Una testa selvatica

Martedì 02 Novembre 2010 14:55 Silvia Guidali Arts & Publishing - Libri
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In occasione della prossima uscita nelle sale italiane de « Tête en friche - Una testa selvatica», ultima fatica del cineasta francese Jean Becker, FusiOrari vi invita a leggere il romanzo omonimo di  Marie-Sabine Roger, un piccolo capolavoro di delicatezza e di poesia. E per coloro che temono di cimentarsi con la lettura del testo in lingua originale, la casa editrice Ponte alle Grazie vi offre questo romanzo nella traduzione di Francesco Bruno dal titolo « Una testa selvatica – un inno d’amore ai libri e al potere della lettura  ».

Germain Chazes, quarantenne, è un uomo quasi analfabeta dalla stazza gigantesca e dal cuore semplice. Trascorre il tempo tra la sua roulotte piazzata in fondo al giardino di sua madre e il ristorante « Chez Francine » a chiacchierare con gli amici o tra i giardini pubblici e il suo orto. È una specie di « Forrest Gump » molto ingenuo le cui osservazioni chiare e dirette si trasformano tuttavia spesso in crudeltà involontaria. Queste sue osservazioni ci fanno spesso ridere per la loro sincerità ma sono il risultato di una vita che non è mai stata semplice per Germain. Sua madre, una donna amara e insoddisfatta, gli ha sempre ripetuto che lui è il frutto del caso: è rimasta incinta durante i festeggiamenti del 14 luglio e il padre di Germain l’ha abbandonata immediatamente. D’altra parte, accettando il suo destino, Germain si dice che sua madre « n’a pas la fibre » , non ha la stoffa, la fibra materna e che quindi non può amarlo come fanno le altre madri con i loro figli. Non gli resta quindi che “farsi un nome” scrivendo « Germain » sul monumento ai caduti del suo paese.

La sua vita tuttavia cambia radicalmente nel momento in cui fa un incontro improbabile che gli sconvolge la vita e l’anima. Un giorno qualsiasi trova una vecchiettina dai capelli bianchi seduta sulla sua panchina preferita ai giardini pubblici. Si chiama Margueritte e, cosa strana, si rivolge a lui chiamandolo « Signore ». Germain resta favorevolmente impressionato: ciò significa dunque che anche lui è degno di rispetto ? E’ proprio interrogandosi sul comportamento di Margueritte, studiandola poco a poco che, d’incontro in incontro, i due si addomesticheranno l’un l’altro: sono sufficienti alcuni giorni perché diventino “complici”, una nuova parola che Germain ha appena imparato. Margueritte legge brani di romanzi e racconti a voce alta per Germain, gli fa conoscere Camus e “La Peste” e, di lettura in lettura, Germain modifica anche i suoi rapporti con la fidanzata, la madre, gli amici, impara che è diventato importante per qualcuno, che non è semplicemente il frutto del caso. E’ QUALCUNO che può riuscire anche ad imparare a leggere correttamente. Questa nuova consapevolezza di sé gli permette di farsi dono per Margueritte che sta diventando cieca.  Sarà per lei gli occhi e la voce, i due diventeranno una famiglia, quella famiglia che entrambi non hanno mai avuto.

A partire dal momento in cui incontra questa Mary Poppins dai capelli bianchi, Germain comincia a coltivare il suo « giardino interiore », con la stessa pazienza e con gli stessi sforzi che gli sono necessari per coltivare il suo orto, scoprendo un nuovo mondo, quello dei libri, delle parole, della cultura. Questo parallelismo tra « cultura » e l’azione di coltivare un giardino si ripete spesso nel corso del romanzo.  Margueritte offre la sua gentilezza e sensibilità a quest’uomo che viene considerato lo « scemo del villaggio », sapendo che egli possiede l’eleganza del cuore. Come un giardiniere, rivelerà con saggezza e malizia la bellezza d’animo di Germain attraverso un vero e proprio esercizio di maieutica, estirpando la diffidenza e la paura che soffocano l’anima di Germain.

Marie-Sabine Roger, scrittrice molto famosa in Francia nell’ambito della letteratura per ragazzi, ci presenta una storia semplice, di anime belle che si incontrano. Troviamo qui l’abilità dello scrittore che è in grado di rivolgersi ai più piccoli per parlar loro della vita, una qualità che si rivela efficace anche quando si rivolge al pubblico adulto. In questo caso, il racconto, basato su un intreccio minimo, trova il suo punto di forza nell’utilizzo molto vivace e creativo della lingua francese scritta che riesce ad imitare con efficacia la lingua parlata: un punto di partenza perfetto per una trasposizione cinematografica. Per il lettore italiano che volesse leggere il testo in lingua originale, questa caratteristica comporta una vera e propria sfida ma anche un arricchimento lessicale. Egli vivrà la stessa esperienza del protagonista che si adopera a cercare le parole a lui ignote in un vecchio dizionario. Infatti, anche se Gemain si sforza di educare la lingua e impara ad utilizzare espressioni come “fare l’amore” al posto del rude “scopare”, non riesce ad evitare un linguaggio vivido, figurato, famigliare. Tuttavia, paradossalmente, lo stile non risulta volgare ma, al contrario, si trasforma in scrittura viva che diventa sfida anche per il traduttore italiano. La sola annotazione alla traduzione, che in generale è efficace e corretta, è rivolta alla scelta di tradurre « en friche » con « selvatica » al posto di « incolta », una parola che, a nostro avviso, avrebbe reso meglio il termine originale francese.   

La lettura di questo romanzo, che speriamo di vedere presto sui nostri schermi, diventa così occasione per provare che la vera cultura è quella del cuore. Una storia che testimonia la possibilità di imparare a qualsiasi età e che conferma come non sia mai troppo tardi per trovare il proprio posto nel mondo e per essere amati. 

La tête en friche

Éditions du Rouergue, 2008

Pages 224

Euros 16,50

 

Una testa selvatica

Un inno d'amore ai libri e al potere della lettura

Ponte alle Grazie, 2009

Pagg. 189

Euro 13,00

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Novembre 2010 22:04

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