Giunge al termine l'avventura, durata tredici anni e 131 numeri, di Magico Vento. La più recente serie western pubblicata da Sergio Bonelli - l'editore di Tex - si congeda dai suoi lettori con un albo speciale che è molte cose insieme. E il suo creatore, Gianfranco Manfredi, si appresta a vivere l'ennesima, nuova avventura artistica della sua carriera.
Nella recensione dedicata a Tecniche di resurrezione, l’ultimo libro di Gianfranco Manfredi, sottolineavamo come la più recente fatica del romanziere marchigiano coincidesse con l’uscita del capitolo conclusivo della sua più famosa (e, probabilmente, migliore) opera a fumetti. Non era proprio così. Sebbene l’albo numero 130 (datato settembre 2010) rappresentasse effettivamente la conclusione del
la saga dello sciamano Sioux - iniziata nel 1997 - da tempo si sapeva che l’epilogo sarebbe stato affidato a un albo di 212 pagine, “speciale” di nome - e infatti reca la dicitura sulla costoletta - e di fatto - per foliazione, struttura e contenuti. Questo Speciale (così vengono definiti, alla Bonelli, gli albi annuali dedicati alle serie di maggior successo; una sorta di "tredicesima", insomma) era stato annunciato diversi anni fa, ed è stato più volte rimandato. Un po' per la rigida continuity interna alla serie, che rendeva difficile la realizzazione di una storia "libera" capace di reggere il confronto con gli episodi mensili, un po' per la riduzione del parco-disegnatori - a lungo uno dei più validi della casa editrice - successiva al passaggio alla periodicità bimestrale attorno al numero 100. Fu lo stesso Manfredi ad annunciare, insieme alla chiusura della saga con il numero 130, che lo Speciale avrebbe finalmente visto la luce ed avrebbe costituito il passo di addio della testata. Ora che lo abbiamo finalmente tra le mani possiamo dire che la lunga attesa è stata meritata.
UN ALBO, UNA SUMMA - Memorie del tempo perduto è un compendio di storia "Magicoventiana" capace di suscitare, al tempo stesso e molto prima della sua conclusione, la nostalgia nel lettore della prima ora e la curiosità nel neofita. Questo grazie alla sua particolare struttura narrativa, fatta di una cornice in cui Poe (alias Willy Richards, il giornalista che ha accompagnato il protagonista in quasi tutte le sue peripezie, fino a diventare egli stesso co-protagonista della serie), ormai anziano e ritiratosi a vita privata, accetta di raccontare al giovane Robert Card (nel quale forse rivede se stesso agli inizi della carriera, anche se non lo ammetterebbe mai) tre episodi della sua lunga avventura al fianco del pistolero e sciamano Magico Vento. Il primo è un'avventura degli inizi (e infatti doveva essere pubblicata nel primo anno di vita della testata della serie, ma ciò non avvenne per questioni di continuity); il secondo è un'indagine in solitaria, in cui Poe dimostra tutte le sue qualità di investigatore e di personaggio a tutto tondo; il terzo è una sorta di post scriptum, che riprende le fila del racconto laddove si chiudeva l'albo precedente e racconta qualcosa di ciò che è avvenuto dopo (senza dare troppi indizi su quale sia stato il destino finale di Magico Vento). Tre storie e una sequenza di raccordo che Manfredi ha pensato per quattro disegnatori, capaci di passarsi il testimone senza interrompere il filo del racconto e senza rinunciare ciascuno alle proprie qualità.
UN AUTORE, UN PADRE - Gianfranco Manfredi, della cui poliedricità abbiamo già detto all'inizio della recensione succitata, ha creato con Magico Vento una serie decisamente particolare. Innanzitutto per il personaggio protagonista, che - nonostante si presentasse come il classico pistolero tutto d'un pezzo ma con un occhio di riguardo per la cultura dei nativi (dai quali era stato raccolto e curato dopo un terribile incidente in cui aveva perso la memoria) - ha saputo via via crescere e maturare senza mai diventare uno stereotipo - cosa che non si può dire per altri personaggi della stessa scuderia. Nemmeno quando ci siamo accorti che il suo "pragmatismo" era molto lontano, per esempio, da quello di Tex (se c'era da sparare alle spalle, Magico Vento lo faceva) il personaggio si è trasformato nell'ennesimo antieroe totalmente negativo che sembra aver preso piede in certa narrativa contemporanea, come se la summa di tanti disvalori potesse creare un personaggio ugualmente eroico. Per molto tempo, anzi, e dopo un inizio decisamente più classico e probabilmente meno felice, le storie e le avventure della saga si sono sviluppate attorno a Ned, senza che il suo ruolo, pur centrale, diventasse un "motore" immobile destinato a dare inizio e fine a ogni vicenda. Questo - e siamo arrivati al secondo pregio della serie - è accaduto grazie anche al nutritissimo cast di personaggi, comprimari e co-protagonisti (e il termine non vale solo per Poe). I characters ideati da Manfredi, ciascuno dotato di una psicologia ben definita, hanno saputo ritagliarsi un ruolo importante all'interno della saga: non perché abbiano magicamente preso vita e deciso in vece dello scrittore quale dovesse essere la loro esistenza (non crediamo a questa specie di "sciamanesimo letterario") ma perché la loro costruzione ha dato origine a un meccanismo perfetto in cui l'intreccio delle trame è diventato quasi una logica conseguenza, un'inevitabile sviluppo delle intenzioni e delle azioni dell'autore. Infine, Manfredi va ringraziato per non aver mai abbandonato la sua creatura, cosa che invece è accaduta, secondo tempi e modi diversi, a quasi tutti i personaggi "di lungo corso" della casa editrice (da Tex a Dylan Dog, da Zagor a Mister No, orfani di volta in volta e per periodi di tempo più o meno lunghi di Giovanni Luigi Bonelli, di Tiziano Sclavi e di Sergio Bonelli). Manfredi ha scritto 128 albi su 131 e, se in quattro occasioni qualcuno lo ha affiancato, 124 li ha scritti tutti da solo. Nessuna serie italiana con la longevità e la periodicità di Magico Vento ha avuto lo stesso privilegio, e di questo hanno beneficiato la qualità e
l'unitarietà della saga.
SO LONG, NED - Memorie del tempo perduto, dicevamo, è una summa di gran parte di ciò che Magico Vento ha rappresentato. Una saga fatta di personaggi mai scontati, come i due vagabondi indiani del primo episodio; di soluzioni narrative originali e capaci di spiazzare il lettore - sempre nel primo episodio, i trafficanti di armi non sono banalmente dei truffatori che cercano di vendere agli indiani fucili inutilizzabili, ma si muovono secondo un intrigo ben più complesso e ramificato; di approfondimenti psicologici uniti a riferimenti metanarrativi, con l'anziano Poe - qui davvero alter ego di Manfredi in quanto autore di racconti dedicati alle avventure del suo vecchio compagno di battaglie - che riflette sul significato delle leggende del west e sul loro rapporto con la realtà dei fatti (la sua riflessione in proposito riecheggia una vecchia battuta de L'uomo che uccise Liberty Valance di John Ford). E infine, aspetto non meno importante, di ottimi disegni: il compianto Carlo Marcello, mai apparso sulla serie regolare e autore unicamente del primo racconto dell'albo, ci ricorda i suoi lavori migliori apparsi su Tex; Stefano Biglia dimostra di aver appreso bene la lezione di Pasquale Frisenda, a lungo colonna portante della serie prima di passare anch'egli su Tex; Giuseppe Matteoni e Fabio Pezzi sfornano prove che avrebbero meritato loro un posto nello staff dei disegnatori perlomeno dell'ultima tranche di racconti.
Non sappiamo se, come suggerito da Manfredi nella pagina della posta, ci saranno in futuro altri albi fuori serie dedicati a Magico Vento. Del resto l'autore ha già preso numerosi impegni in Bonelli (scriverà alcune storie per Tex, a proposito del west più leggendario, e una nuova miniserie pronta per il 2011) e, crediamo, non intende abbandonare la sua attività di romanziere. Resta intatta la soddisfazione (per lui) di avere scritto e (per noi) di avere letto una serie assolutamente all'altezza di altri classici del western all'italiana (guarda caso made in Bonelli) come il Ken Parker di Berardi & Milazzo e La Storia del West di D'Antonio. Non ci sembra affatto poco, e per questo consigliamo a tutti di recuperarla.
Per le immagini: (c) Sergio Bonelli Editore
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