
“La vita è breve / e il desiderio senza fine”. Questi versi del poeta giapponese Kobayashi Isso danno il titolo all'ultima fatica letteraria dello scrittore francese Patrick Lapeyre – un libro ogni cinque anni - . “Non è del tutto un romanzo d'amore, ma qualcosa che sfiora il piacere di desiderare una persona e la sofferenza del non poterla avere del tutto. È lo sfioramento che avviene nei legami fondamentali: spesso per esistere dobbiamo desiderare, e desiderando avveriamo noi stessi”.
QUADRILATERO DI DESIDERI INESPRESSI - Si dice che gli amori più veri siano quelli impossibili, che proprio nell'incompiutezza trovano la propria ragione di esistere. Dai tempi in cui Guido Gozzano scriveva “non amo che le rose che non colsi / non amo che le cose che potevano essere e non sono state”, molti sospiri di amore recondito sono stati esalati e molto inchiostro è stato versato per tradurne in forma scritta la mancata concretizzazione. Il romanzo di Patrick Lapeyre sembra essere un inno all'irrealizzabilità di certi amori, o piuttosto di certi desideri, che albergano nascosti negli animi più tormentati e meno votati all'azione. Louis Blériot, quarantenne parigino la cui descrizione potrebbe fermarsi all'indicazione di età e luogo di residenza, è un uomo caratterizzato dalla spaventosa tendenza a lasciarsi vivere; sposato, ma non per propria scelta, traduttore freelance perchè questo è ciò che gli è capitato di diventare, Louis brucia di una sola, lacerante, passione: quella per Nora, giovane inglese un po' civetta e un po' cucciolo smarrito, con il temperamento dell'artista e la volubilità tipica del gentil sesso. Una bomba a orologeria, insomma. Nora ricambia la passione di Louis alla stessa stregua con la quale ammira l'innocenza – così ama definirla – del suo ex fidanzato Murphy, operatore di borsa americano trapiantato a Londra, abituato all'instabilità dei mercati finanziari non meno che ai colpi di testa di Nora. Abbandonato di punto in bianco come si abbandona un giocattolo che non diverte più, Murphy instaura con Louis un sorprendente legame di solidarietà à la Jules et Jim, suscitando in Louis l'invidia per quella maturità e tranquillità dell'animo che probabilmente lui non raggiungerà mai. A completare il quadrilatero amoroso è Sabine, moglie di Louis, che è molto, ma agli occhi del marito mai abbastanza: “ciò che la maggior parte degli uomini cerca per tutta la vita, intelligenza, tenerezza, comprensione, indulgenza, lei glielo aveva offerto su un piatto d'argento, e si sarebbe detto che lui non aveva saputo cosa farsene”.
INNO DECADENTE ALL'AMORE E ALL'INETTITUDINE - Lapeyre narra il dispiegarsi delle esistenze dei quattro protagonisti, alla luce dell'effetto che le complesse dinamiche del desiderio esercitano su di loro. Indagando in maniera esemplare emozioni e stati d'animo, il narratore onnisciente si concentra soprattutto sulla figura di Louis, che si direbbe essere il protagonista di un romanzo di auto-distruzione, agli antipodi rispetto ai ben più classici romanzi di formazione. Louis è l'inetto sveviano, l'uomo senza qualità di Musil, colui che soggiace passivamente alle pulsioni del proprio io crogiolandosi in un eterno presente dettato dall'incapacità di scegliere e pensare il futuro, più incline alla contemplazione che all'azione, che percepisce la vacuità della propria esistenza ma ritiene inutile persino il tentare di darle finalmente un senso. Ciò che emerge nell'insieme è un romanzo che, in puro spirito decadentista, non pretende di ergersi ad esempio o manuale dei rapporti amorosi, ma ha piuttosto l'umile intento di raccontare una storia tra tante, che come tutte le storie è capace di suscitare sentimenti di immedesimazione e al contempo di repulsione. Se molti sono i Louis che si dibattono “tra l'angoscia dell'infedeltà e la depressione della fedeltà”, altrettante sono le Sabine che, dopo aver passato una vita a ricominciare, non possono fare altro che mettere la parola “fine”a una storia nata per unire due solitudini e sfociata in un isolamento desolante; da qualche parte c'è anche una Nora che rincorre i propri sogni di attrice e la propria bellezza acerba, salvo poi ritrovarsi a piangere in un letto di ospedale sulle ambizioni mai realizzate e sull'amore che non è riuscita a trattenere; non mancheranno all'appello nemmeno i Murphy, agenti di borsa che hanno consacrato al lavoro e alla carriera l'intera vita, e che ora possono affermare di avere tutto, tranne la vita. Una storia disperatamente umana, insomma, come umano è il desiderio che spinge a uscire da sé e a incamminarsi verso l'oggetto della propria ambizione; una storia paradossale, infine, proprio in quanto il desiderio, che normalmente agisce da motore dell'azione, è ciò che invece paralizza i protagonisti e li tiene in propria balìa come un dio beffardo e sornione, che sembra sussurrare ai propri fedeli “la vita è breve, mentre io non avrò mai fine”.
La vita è breve e il desiderio infinito
di Patrick Lapeyre
Guanda 2011
pp.285
€ 17,00
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