Berlusconi: più attaccanti nel Milan, ma no agli acquisti folli. Galliani si trapianterà i capelli, sperando nelle doppie punte.

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FusiOrari cambia faccia. La NUOVA GRAFICA
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da settembre 2010 definitivamente online |
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| Libri - Un bacio alla cannella |
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 di Walter Mosley Einaudi. Stile libero Noir 2010 pp. 305 € 17,00 Massimo Barison Sono passati pochi mesi dalla precedente avventura di Ezekiel "Easy" Rawlins - narrata da Mosley in Little Scarlet - e le cose, per il nostro “detective part-time”, non sembrano andare troppo bene. La piccola Feather, sua amata figlia adottiva, versa in condizioni disperate a causa di una misteriosa infezione del sangue: per curarla servono molti soldi, e il lavoro di supervisore scolastico (una specie di superbidello, ruolo che Rawlins ricopre per gran parte della giornata) non può garantire gli introiti necessari al ricovero in una rinomata clinica svizzera. Così, per non essere costretto ad affiancare il vecchio amico e malvivente di professione Mouse in una rapina data per sicura, Easy accetta di seguire un caso che lo costringerà a fare la spola tra Los Angeles e San Francisco, alla ricerca di un giovane avvocato idealista misteriosamente scomparso, di una giovane ragazza nera che sembra conoscerne i segreti, e di una manciata di documenti che dà fastidio a molti.
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| Libri - Gli ultimi giorni della Fiat |
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 di Giuseppe Turani Sperling&Kupfer, 2010 116 pp. 12 Euro Pietro Cuomo La Fiat, per cinquant’anni sinonimo stesso di industria in Italia, sta cambiando, avviandosi a diventare qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che abbiamo conosciuto in questi anni. Da questo presupposto prende le mosse il libro, nel quale il senso provocatorio del titolo è chiarito subito dallo stesso autore: la Fiat non sta per chiudere, si sta però trasformando e il suo ruolo nel nostro Paese è destinato a cambiare. Profondamente. Per capire perché questo sia così importante bisogna spiegare cosa la Fiat sia stata per l’Italia, ed è questo che Turani tenta di fare, accompagnandoci in un excursus rapido ma esauriente in cui non ci si limita a ricordare che la storia di questo gruppo è la storia stessa del paese in cui è nato e della famiglia che, tra mille difetti, l’ha tenuta in piedi. Un discorso nel quale, accanto all’ombra più che ingombrante di Gianni Agnelli, trovano piena cittadinanza i manager più o meno grandi e le nuove generazioni che questa transizione la stanno vivendo e fronteggiando. Un ragionamento basato su precisi dati quantitativi, come quello che ci ricorda come già oggi, dei più di 200 mila dipendenti del gruppo Fiat, a malapena il 10% sia impiegato in Italia.
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| La leggenda del Signoraggio |
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 Da anni gira per la rete la storia del più grande complotto mai ordito ai danni dei cittadini italiani – e non solo: il signoraggio bancario. In passato ne hanno parlato personaggi noti come Beppe Grillo e Antonio Di Pietro. Da qualche anno non ne parlano più. Sarà perché si sono resi conto che era una leggenda metropolitana? Paolo Frediani LONDRA - Questo è un articolo in risposta a Signoraggio bancario, trappola infernale e antidemocratica, editoriale pubblicato su questo stesso sito. Colgo l'occasione per trattare la vicenda signoraggio nel suo complesso, nel tentativo di fare chiarezza sulla questione. Il signoraggio è l'insieme dei redditi derivanti dalla possibilità di emettere denaro. Produrre una moneta o una banconota ha un costo materiale quasi nullo, tuttavia il suo valore può essere notevolmente elevato – in concreto, fino a 500 euro nel nostro Paese. Il reddito da signoraggio somiglia al reddito del falsario, che crea soldi dal nulla anziché produrre beni e servizi. Nelle moderne economie il signoraggio esiste, ma, come vedremo, è un fenomeno limitato e ben poco losco. La questione chiave per capire la natura del signoraggio – e se è in corso o meno una “truffa” – è stabilire chi si appropria dei redditi che ne derivano. Come vedremo, in ultima istanza questi finiscono nelle casse dello Stato, e non nelle mani di banche, banchieri, o altri soggetti impropri.
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| Il ritorno al futuro di Zdenek Zeman |
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 È la storia di un allenatore, di un “santone” venuto da Praga, di un filosofo del calcio. Dagli anni felici di Foggia allo scontro con il sistema calcio italiano, dall’oblio nel nuovo millennio alla possibile resurrezione nella prossima stagione. Nipote di un ex allenatore della Juventus, ironia della sorte, Zdenek ha sempre voluto seguire una sola strada, guidato da quella passione e quell’amore per lo sport puro e crudo, ingenuo e disinteressato. Una strada fatta di fama e successi prima, ma successivamente costellata di ostacoli e deviazioni che l’hanno portato ad imboccare un viottolo in contromano, buio e senza uscita. Poi la grande notizia: Zeman sta tornando. Roberto Arosio  14 Luglio 2010: Pasquale Casillo, imprenditore campano, riacquista ufficialmente l’U.S. Foggia, nel tentativo di ricreare, insieme a Zdenek Zeman e al d.s. Giuseppe Pavone, quella squadra dei miracoli che aveva fatto sognare un’intera città, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. È la grande occasione di riscatto per un maestro di calcio e di vita, forse l’ultima possibilità di tornare a recitare sul palcoscenico più grande e prestigioso. Dopo anni magici nel profondo sud, l’allenatore boemo ha sfiorato il successo, prima con la Lazio e poi con la Roma, per poi andare a sbattere contro un muro invisibile. È il muro del dogma e della consuetudine di un’istituzione sportiva che perse le sue radici, le sue funzioni originali: un’istituzione dove le mani di pochi gestivano privatamente un bene di tutti.
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| Risiko - Spy-story all’ombra dei summit Obama-Medvedev, arrestati 11 ex-KGB |
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 Storia di spie all’ombra dei rapporti russo-americani. Undici cittadini statunitensi arrestati con l’accusa di fare il doppio gioco per Mosca e di spiare le mosse nucleari dell’amministrazione Obama. Sarà un elemento destabilizzante nei rapporti tra Mosca e Washington?Alessandro Badella Una spy story in piena regola si sta consumando negli Stati Uniti. Nelle scorse settimane sono stati arrestati 11 cittadini americani, accusati di fare parte di una cellula dei servizi segreti russi (SVR), ovvero i successori del celeberrimo KGB sovietico. Gli arrestati hanno ammesso abbastanza velocemente di essere spie al servizio dell’intelligence russa con la missione di raccogliere informazioni sui piani nucleari americani, sulle posizioni della Casa Bianca sul problema iraniano e sull’effettivo peso attuale della CIA nel decision making del presidente Obama. Peraltro, la vicenda si è evoluta in fretta soprattutto grazie alla cordialità nei rapporti tra Obama e Medvedev. Le spie sono già state estradate in Russia, per uno scambio di prigionieri: ex spie americane detenute da Mosca in cambio degli 11 arrestati. Una spy story, sì, però scordiamoci i film di James Bond, le Aston Martin superaccessoriate, gli smoking e gli inseguimenti mozzafiato. Dalle indagini è emerso un quadro decisamente poco “romantico”: cittadini ordinari dell’ordinata periferia americana, un lavoro normale, le lamentele per i voti dei figli, le chiacchere con il vicino. Una vita anche scialba per alcuni versi, ma con il “vizietto” di scambiarsi messaggi in codice attraverso social network e immagini pubblicate in rete (la tecnica è quella di “incollare” pezzi di codice all’interno di immagini scambiate su internet), una sorta di “pizzino” informatico.
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| Moda (ed economia) secondo Gianluca Saitto |
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 Intervista al giovane stilista, che ci ha aperto le porte del suo atelier milanese per parlare di glamour e di miti, ma anche di etica e della crisi economica. E che ci svela: «Il rinnovo costante delle collezioni riduce la moda a una questione di vendite. Io seguo il mio gusto e creo solo ciò che mi piace» Alessandro Bizzotto
MILANO - «Un paio di jeans e una giacca scura sono look ideale per portare uno di questi». Gianluca Saitto estrae dagli armadi alcuni dei suoi gilet da uomo. Colori che vanno dall’ocra al carta da zucchero fino a luminosi bianchi avorio. E, soprattutto, ore di lavoro sotto forma di elaborati ricami in paillettes o pietre. Siamo nel suo atelier, al 22 di via Ponte Vetero. A due passi dall’Accademia di Brera, uno studio in cui i dettagli rococò sfumano fra le forme essenziali del décor. Intorno, le linee morbide degli abiti, i tessuti leggeri o elaborati, le applicazioni ricamate divenute uno dei segni distintivi dello stilista. Le figure senza tempo degli abiti da donna, tubini, top a balze, ruches d’organza. E per l’uomo giacche monobottone, gilet in seta, motivi floreali, riflessi viola, champagne, antracite. «Rigorosamente made in Italy» mi spiega Gianluca, stilista che ha fatto della cura per il dettaglio sartoriale un marchio di fabbrica. È lui, svela dopo avermi mostrato con orgoglio l’atelier, a disegnare personalmente ogni particolare.
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| Intesa Sanpaolo, Sorrentino e le nuove vie del cinema italiano |
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 This Must Be The Place , il nuovo film di Paolo Sorrentino, vedrà tra i coproduttori Intesa Sanpaolo. Una sinergia unica nel nostro Paese, che può portare a nuovi scenari nell’industria della settima arte, sempre che il Tax Credit venga prorogato anche negli anni a venire… Simone Scafidi  Lo scorso 7 luglio è stato ufficialmente confermato l’ingresso di un istituto di credito nella coproduzione cinematografica, un avvenimento eccezionale nell’ambito italiano. Intesa Sanpaolo, attraverso la sua controllata Imi Investimenti, parteciperà al finanziamento di This Must Be The Place, diretto da Paolo Sorrentino, pellicoLa prodotta anche da Indigo Film, Lucky Red e Medusa, già storiche partner del regista napoletano.
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| Torna il Festival di Locarno, “dove il cinema è giovane” |
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 Arte che crea contestazione, libera e indipendente. Un sismografo: è questa l’immagine della 63esima edizione del festival internazionale e del cinema di Locarno emersa durante la presentazione del Presidente Marco Solari Paolo Bernardelli MILANO – “Giovane” è la parola d’ordine della nuova direzione artistica di Olivier Père per l'edizione 2010 del Festival svizzero. Molti dei film selezionati sono opere prime, in qualche caso opere seconde di registi che hanno alle spalle un film d’esordio importante. “Abbiamo puntato su un cinema giovane e di genere (soprattutto commedia) – afferma lo stesso Père – ma per aprire cercavamo un film d’autore molto forte”. Sarà infatti il francese Au fond des bois del veterano Benoit Jacquot ad aprire la manifestazione in Piazza Grande (uno delle più grandi sale cinematografiche all'aperto del mondo, che consente la visione ad una platea di 8.000 spettatori) il 4 agosto. La kermesse durerà poi fino al 14 dello stesso mese.
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| Estate, tempo di Festival - Analisi di un fenomeno in crescita |
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 In tempi moderni, attività e manifestazioni di carattere divulgativo e intellettuale registrano una crescente attenzione degli italiani verso contenuti culturali di interesse artistico e sociale Giulia Amarisse MILANO - A fianco di una politica culturale tradizionalmente impostata sulla conservazione dello straordinario patrimonio storico-artistico del nostro Paese, assume rilievo il proliferare di attività festivaliere dedicate alla valorizzazione del prodotto e dell’operato culturale in una dimensione live che, mentre rievoca scenari e modalità classiche di incontro e confronto formativo in tempo reale, ripropone una scelta di democratizzazione culturale in grado di coinvolgere attivamente e dal vivo le generazioni presenti nelle forme espressive che animano la vita culturale della collettività.
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| Road to Johannesburg - Mondiali 2010, è tempo di bilanci |
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 È terminato il mondiale e ora per tutte le nazionali è tempo di bilanci. Italia e Francia, le squadre peggiori di tutta la manifestazione, sono in fase di rifondazione. Esulta la Spagna, bene Olanda, Germania e Uruguay.Alessandro Marcato MILANO - La Spagna è campione del Mondo per la prima volta nella sua storia. Lo sport impone che ci sia un solo vincitore e anche se come diceva De Coubertin “l'importante è partecipare”, chi non vince alla fine non si diverte e quindi torna a casa con le pive nel sacco. Quindi se a Madrid, Barcellona e in tutte le altre città iberiche si fa festa, nel resto del mondo è tempo di bilanci.
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di Enrico Reggiani I MONDIALI, DEFOE E… MANZONI
Qualche giorno fa - in occasione dell’ultima ma non esaltante prestazione dell’Inghilterra e prima dell’ultimo atto dell’annunciata disfatta azzurra - Avvenire titolava ”Inghilterra e Capello salvati da Defoe” (giovedì 24 giugno 2010, p. 32). Evviva! - mi è accaduto di esclamare. Che il mondo intero sia rinsavito e abbia riacquistato un’adeguata consapevolezza dell’importanza di quella “riserva antropologica” che è la letteratura?
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