nel breve spazio di un articolo, e dunque basterà un solo esempio per inquadrare in maniera ottimale la sua idea di giornalismo. In un articolo di commento sull’assegnazione del pallone d’oro a Fabio Cannavaro egli si dilunga dapprima ad elencare le motivazioni “morali” per cui il calciatore sarebbe stato indegno di tal riconoscimento, e in un secondo momento riporta l’elenco dei giurati che hanno decretato la sua vittoria. Visto che tra questi rientrano, tra gli altri, i votanti di Estonia, Lettonia, Slovacchia, la tesi di fondo che Ziliani vuole dimostrare è che queste persone, provenendo da paesi con poca gloria calcistica, non hanno la necessaria competenza per effettuare valutazioni corrette, come se tale competenza fosse innata biologicamente e derivasse dal luogo di nascita di una persona. Chi di noi, infatti, si sognerebbe di affermare che gli inglesi non capiscono nulla di tennis solo per il fatto che negli ultimi anni non hanno avuto giocatori importanti di livello? O che un croato non possa parlare con rigore di rugby dopo una vita passata a seguire quello sport? Dietro a tale affermazione neanche troppo velatamente razzista si coglie la volontà di Ziliani di colpire il giocatore, reo della gravissima colpa di aver indossato per due anni la casacca bianconera e dunque bersaglio ideale da esporre all’odio dei tifosi di colore diverso.

Se l’informazione televisiva piange, quella su carta non può permettersi di ridere. Nonostante il ridicolo tentativo messo in atto per tentare di negare il brusco calo di vendite la Gazzetta dello Sport ha perso negli ultimi tempi lettori e, cosa ben più grave, credibilità. L’ex quotidiano sportivo più autorevole d’Italia si è lanciato in una campagna denigratoria contro giocatori e società (indovinate di quali colori), cavalcando in maniera sciacallistica lo scandalo di Calciopoli. La conferma, nel caso in cui ce ne fosse stato bisogno, è arrivata mercoledì 20 dicembre, quando il giornale, all’indomani di un contestato Bologna - Juventus, appariva nelle edicole con il seguente titolo a caratteri cubitali: “Juve, non cosi”. Forse nessuno ha informato il direttore Verdelli e la sua allegra combriccola che Moggi e soci hanno abbandonato il mondo del calcio, o quanto meno che non lavorano più alle dipendenze della società Juventus. E allora perché far ricadere l’errore di un arbitro sulla società, come se fosse essa la responsabile di quello e non l’incompetenza del fischietto? E come mai simili titoli vengono fatti soltanto quando ad essere avvantaggiata è la squadra bianconera? Non mi risultano analoghe prese plateali di posizione dopo il rigore inventato concesso al Genoa contro la Juventus, o dopo il clamoroso gol non convalidato all’Empoli contro il Torino, o dopo la vittoria interna dell’Inter contro la Reggina macchiata da evidenti errori arbitrali ai danni dei calabresi. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Il giornale si è inoltre trasformato in un fantamercato aperto tutto l’anno, e ogni giorno riporta nuove notizie di potenziali trattative che si rivelano puntualmente fasulle, perdendo così la sua specificità rispetto agli altri due quotidiani sportivi italiani, Tuttosport e Corriere dello sport. L’autorevolezza della rosa è dunque ai minimi storici, e la possibilità di uscire da questa situazione comatosa sembrano al momento remote.

Nel generale clima di buonismo post - natalizio facciamo i migliori auguri a Controcampo e alla Gazzetta dello Sport, vessilli issati ignominiosamente sulle macerie di quello che, nonostante tali deformazioni strumentalizzate, rimane lo sport più bello del mondo.
Buon campionato (si fa per dire) a tutti.



 
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