Cosa tiene accese le stelle

Venerdì 15 Luglio 2011 12:48 Annalisa Perteghella Arts & Publishing - Libri
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"Ogni giorno ricevo sempre la stessa mail, sempre la stessa lettera: cambiano le parole, cambia la firma, ma il sentimento è identico e dura da troppo tempo. Il sentimento è quello di un declino irreversibile e senza speranza, di un futuro impossibile e inesistente, paragonato a un passato pieno di opportunità e di promesse". Con queste parole Mario Calabresi, attuale direttore del quotidiano torinese La Stampa, spiega il motivo che l'ha portato ad intraprendere un viaggio attraverso storie di italiani "che non hanno mai smesso di credere nel futuro", viaggio che gli ha permesso di arrivare a formulare una propria personalissima risposta ad uno degli interrogativi più affascinanti di sempre: "Cosa tiene accese le stelle?"

 

 

 

NESSUNA "ETÀ DELL'ORO" - Nella prima parte del libro Calabresi va a caccia di testimonianze, aneddoti e cifre che possano smentire le voci di chi afferma che "si stava meglio quando si stava peggio", di chi si lascia andare con nostalgia a eterne rievocazioni di una mitica "età dell'oro" ormai scomparsa per sempre. Agli adulti che con amarezza e disincanto denunciano "questo non è il Paese che avevamo immaginato per i nostri figli", l'autore contrappone le storie di Angela, Mario, Nino, e molti altri rimasti nell'anonimato, che costituiscono lo spaccato di un Paese che negli anni '50 cercava, pur tra la miseria e le mille difficoltà, di rimanere a galla. Storie di speranza, certo, ma soprattutto storie accomunate da un unico, pesante, elemento: la miseria di un Paese uscito dalla guerra, che ha educato i propri figli all'arte dell'arrangiarsi e del saper fare di necessità virtù. È sufficiente un aperitivo con l'oncologo Umberto Veronesi per capire che non è vero che si stava meglio una volta, ma che piuttosto "quest'idea è figlia di quel rito collettivo dell'autofustigazione che va tanto di moda". Secondo l'oncologo non vi sarebbe alcuna età dell'oro da rimpiangere: quando sui giornali il termine "tumore" si scriveva "male incurabile" e si leggeva "sei spacciato"; quando la guerra e il fascismo prima, e il terrorismo poi, spezzavano i sogni di intere famiglie; o ancora quando una madre arrivava a invocare l'intervento "della croce" perchè la alleviasse dal peso di dover sfamare più bocche di quante le fosse possibile, si fa fatica a scorgere una qualsivoglia età dell'oro.

VERSO IL FUTURO CON ENTUSIASMO - Ridimensionato dunque il modo di rapportarsi al passato, non c'è tempo per rimpianti e vittimismi. Anche perchè là fuori c'è il futuro, che, Calabresi ci fa notare, è ancora tutto da scrivere. È questa la parte più emozionante del libro, nella quale l'autore dà spazio a storie di speranza e volontà, accomunate, questa volta, dal piacevole elemento dell'entusiasmo e della fiducia nel futuro, perchè, come rivela Lorenzo Cherubini – in arte Jovanotti – all'autore, "gli individui hanno la capacità di fare la differenza, e l'entusiasmo è una delle virtù migliori, perchè è contagioso. Anche la depressione e il cinismo sono contagiosi, ma da quella parte i posti mi sa che sono già tutti occupati". Ecco allora la storia di Loris, ingegnere piemontese che, con l'aiuto di un professore californiano prossimo alla pensione, ha trasformato la sua tesi di laurea in un'azienda di successo che è andata ad arricchire il già immenso capitale umano e intellettuale della Silicon Valley. Nelle parole del giovane piemontese, che sogna un giorno di tornare in Italia, troviamo una punta di amarezza per la miopia della propria nazione di origine, quell'Italia che, tra le elementari, le medie, il liceo e l'università, ha speso 700.000 euro per la sua formazione, per poi "regalarlo" agli Stati Uniti, dove Loris lavora, produce ricchezza e paga le tasse. Accanto alla storia di Loris, troviamo quella di Amal, tredicenne di origine marocchina residente da anni in Liguria e scelta, in quanto alunna più meritevole, come rappresentante della propria regione alle celebrazioni dell'Unità d'Italia in Parlamento. Amal è conscia del fatto che "studiare è l'unica possibilità che ha nella vita, l'unica nelle sue mani, e non vuole sprecarla". Questa ragazzina, che da grande vuole fare il cardiochirurgo e che quando parla del futuro usa sempre l'indicativo e mai il titubante condizionale, ci insegna che "la vita è questione di volontà, se uno non vuole non fa".

COSA TIENE ACCESE LE STELLE - Ogni incontro una storia; ogni storia un insegnamento. Una spinta a fare, quella che traspare dalle pagine del libro di Calabresi, che trova origine nell'esperienza vissuta in prima persona dall'autore. In un appassionante capitolo dal significativo titolo "Non si può fare", Calabresi racconta infatti di come al termine di uno stage estivo negli uffici romani dell'ANSA, l'allora direttore dell'agenzia di stampa congedò lui e i compagni di tirocinio invitandoli, onde evitare di rovinarsi la vita e perdere tempo, a lasciar perdere, a "riporre il tesserino in un cassetto e a cercarsi un vero lavoro", in quanto "nel giornalismo non c'era più posto". Un inizio non proprio incoraggiante, dunque, ma di fronte al quale il giornalista, dopo lo smarrimento iniziale, non potè fare a meno di prendere una decisione: avrebbe speso il resto della sua vita a cercare di smentire la nefasta profezia. Ecco allora che, dopo un viaggio cominciato in quel lontano settembre 1996, Calabresi è arrivato a capire che, checchè ne dicano gli astrofisici, "le stelle si sono accese per guidare il cammino degli uomini, la loro fantasia, i loro sogni, per insegnarci a non tenere la testa bassa, nemmeno quando è buio". Alziamo lo sguardo, allora.

 

Cosa tiene accese le stelle

di Mario Calabresi

Mondadori 2011

pp.130

euro 17,00

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Luglio 2011 18:00

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