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Speciale 7 novembre

L’arte del fumetto – Moreno Burattini, sceneggiare per raccontare
 Interviste
Massimo Barison

MILANO – In Italia, per molti, fumetto si dice Bonelli: il colosso milanese ha sfornato nei decenni dal dopoguerra a oggi i personaggi più famosi destinati, a tratti, a monopolizzare se non il mercato stesso almeno l’immaginario collettivo di un’ampia fetta di appassionati del nostro paese. Ma anche un gigante dell’editoria deve fare i conti con il panorama che muta, gli scenari che si evolvono e il tempo che passa. Abbiamo incontrato Moreno Burattini, da quindici anni tra gli sceneggiatori di punta della casa editrice e timoniere di Zagor (che dopo Tex è il personaggio più longevo tra quelli della SBE) per farci raccontare come funzionano le cose in una realtà insolita eppure concretissima.


Cominciamo parlando della tua attività e della realtà in cui ti muovi: innanzitutto, se dovessi riassumere il tuo lavoro in poche parole, quali useresti?
In realtà io svolgo, per la mia Casa editrice, due tipi diversi di lavoro. Il primo è quello di sceneggiatore di storie a fumetti, il secondo quello di redattore incaricato dall'editore di supervisionare la preparazione degli albi, miei o altrui che siano, per fare in modo che giungano alla stampa conformi a certi standard. Per descrivere la mia attività di sceneggiatore ho scritto, anni fa, una tesi di laurea di trecento pagine. Trovo difficile riassumerla adesso in poche parole. Potrei dire che è un lavoro molto più faticoso di quanto si immagini (o non si immagini, dato che poi la maggior parte delle persone non ha la minima idea che ci sia qualcuno che lo fa), ma è anche l'unico lavoro che vorrei fare. Credo di non saper fare altro, ammesso di sapere fare questo. In ogni caso, dato che mi si chiede una definizione, ne posso dare una tecnica: sceneggiare fumetti significa organizzare la propria capacità di affabulazione secondo il "linguaggio", le tecniche e gli stilemi della comunicazione propria del fumetto, sulla scorta di un sottofondo letterario imprescindibile dai codici del medium. Qualunque autore si esprima attraverso qualunque forma espressiva deve fare i conti con i mezzi che ha a disposizione (compreso il proprio più o meno limitato talento, e compresi i limiti imposti dalle leggi di mercato) per comunicare ciò che sente di voler dire. Alla fine, ciò che si realizza deriva dal punto di incontro fra queste istanze: il contenuto da veicolare e il veicolo di cui si può usufruire per farlo. Nel mio caso, appunto il fumetto.

Che cosa c'è di "artigianale" in una casa editrice come la Bonelli, e cosa di "industriale"?
Il novanta per cento del lavoro della Bonelli è artigianale. Di industriale ci sono solo la stampa e la distribuzione. E' artigianale persino il lavoro dei letteristi (cioè quelli che scrivono, a mano, le parole dentro i balloon), il che è tutto dire.

Da una roccaforte della tradizione come la Bonelli, che molti accusano di essere una torre d'avorio, come appaiono le nuove forme di diffusione del fumetto quali ad esempio le pubblicazioni telematiche?
Non so in che senso si possa parlare di "torre d'avorio", dato che la Bonelli produce fumetti che vanno nelle mani di tutti, letti in centinaia di migliaia di copie tutti i mesi. Si tratta quanto meno di una torre aperta al pubblico e con biglietto d'ingresso a prezzi estremamente popolari. La Bonelli, di cui - sia ben chiaro - io non sono il portavoce, secondo me  è una Casa editrice specializzata in un certo tipo di fumetto, quello appunto che potremmo definire genericamente "bonelliano". Non si può neppure dire che manchino le idee e le proposte, perchè continuamente ci sono nuovi progetti in cantiere, una sperimentazione continua (serie che chiudono e aprono, formati che cambiano, autori che vanno dai classici Ferri e Ticci agli innovativi Enoch e Bacilieri, passando addirittura per Bonfatti). Certo, alla fine si è fedeli a una tradizione, ma del resto tutte le grandi Case editrici hanno una tradizione da rispettare, e quelle che non ce l'hanno speriamo che vivano abbastanza a lungo da farsela. Circa le pubblicazioni telematiche, è chiaro che noi lavoriamo a quelle di carta: si tratta di cose differenti! A ciascuno il suo, poi è ovvio che il dovere di essere aggiornati impone a chiunque lavori nel settore della comunicazione di seguire quanto più attentamente possibile gli sviluppi e le nuove tendenze

Se dovessi spiegare a un extraterrestre che cosa è un fumetto, cosa diresti?
Direi che è un modo efficacissimo per raccontare storie che parlino, appunto, di alieni. Ma sarebbe solo una battuta perchè il fumetto è un medium in grado di raccontare qualunque storia.

In una domanda secca: il fumetto è più parola o immagine? Conta di più la storia o il disegno?
Nel fumetto, i disegni raccontano una storia.

Quale è secondo te la peculiarità del mercato italiano?
La popolarità coniugata con la qualità. La varietà di generi e di stili.

Che cosa è cambiato (soprattutto nel panorama italiano) durante gli ultimi quindici anni, ossia da quando tu sceneggi professionalmente fumetti?
Sono diminuiti gli editori e i lettori, e aumentati gli autori. E gli aspiranti tali.

Ha ancora senso (o ne ha mai avuto) la distinzione tra fumetto d'autore e fumetto popolare?
Anche il fumetto popolare è fatto da autori. La distinzione non ha mai avuto realmente senso. Per il fumetto vale ciò che capita per il cinema e che Oscar Wilde diceva dei libri: ci sono fumetti fatti bene o fatti male, così come film o libri fatti bene o fatti male, e questo è tutto. Una cosa non è bella solo perchè è "d'autore" ed esce in fumetteria, così come non è brutta solo perchè vende centomila copie in edicola.

Come si rapporta il mondo del fumetto "professionale" e "tradizionale" con tutto ciò che attualmente gli gira intorno (riviste specializzate, critica cartacea e on-line, fiere, scuole di fumetto)?
Direi che c'è un'osmosi continua. Uno scambio di idee e di persone costante.




 
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