L'ultimo inverno

Domenica 03 Luglio 2011 00:00 Silvia Guidali Arts & Publishing - Libri
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Il romanzo d’esordio dello scrittore americano Paul Harding, “L’ultimo inverno” (titolo originale “Tinkers”) è stato pubblicato nel 2009 dalla piccola casa editrice indipendente Bellevue Literary Press e, grazie al passaparola tra i lettori, ha scalato le classifiche dei libri più venduti negli Stati Uniti, guadagnandosi nel 2010 l’ambito premio Pulitzer. Pubblicato nel febbraio di quest’anno da Neri Pozza nella traduzione di Luca Briosco, l’esile romanzo di neppure 200 pagine ha riscosso immediato successo anche presso il pubblico italiano.

 

Mancano otto giorni alla sua fine, all’incirca il tempo in cui un orologio meccanico esaurisce la carica. George Washington Crosby giace in un letto al centro del soggiorno, attorniato dai suoi cari e in uno stato di semi-incoscienza indotto dai farmaci che leniscono il dolore ma gli annebbiano i pensieri, cristallizzando la vita attorno a lui. Alle pareti ci sono gli orologi che egli ama collezionare e riparare e che hanno scandito gli avvenimenti della sua vita accompagnandolo anche in questo conto alla rovescia verso la morte. Il loro ticchettio diviene nella sua mente eco del tintinnio dei secchi e delle pentole ondeggianti sul carretto di suo padre Howard, venditore ambulante nel Maine dei durante i primi decenni del Novecento.

TINKERS - Howard Aaron Crosby, quel padre che l’ha lasciato quando lui era ancora ragazzino, era infatti un “tinker”, parola che in inglese identifica un venditore o uno stagnino ambulante ma termine anche denigratorio poiché tale professione era generalmente praticata dagli zingari. Un mestiere duro che porta Howard a passare di villaggio in villaggio, a raggiungere abitazioni sperdute nelle foreste gelide e ancora selvagge, in una natura inospitale e sovente crudele, incontrando uomini e donne abbruttiti dalla fatica e personaggi quasi fantastici. Howard è uno spirito poetico e mite, costretto a vivere in questo mondo di emarginati perché affetto dal Grande Male, l’epilessia. Una malattia nascosta ai figli ma che sarà causa del suo allontanamento dalla famiglia. A seguito di un violento attacco, infatti, durante il quale Howard ferisce George, la moglie si risolve a farlo ricoverare in una clinica; intuite le sue intenzioni però, Howard decide di andarsene per sempre. Questo abbandono segnerà per sempre George che ora, a pochi passi dalla morte, desidera rivedere il padre, almeno come immagine, nel suo delirio: “George non si permise mai di immaginare suo padre. Ogni tanto però, mentre aggiustava un orologio, quando una molla che stava agganciando al barilotto si staccava dall’albero ed esplodeva, ferendolo alle mani e spesso mandando all’aria tutto il resto del lavoro, vedeva suo padre steso sul pavimento che scalciava, colpendo le sedie e spiegazzando il tappeto, le lampade che cadevano dai tavoli, la testa che sbatteva sulle assi del pavimento, i denti che mordevano un bastoncino o le dita del figlio … steso sul letto di morte, George avrebbe voluto rivedere suo padre. Voleva immaginarlo.”

GLI OROLOGI - Quando, anni prima, aveva acquistato ad una svendita un vecchio orologio e aveva ricevuto in regalo una ristampa di un manuale per orologiai che risaliva al Settecento forse non ci aveva riflettuto, ma il suo desiderio di ordine, la passione per i meccanismi e la sua abilità a trafficare con lancette ed ingranaggi avevano fatto anche di lui un tinker. Questo termine, infatti, in lingua inglese significa anche “armeggiare, trafficare, fare piccole modifiche per riparare un oggetto o per farlo funzionare meglio”. Steso su quel letto ora George non può più riordinare i pezzi ma è costretto a lasciar fluire i pensieri, le immagini, a lasciarsi portare avanti e indietro nel tempo, fino a raggiungere e mescolarsi ai ricordi di Howard, in una sorta di fusione mentale tra i due. George scopre allora che il padre di Howard, suo nonno, un pastore della Chiesa metodista era stato internato in un manicomio dalla moglie a causa di una malattia mentale. Tale allontanamento forzato dalla famiglia era stato anche l’elemento scatenante della prima crisi epilettica di Howard, ancora ragazzo.

LA NARRAZIONE - Procedendo per osmosi, la narrazione di queste vicende concatenate è un continuo interrogasi sull’eternità contrapposta al tempo cronologico, sulla presenza dell’eterno, resa a livello stilistico da una continua alternanza di tempi verbali. I ricordi dei protagonisti, che vengono raccontati attraverso la tecnica del “flusso di coscienza” , o meglio “flusso di coscienze”,  si sovrappongono e si sfilacciano. La struttura narrativa, estremamente complessa, riunisce quindi episodi che riguardano il presente di George steso nel letto, la sua infanzia, l’infanzia di Howard, brani tratti da un manuale per orologiai di un fantomatico Reverendo Kenner Davenport, interventi del narratore che cerca di tirare le fila del racconto, descrizioni della natura selvaggia e gelida del Maine ai tempi di Howard.

IL LINGUAGGIO - Harding sembra divertirsi nel dare libero sfogo alla mente, in un collage di immagini che tenta di imitare la confusione, lo smarrimento e le potenzialità immaginative della mente in preda ad un attacco epilettico, senza però raggiungere le vette stilistiche di Joyce o della Woolf. Le parole sono preziosamente e arditamente accostate, i periodi, contrariamente al consueto stile di scrittura inglese, sono estremamente lunghi, occupano una pagina intera prima di arrestarsi con un punto fermo e i dialoghi non sono neppure contrassegnati dalle virgolette, in una sorta di flusso continuo del linguaggio.

STILE E TRADUZIONE - Lo stile che ne risulta è certamente affascinante e immaginifico ma rischia di scivolare talvolta nel puro “armeggiare”(to tinker, appunto) creativo. Harding, infatti utilizza la sua sapienza linguistica di insegnante di scrittura creativa inserendo nelle riflessioni dei personaggi, in particolare di Howard, concetti troppo sofisticati e un certo lirismo whitmaniano che paiono eccessivi e poco credibili. In alcuni punti si ha l’impressione netta che sia lo scrittore a parlare, non i propri personaggi, nuocendo così alla piacevolezza della lettura. La traduzione di Luca Briosco riesce a rendere con successo i preziosismi e le dettagliate descrizioni che si ritrovano nell’originale. Riteniamo tuttavia che la scelta editoriale di pubblicare il romanzo con un titolo così lontano dall’originale e così poco pregnante come “l’Ultimo inverno” non permetta al lettore di cogliere parte dell’essenza del libro, del gioco linguistico che soggiace al termine “Tinkers”, elemento di unione che lega i protagonisti.

LA CASA EDITRICE - E’ infine interessante segnalare la storia della casa editrice no-profit, la Bellevue Literary Press, che coraggiosamente ha deciso di pubblicare il romanzo e che ha raccolto questo successo incredibile. Si tratta infatti solo del secondo caso in trenta anni in cui un romanzo, pubblicato da una casa editrice indipendente, riesca a guadagnarsi il premio Pulitzer. La Bellevue Literary Press, fondata nel 2005, è in sé una realtà straordinaria e peculiare avendo sede al sesto piano del Bellevue Hospital Center, l’ospedale più antico degli Stati Uniti e un tempo clinica per la cura di disturbi mentali. Essa ha come intento quello di pubblicare opere letterarie che si trovino al crocevia tra le arti e le scienze, con un’attenzione particolare alla medicina, nella convinzione che l’arte, e il romanzo  in particolare, possano avvicinare ed aiutare medici e pazienti nell’affrontare e combattere la malattia. Nel caso del romanzo di Harding, l’epilessia non viene descritta solo quale pesante fardello per i famigliari  che vivono a stretto contatto con il malato  ma è vista anche quale manifestazione mistica e creativa di ciò che avviene nella mente durante, ad esempio, un attacco della malattia: “Cosa si prova a essere invasi da un lampo? A lasciare che ci squassi dall’interno, aprendoci in due? Howard amava pensare che fosse come la prima fase di un attacco epilettico. Pur non ricordando mai nulla, aveva la sensazione che, tra il freddo che provava all’inizio e i brividi con cui si risvegliava, durante gli attacchi il sangue gli andasse in ebollizione … Howard si trasformava in energia allo stato puro. Era l’opposto della morte, ma ne aveva quasi la stessa consistenza, solo invertita di segno: invece di venire svuotato, estinto fino a svanire, Howard era colmato fino a traboccare, piombando nel medesimo stato. Se morendo si precipita oltre il limite più basso dell’umanità , gli attacchi lo portavano al di là di quello stesso limite, ma verso l’alto, come l’esplosione di un razzo”. Nonostante qualche eccessivo intellettualismo “L’ultimo inverno” è dunque un romanzo dalle molteplici sfaccettature sociali e narrative, commovente e meditativo che ci fa scoprire uno scrittore esordiente di cui attendiamo di leggere le prossime produzioni.

L’ULTIMO INVERNO

Titolo originale “Tinkers”

Di Paul Harding

Traduzione di Luca Briosco

Neri Pozza, 2011

pp.  185

euro 15,50

Ultimo aggiornamento Domenica 03 Luglio 2011 21:02

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