La strada. Diari di un vagabondo

Lunedì 06 Settembre 2010 23:44 Massimo Barison Arts & Publishing - Libri
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In una eterogenea raccolta di scritti torna a risuonare la voce di uno dei più popolari scrittori d'America. Tra luci ed ombre, tra menzogna e realtà, la nascita di una leggenda - non solo letteraria - che ha incarnato, più di ogni altro, lo spirito "on the road" della cultura statunitense.

 

Se credete che l’arte debba per forza di cose essere menzognera e, al tempo stesso, imitare la vita, questo è il libro che fa per voi. Innanzitutto per il suo attacco folgorante: “C’è una donna, nello Stato del Nevada, alla quale mentii ripetutamente, ostinatamente e senza pudore per qualcosa come due ore”. E poi perché il suo autore, Jack London, ha saputo, come pochi altri prima e dopo di lui, trarre ispirazione dalla propria vita di vagabondo per trasfigurarla, facendone un racconto al tempo stesso particolare e universale. Eppure, proprio una delle due caratteristiche (l’adesione alla realtà) si trasforma in un punto debole di questo “La strada - Diari di un vagabondo”, pubblicato da Castelvecchi per la cura di Davide Sapienza.

LA GENESI DI UNA RACCOLTA - Questo libro non è un romanzo e la sua struttura non dipende interamente dall’autore; se i nove testi precedentemente apparsi sulle pagine di Cosmopolitan erano già stati raccolti in volume nel 1908, inedito (non solo in Italia) è Il diario del vagabondo (datato 1984); Il vagabondo e Come sono diventato socialista sono rispettivamente del 1901 e del 1903, mentre La principessa, risalente al 1916, fu scritto da London circa due mesi prima di morire. Ciò detto, cosa troviamo di valido in una simile miscellanea di testi? La voce di London, innanzitutto, e numerosi spunti illuminanti sulla sua idea di letteratura. Ma da qui a promuovere in toto il volume, ce ne passa. Vediamo perché.

UNA VOCE UNICA - Anche se la sua carriera di scrittore era ancora di là da venire, nei suoi anni di vagabondaggio Jack London disseminò le strade d’America di innumerevoli personaggi di fantasia. Solo che non si trattava dei protagonisti di racconti rifiutati da un editore poco lungimirante ma di zii, cugini, sorelle, parenti in generale tanto realistici quanto inventati, creati solo per commuovere qualche sprovveduto che London prendeva di mira nella speranza di ottenere un pasto caldo - e magari un letto confortevole - che gli permettessero di affrontare il successivo miglio di un viaggio senza fine. Nel suo peregrinare apparentemente senza meta, London annota gli spunti suggeritigli da ogni incontro: sullo sfondo di un’America destinata a scomparire, i giovani hobo si rincorrono sui binari che uniscono le due coste, si danno appuntamento nei depositi abbandonati, nei dormitori di fortuna, nelle carceri in cui tutori dell’ordine troppo zelanti amano rinchiuderli. E ogni volta che cadono si rialzano, ogni volta che qualcuno li ferma ricominciano a camminare, sfidandosi in una lotta per la sopravvivenza che sembra avere, come unico premio, il proseguimento del viaggio. London lo sa, perché è stato uno di loro, e anche in queste pagine ci ricorda che il più titolato cantore di Vagabonlandia è ancora lui, persino negli anni dorati della sua seconda vita di autore di successo. Cosa stride, allora, in queste pagine? Cosa non va?

UN RACCONTO GREZZO - La sensazione è quella di trovarsi davanti a un blocco di appunti trasformato con troppa fretta in una pubblicazione fatta e finita. Gli aneddoti, le cronologie, gli spunti che traboccano da queste pagine costituirebbero un ottimo punto di partenza per l’ennesimo racconto di ribellione: ma per scriverlo, occorrerebbe un atto di trasfigurazione, un intervento demiurgico che fondesse mille storie particolari in una grande storia universale, capace di parlare - come London stesso ha fatto tante volte - ai lettori di tutto il mondo. In troppe di queste pagine, invece, l'autore si abbandona a una fredda enumerazione dei propri andirivieni, a una sterile cronaca di incontri che, pur brillando in alcuni casi di luce propria - quella luce che solo l’umanità più vera riesce a infondere ai piccoli avvenimenti - spesso sono solo abbozzati e si perdono nel loro susseguirsi ininterrotto. Di London si è pubblicato molto, e molto - per fortuna - si continua a (ri)pubblicare: possiamo considerare questo volume un interessante approfondimento di ciò che di meglio egli ha creato. Una sorta di dietro le quinte, da leggere, però, dopo aver gustato i suoi capolavori. Martin Eden, Il vagabondo delle stelle, Il richiamo della foresta, Il tallone di ferro, scegliete voi. Se poi volete sapere come tutto è iniziato, tornate qui.

 

La strada. Diari di un vagabondo
di Jack London (a cura di Davide Sapienza)
Castelvecchi, 2010
264 pp.
€ 16,00

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Settembre 2010 00:05

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