
“E’ così che chi viene da fuori vede Gela: come una città bombardata”. Inizia così l’analisi della complicata situazione della città siciliana condotta da Pietro Saitta, sociologo dell’Università di Messina. Il libro, uscito nel 2009 per Think Thanks, racconta di una realtà locale e al contempo globale, in cui il politico si mischia all’economico e si intreccia col tessuto sociale. Una questione ambientale che comporta riflessioni importanti in merito al tema dello sviluppo sostenibile.
LA CITTA’ E IL SOGNO DEL PETROLIO – Il 17 giugno 1960 viene posata la prima pietra del nuovo stabilimento petrolchimico dell’Eni a Gela. Un evento epocale per i suoi abitanti, che sognano facili ricchezze e l’abbandono delle incertezze e delle fatiche dell’agricoltura. Non immaginano ancora che la grande industria che si sta insediando nel loro territorio porta gravi squilibri ambientali e solleva problematiche per la salute dei suoi cittadini.
Da allora si è sviluppato uno stretto rapporto tra il Polo petrolchimico e Gela. Da un lato l’azienda offre posti di lavoro di fondamentale importanza in una Città che non è stata capace di sviluppare un settore industriale parallelo o ingrandire il terziario. Di contro però rappresenta anche il “nemico” che inquina il mare e avvelena i cittadini. L’autore infatti sottolinea che l’area di Gela è stata dichiarata ad alto rischio di crisi ambientale già dal 1990 dallo Stato italiano. Una complessa situazione nella quale gli abitanti si trovano costretti a preferire l’essere ammalti piuttosto che l’esser disoccupati.
L’ANALISI – Pietro Saitta ripercorre lo sviluppo urbano e storico di Gela a partire dall’insediamento del Polo Petrolchimico. Per capire come la città si relaziona con l’industria e come vive la drammatica situazione ambientale in cui versa, l’autore ricorre allo strumento dell’intervista semistrutturata a testimoni locali. Tramite le parole di politici, di esponenti delle associazioni ambientali, lavoratori dell’impianto e di semplici cittadini, ricostruisce il complesso spettro di opinioni in merito al rapporto con lo stabilimento dell’Eni.
Si sofferma a più riprese sulla questione dello sviluppo sostenibile, cercando di cogliere gli orientamenti della classe dirigente sul futuro di Gela e le aspettative dei suoi abitanti. Prova in questo modo a capire se vi è davvero spazio per un’economia alternativa a quella inquinante del petrolchimico o se, invece, non sia una chimera.
Alcuni stralci delle interviste rivelano un senso di delusione e rassegnazione profonda, in quanto né l’azienda né le parti politiche hanno portato a uno sviluppo della città, nonostante il deturpamento del suo territorio. Come per dire, oltre il danno la beffa. La ricchezza prospettata non è mai arrivata e rimane invece la paura di quel che sarà degli abitanti qualora lo stabilimento venisse chiuso.
Il libro appare un’analisi attenta, non solo ambientale e sanitaria, ma anche sociale e politica. Una piccola area della Sicilia che viene elevata a simbolo del problema dello sviluppo sostenibile e che permette una maggiore comprensione delle difficoltà che si riscontrano in altre zone analoghe del mondo.
Spazi e società a rischio. Ecologia, petrolio e mutamento a Gela
di Pietro Saitta
Think Thanks 2009
pp.206
€ 18,00
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