Per la collana Fiabe e storie, dedicata anche alla rifioritura della narrativa del passato, Donzelli dà alle stampe il poco noto Spasimo di Federico De Roberto. Agli albori del giallo poliziesco, un dramma a lieto fine che trascende i canoni del genere per accogliere straordinarie e decisive note di ideale e di passione.
TRACCE - Svizzera, 5 ottobre 1894. Attorno al corpo esanime della ricca contessa Fiorenza d’Arda, stesa al suolo con «la tempia destra rotta da un proiettile» nel luogo della consueta villeggiatura estiva, un borbottio convulso di servi e passanti testimonia la fitta moltitudine accorsa a scrutare la natura della catastrofe. Nell’agitarsi della folla e delle voci, sotto vigilanza di gendarmi e magistrati, ecco abbozzarsi e intrecciarsi i profili prematuri dei protagonisti di Spasimo: una giovane dama milanese fervida di bontà e di afflizione, guarnita appena morta di un’arma stretta nella mano; un principe russo piangente sul suo cadavere e a lei dissimile per credenze e per temperamento, impulsivo e ribelle, anarchico nell’impegno politico e nichilista nella dottrina di vita; una studentessa rivoluzionaria conterranea del principe esiliato, tanto fredda e sprezzante nell’ostentazione quanto oscura nel sentimento. Improvvisa e perentoria, cieca e premonitrice, un’accusa di omicidio insidia l’instabile evidenza del suicidio della contessa. Tracce di amore e d’odio, di sacrificio esteriore; di cocente, erotica, quasi shakespeariana gelosia virile: toccherà alle ponderate e diligenti considerazioni del giudice Ferpierre, umanista ancor prima che magistrato, ricomporre il fragile tessuto di un’armonia turbata, che nel suo lento svelarsi tratteggia la trama di un giallo classico e moderno, denso di affanno morale e passionale più che di mistero giudiziario.
SPASIMI - Più di un secolo prima che il romanzo poliziesco consolidasse, nel panorama culturale, la propria funzione sociale e narrativa fino a prestarsi agli eccessi e allo stillicidio della profittazione editoriale, Federico De Roberto – con lo slancio di una confessione letteraria verista e psicologista – precorre e sopravanza gli stilemi dei professionisti del genere elaborando un’opera flessuosa e inesorabile nella proliferazione di materia ideologica, nonché esemplare, anche se non risolutiva, nell’allestimento di strutture narratologiche tradizionali. Attraverso la voce polifonica di un narratore onnisciente, capace di accostarsi alla condizione presente e vissuta di ogni personaggio senza mai estraniarsi dalle assidue remore interrogative del lettore e del suo portavoce investigativo, l’autore rischiara gli indizi empirici e ipotetici di un caso inestricabilmente complesso nella sua semplice alternanza, a tratti esasperata, di modelli umani apparentemente speculari e bipolari. Un amante respinto e un amato che respinge; una gentildonna pudica, divinizzata e dantesca nella devozione amorosa e un’emigrata meno abbiente, indomita nella volontà e nel senso del Dovere come nella legge sanguigna: quanto incideranno, però, una meticolosa procedura legale, una confessione sagacemente estorta, un’inchiesta condotta con rigore e dettaglio intellettuale, l’ultima rivelatrice lettera della morta ai fini dello scioglimento dell’enigma? L’essenza di Spasimo sembra piuttosto da ricercarsi nella spinta autotelica di energia emotiva e psichica che lo stesso titolo dell’opera enfatizza, affidando alla cognizione del moto interiore, segreto e sospirato, il riscatto di un fallimento giuridico, razionale e professionale. Melodramma dello spirito e della carne, della pietà e della passione come antipodi in lotta insoluta nella società e nell’individuo, Spasimo racchiude in sé un’orditura di propulsioni vitali e di paradigmi culturali di fine Ottocento, che, nell’embrionale forma narrativa del giallo poliziesco, annunciano la storia di un delitto come epifania dell’ispirazione cristiana e dell’ardore rivoluzionario, di umiltà reverenziale e di impulsività violenta, eversiva nella contingenza storica, peccaminosa (e rea confessa) nella logica umana e narrativa.
Spasimo
di Federico De Roberto
Donzelli Editore 2010
pp. 178
euro 22,00
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