Cosa ci fa un teschio imprigionato in uno scafandro da palombaro? E perché tutte le creature mitologiche sembrano volergli fare la pelle? Per scoprirlo, vi basterà leggere questa nuova serie indipendente americana pubblicata in Italia da Bao Publishing.
Siamo onesti: a vederlo lì, sugli scaffali della fumetteria, Robot 13 sembrava - nel migliore dei casi - un nuovo membro del BPRD, l’organismo paramilitare che, nelle avventure di Hellboy, raccoglie creature misteriose dotate di inquietanti poteri e impegnate a contrastare lo sbarco delle forze oscure nella nostra dimensione. E questo per molti motivi: innanzitutto per il look del protagonista, un’esile figura fatta di ossa e metallo, a metà strada tra un mostro e un cyborg; per la scena rappresentata in copertina, che vede l’eroe alle prese con una creatura tentacolare simile a quelle spesso disegnate dal papà di Hellboy, Mike Mignola; per lo stile del disegno, infine, che proprio a Mignola sembra ispirarsi moltissimo. Se a questo aggiungete il giudizio di SuperPunch.com, riportato in quarta di copertina (Rimpiazzate Hellboy con un cyborg immortale che sembra uno scafandro di palombaro e otterrete Robot 13), avrete l’impressione di una storia buona al massimo per colmare la lunghissima attesa del nuovo volume del "Diavolo Rosso" (in uscita, guarda caso, proprio in questi giorni). E invece Robot 13 è qualcosa di più, e qualcosa di diverso.
QUANTA CARNE AL FUOCO! Nei primi tre episodi della serie americana (pubblicata in patria dai Blacklist Studios e in Italia dalla Bao Publishing, “l’editore che abbaia e morde”) assistiamo, in ordine sparso, a un salvataggio in mare, all’attacco di una piovra gigante, di una fenice e di un ciclope, a un misterioso trasporto notturno, a battaglie in terra, in acqua e in aria (con le suddette creature), alla rappresentazione di una inquietante tragedia nella Creta di duemila anni fa, a un vaticinio andato male, ai complotti della terribile Echidna, alla morte di innocenti pastori baschi ciechi, al terrore di vecchi marinai rotti ad ogni esperienza. La sensazione è quella di una serie che sa dove vuole arrivare e che, proprio per questo, non ha paura di mettere tanta carne al fuoco, mentre troppo spesso le serie “indipendenti” giocano a fare le misteriose, a seminare indizi contrastanti e a puntare tutto sui non detti e sui sottintesi. Certo, questo permette loro di ritornare, eventualmente, sui propri passi, di smentire ciò che hanno raccontato, di accusare il lettore di non aver capito e, così, di garantirsi una prosecuzione oltre il lecito e il conveniente (no, da questo punto di vista la serie Lost non ha inventato proprio nulla). Ma il rischio, così facendo, di stancare i lettori è alto. Thomas Hall e Daniel Bradford, i due creatori di Robot 13, hanno scelto come abbiamo visto una strada diversa. Certo, visto il design dei personaggi e il contesto narrativo in cui essi si muovono, non possiamo dire che la loro sia un’invenzione epocale, nè possiamo sapere quanto questo bel gioco durerà. Ma la sensazione è che ci sarà da divertirsi.
Robot 13
di Thomas Hall e Daniel Bradford
Bao Publishing 2010
96 pp.
€ 11
| Il Sole 24 ORE - Finanza e Mercati - Azioni |
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