Uno dei più grandi uomini di teatro italiani racconta uno dei più grandi personaggi della storia occidentale: una premessa di questo tipo autorizza più di una speranza, e il risultato non tradisce le aspettative. Con questo “Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano” Dario Fo fornisce un contributo di assoluto livello alla storia e cultura milanese.
Milano, quarto secolo dopo Cristo. L’impero romano continua nella sua inarrestabile decadenza, minacciato all’esterno dai barbari e all’interno da più o meno accreditati pretendenti al trono. Il Cristianesimo, uscito dalla clandestinità, non deve più guardarsi dalle persecuzioni, ma è minacciato dalle divisioni sorte al suo interno. È in questo non facile contesto che appare la figura di Ambrogio da Treviri, amministratore imperiale prima, Vescovo e dottore della Chiesa poi. Una delle figure più straordinarie e complesse di quei tempi ma, oggi, una delle meno trattate, come ci ricorda l'autore già nelle prime pagine. Un'attenzione, quella dedicata dai posteri ad Ambrogio, ben al di sotto della sua importanza politica e religiosa.
IL LIBRO – Un personaggio chiave per i suoi tempi Ambrogio, che Fo ci presenta senza mai perdere di vista l’uomo oltre che il Santo. Nella sua ricostruzione non manca nulla: la giovinezza, i primi passi come amministratore pubblico e gli eventi, curiosi, che lo portano a diventare Vescovo, praticamente contro la sua stessa volontà. Una vicenda a metà tra la storia e la leggenda, che l’autore ci ripropone con dovizia di particolari. Tra i molti aneddoti sui tentativi di evitare l’investitura, Fo sceglie forse uno dei più scabrosi, in grado però di rendere conto in maniera potente di quanto mondano fosse Ambrogio prima di abbracciare la vita ecclesiastica. Ma sono le vicende che seguono la sua investitura quelle destinate a renderlo immortale, e Fo ne offre un'ampia panoramica: dal suo ruolo di primo piano nel complicato gioco della politica tardo imperiale alla sua importanza come uomo di chiesa, con tutte le innovazioni da lui apportate, fino al suo rapporto con Agostino di Ippona, che proprio ascoltandone le prediche ha trovato la fede e la vocazione, e dal grande Vescovo è stato battezzato.
Quello che esce alla fine è un ritratto composito, che tiene conto di tutta la durezza e la scaltrezza necessarie per essere grandi in tempi difficili. Aspetti sui quali si tende a sorvolare nelle riletture agiografiche ma che nulla tolgono alla statura dell’uomo, contribuendo solo a renderlo più umano, più vicino. E insieme a questo ritratto a tinte forti dell’uomo, emerge anche quello della città che lo ha scelto come sua guida: quella Milano troppo poco cantata dai poeti che in Ambrogio ha trovato la sua guida.
L’AUTORE – Pochi altri sarebbero riusciti ad affrontare un personaggio del calibro di Sant’Ambrogio senza esserne schiacciati (più di un imperatore romano non ci è riuscito) e Dario Fo è sicuramente uno di questi. L’attore, regista, scrittore e premio Nobel per la letteratura si misura con questo titanico personaggio e lo fa a modo suo, creando un’opera che si inserisce alla perfezione nella sua produzione e rifulge tra quelle dedicate ai grandi personaggi. Combinando gli elementi tipici del suo teatro e della sua narrativa, Fo crea un’opera accurata ma agile, perfetta per chi si approcci per la prima volta a questo grande personaggio.
Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano
di Dario Fo
Einaudi, 2009
pp 222
Euro 20,00
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