Libri - L'amante degli ultimi fuochi

Lunedì 23 Maggio 2011 13:29 Giulia Amarisse Arts & Publishing - Libri
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 Antonio Semerari, psicologo ed esperto di psicoterapia cognitiva, dà alle stampe presso Piemme la sua prima opera narrativa, L’amante degli ultimi fuochi. Il romanzo, ambientato a Martina Franca – cittadina d’origine dell’autore, che offre così un mirabile tributo letterario alla sua terra – ripercorre le tracce di un’epopea storica e familiare, in cui il destino del singolo si lega indissolubilmente al declino di un’era.

Un nitido attacco narrativo accompagna dolcemente il lettore in pieno Settecento, alle propaggini meridionali della Murgia pugliese, dove sorge, così denominata in onore di S. Martino suo patrono, la cittadina di Martina. Qualche oscura apprensione contrasta il buonumore di don Francesco Caracciolo, erede primogenito della Casa del Leone: succeduto da un mese al privilegio ducale di suo padre Petracone, il non ancora trentenne Francesco fatica a comprendere le ragioni che avevano spinto il genitore ad escluderlo dalla conduzione politica del casato, elevando invece il favorito Faraone, un «misero sarto privo di cultura e di coraggio», al potente ruolo di consigliere nell’amministrazione ducale. Poteva, «nu pezz ’e niente», esercitare tanta influenza sull’autorevole Petracone o qualche losco artificio è responsabile dell’accaduto? Quando Francesco, intentato e concluso alla svelta il processo per malia contro Faraone, si getta alle spalle la scomoda vicenda, una lunga stagione di stabilità e potere sembra aprirsi per lui a Martina. Ma non è che l’inizio della fine: mentre il vicereame d’Asburgo cede il regno di Napoli alla corona dei Borbone, una nuova forza, rivoluzionaria e antitetica a quella espressa da sortilegi e stregonerie, prende forma a Martina sotto l’egida dell’Università. Sull’onda generale degli avvenimenti storici, che lentamente affermano le prime riforme illuminate in una terra ancora oppressa da soprusi e impunità aristocratiche, la borghesia terriera di Martina paga con la perdita dei suoi uomini la sua tenace lotta contro gli ultimi, nostalgici retaggi del regime feudale. Chiamato a rispondere dei suoi misfatti al cospetto di avvocati illuministi, quando nessuno sbirro può più sfidare la fermezza dell’onestà e della legge, all’ormai anziano duca Caracciolo non rimane che assistere, malinconico e malato, al tramonto di una dinastia, di una potestà e di un’intera epoca.

LUCI E TENEBRE NELLA STORIA - Sull’approfondita base di una verità storica accuratamente documentata, Antonio Semerari intesse l’orditura di una densa e brillante saga familiare e popolare, circoscritta tra gli estremi di due opposti processi giudiziari che descrivono l’affascinante transizione storica, nella rigogliosa cornice dell’Italia meridionale, dall’era buia della superstizione e della magia al trionfo della libertà e della ragione illuminata. In stile armonioso e raffinato, attraverso i tratti di una limpida prosa evocativa in grado di scolpire grandi eventi manifesti e sottili fisionomie interiori, il secolo dei Lumi emerge in filigrana dalle vivide espressioni intellettuali, emotive e sentimentali di una ristretta umanità di provincia, protagonista e spettatrice di un cambiamento agognato e vissuto in tutta la ricchezza dei suoi riflessi storici e culturali: dal dibattito filosofico, espresso in forma epistolare, sul contrattualismo inglese alla maturazione dottrinale del diritto; dall’esercizio militare come rito formativo e patriottico all’approfondimento psicologico delle volontà e delle passioni nell’universo femminile; dalla protesta contro la manomorta ecclesiastica al rinnovamento dei sistemi di tassazione e all’acquisizione di un senso moderno di proprietà, di giustizia, di individuo e di pietà. Un affascinante e bilanciato connubio di verità e invenzione; quarant’anni di lotte intestine tra personaggi, realmente esistiti, implicati in una catarsi romanzata in cui la solitudine del singolo, don Francesco Caracciolo, si staglia contro il patto collettivo di chi è deciso ad accostare, per la prima volta, il nome di Martina all’attributo di “Franca” – unica effrazione, questa, a un’esattezza storica che raccorda l’appellativo del borgo alla concessione di franchigie agli abitanti da parte dei fondatori angioini, nel remoto quattordicesimo secolo. Attraverso una lingua venata di sporadiche inflessioni dialettali, quel poco che basta per evocare l’hic et nunc dell’ambientazione, L’amante degli ultimi fuochi propone un’accorata riflessione sullo scorrere del tempo, sul mutare delle prospettive e sul fascino degli ultimi fuochi in via di spegnimento, destinati a scomparire quando le tenebre si dissolvono dietro l’alba di un nuovo giorno e di una nuova luce, mentre qualcuno fatica a distogliere lo sguardo. «Come un amante che continua a guardare l’amata mentre si allontana».

L'amante degli ultimi fuochi
di Antonio Semerari
Piemme 2011
pp. 446
€ 19,00

Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Maggio 2011 16:13

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