Amore e attualità nel nuovo romanzo di Alessandro Perissinotto

Lunedì 23 Maggio 2011 16:51 Tiziana Cappellini Arts & Publishing - Libri
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semina il ventoLa storia di un uomo e di una donna si intreccia ad alcune vicende di natura socio-politica, allargandosi dal suo interno per abbracciare tematiche complesse e attuali. Dalla Parigi cosmopolita e apparentemente inospitale la coppia torna al paese natio di lui, un luogo incontaminato tra le bellezze dei monti. Giacomo e Shirin scopriranno presto che la realtà è invece diversa e si troveranno loro malgrado coinvolti in un amaro gioco di recupero e contestuale perdita delle reciproche origini.

 

 

LA VICENDA – Giacomo e Shirin non sono una coppia comune, o meglio: l’inizio della loro storia è classico come classico è anche il triangolo che li vede coinvolti, ma il contesto di una Parigi internazionale che fa da sfondo è la proiezione del loro piccolo mondo multiculturale. Giacomo è italiano, mentre Shirin è figlia di iraniani trapiantati in Francia, luogo in cui ha sempre vissuto e in cui tutto ha inizio. L’evoluzione stessa della loro storia può dirsi tradizionale, con un breve fidanzamento che sfocia presto in un matrimonio felice. Tuttavia entrambi portano dentro di sé il proprio piccolo mondo col quale inevitabilmente confrontarsi e che li rende “diversi” dagli altri.

Da un lato, Parigi è una metropoli con i suoi ritmi frenetici e fin troppo affollata di gente, eppure paradossalmente un luogo in cui Giacomo ha difficoltà, ma anche poco interesse, a coltivare rapporti umani. Dall’altro c’è Molini, la sua città di origine sulle montagne piemontesi con tutto il calore dato dalle tradizioni, dalla gente che si conosce da sempre e dalla bellezza della natura circostante che si rinnova, pur in modo diverso, a ogni stagione. Sono proprio i due i contesti così differenti a influenzare la vicenda della coppia che, dopo un periodo iniziale a Parigi, decide di tornare a Molini.

 

LE TEMATICHE – Nel romanzo ricorre in modo implicito il concetto secondo cui le apparenze ingannano. Il paese natio di Giacomo è la metafora dell’accoglienza, dell’amicizia e dei valori tradizionali tutto quanto incarnato dai vari personaggi che circondano lui e la moglie, ma ciò è incarnato anche dall’ambiente immerso nella natura che contrasta in modo deciso con i ricordi della caotica Parigi. Eppure, dopo un iniziale inserimento in questa comunità per lei nuova, Shirin deve fare i conti con la realtà dei fatti. A Molini non c’è l’apertura mentale di Parigi, perché in questo paese si preferisce mantenere le tradizioni come, per esempio, insegnare il dialetto ai bambini nelle scuole. Giacomo scoprirà che le radici del passato nascondono insidie per il suo presente e serie minacce per il futuro con Shirin. È a questo punto che la narrazione della storia d’amore, dei sentimenti e della vita di coppia si evolve per toccare tematiche non più strettamente private ma sociali, per quanto ci fossero già stati sprazzi di riflessioni in merito nei dialoghi tra Giacomo e Shirin.

L’autore pone tali riflessioni in modo altrettanto dialettico e lo fa attraverso entrambi i personaggi, sempre tramite i loro dialoghi ma anche tramite i loro gesti e le loro decisioni. In questo modo si pongono domande, si sollevano dubbi e si fanno anche decise affermazioni intorno al razzismo, all’intolleranza, alla coesistenza di diverse religioni, alla politica dando spazio alle varie posizioni in merito e permettendo in tal modo di analizzare i lati sia positivi che negativi insiti in tutto ciò. Non c’è un personaggio portatore di verità assolute così come, andando verso il finale del romanzo, ci si rende conto che davvero le apparenze ingannano.

 

L’AUTORE E LO STILE NARRATIVO – Il romanzo è opera di Alessandro Perissinotto, già autore di saggi seguiti da romanzi di narrativa, oltre che docente presso l’Università di Torino e collaboratore sia de La Stampa che de Il Mattino.

L’autore lascia dello spazio agli approfondimenti psicologici degli stati d’animo di Giacomo, nella cui psicologia ci si immerge grazie al ricorso della narrazione in prima persona. Infatti il romanzo è concepito come una sorta di diario che Giacomo tiene, in un altro contesto ancora e per un motivo ben preciso, per raccontare tutta questa vicenda sua e di Shirin. Vicenda introdotta da un prologo e che termina con un epilogo tra i quali la loro storia viene da Giacomo ricostruita attraverso il suo racconto e inframmezzata dalla dettagliata descrizione di molte foto, ognuna delle quali aggiunge qualcosa alla sua narrazione: fotografie di sé, della moglie, degli amici, di abitazioni e, tra tanto altro ancora, anche fotografie di giornali. Tutto ciò prende forma mentre Giacomo narra, mentre i materiali vengono fra loro sommati o frammezzati, pur seguendo un puntuale ordine cronologico dell’evoluzione degli eventi, mentre la lettura è facilitata da uno stile brillante, veloce e in certi punti ironico, anche se a volte di un’ironia amara. È uno stile che narrando anticipa la verità dei fatti accennandola un poco ma, siccome le apparenze ingannano, solo verso il finale si avrà il colpo di scena che rivelerà la verità del destino di Giacomo e di Shirin. Infine, nel romanzo si possono trovare alcune citazioni tratte da testi letterari o da celebri canzoni, peculiarità che insieme alle altre dello stile narrativo dà un tocco di originalità al romanzo e ne arricchisce i contenuti.

 

 

Semina il vento

di Alessandro Perissinotto

Piemme 2011

pp. 275

€ 16,50

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 28 Maggio 2011 11:48

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