
Una selezione di film in prima nazionale dalla retrospettiva "Sombras digitales" presentata a settembre 2011 al Festival Internacional de Cine de Donostia - San Sebastian, a cura di Bérénice Reynaud: FusiOrari.org ripercorre insieme a Voi le “ombre digitali” in visione alla ventiduesima edizione del “Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina”, tornato a Milano dal 19 al 25 marzo 2012. Grazie ad una pluralità di punti di vista e di approcci, i titoli riuniti in questa rassegna ci hanno mostrato la realtà cinese di oggi, andando ben oltre la mera nostalgia o la semplice protesta sociale: ne diamo un primo sguardo.
LO SGUARDO SEDOTTO - “Chung Kuo - Cina” è il titolo dell’introvabile documentario di Michelangelo Antonioni sulla Repubblica Popolare Cinese, realizzato nel 1972. Una narrazione del “paese di mezzo” visto con gli occhi del grande maestro: tra il maggio e il giugno di quell’anno, il regista (premiato con l’Oscar alla Carriera nel 1995) fu invitato ufficialmente dal governo di Pechino a visitare la Cina. Otto settimane, una piccola troupe e l’occhiuta vigilanza dei funzionari di partito: Antonioni percorre migliaia di chilometri, visitando palazzi, fabbriche, campagne, metropoli, sedi di partito e ospedali, per raccontare “in un modo nuovo” il continente del socialismo realizzato.
«Non ho girato nulla che non fosse autorizzato», racconterà in seguito. Ma ad un grande e libero regista basta poco per uscire dall’oleografia rituale della rivoluzione culturale. Più che le parate e le esibizioni coristiche, ad Antonioni interessa il quotidiano vivere del popolo: basta la curiosità dello sguardo, il filo delle emozioni di chi vede un volto, un gesto e, dettaglio per dettaglio, scopre un mondo. Ne esce un racconto domestico e interiore, un discorso coerente sulla vita come conquista e sull’esistenza come serenità, capace di proporre allo spettatore un punto di vista davvero unico e straordinario: un documento ancora oggi insuperato sulla Cina, le sue tradizioni e la sua spinta verso il futuro.
Che poi il film sia stato condannato dal regime maoista come “calunnioso e disonesto”, per “ostilità verso il popolo cinese” (come si apprende dalla scomunica del “Quotidiano del Popolo” di Pechino), e che non sia piaciuto né alla nostra sinistra, né ai moderati, non fa che confermare il valore di questo importante taccuino filmato, ancora oggi indispensabile per capire qualcosa della “vicina” Cina, grande, difficile, complesso paese.
Trasmesso in bianco e nero dalla Rai nel 1973, replicato a colori nel 1979 e poi scomparso, mostrato soltanto a pochi appassionati nei festival e nelle rassegne specializzate, “Chung Kuo - Cina” è stato recentemente pubblicato da Feltrinelli, nella collana “Real cinema”: ecco al fine offerta a molti l’occasione di vedere (o rivedere) le tre ore e mezzo del documentario incriminato, lungo un piano in cui sembra perdere spazio la scoperta di ciò che si vuol vedere, in nome di una maggiore e ritrovata consapevolezza della relatività dell’osservatore (e dei suoi strumenti), finalmente liberi di esprimersi.
LO SGUARDO CHE SEDUCE - Film documento su un viaggio in Cina, “Chung Kuo - Cina” di Michelangelo Antonioni è interessato a cogliere soprattutto i volti e i gesti quotidiani della gente: si apre con la folla umana che riempie piazza Tien An-Men, il traffico di biciclette di città, i bambini che escono da scuola; continua con la silenziosa agopuntura applicata come anestesia in un parto cesareo, i bambini di un asilo che insieme alla danza imparano a sfilare in corteo, gli scolaretti d’un villaggio dello Honan dove non s’era mai visto uno straniero, gente incuriosita davanti alla cinepresa a Nanchino, un ciclista acrobata e, di nuovo a Pechino, i movimenti rallentati di alcuni yogin sotto le mura tartare, all’alba.
Le stesse immagini riecheggiano nei sette film cinesi presentati, per la prima volta in Italia, con la Retrospettiva “Ombre Digitali: film cinesi dell’ultima generazione” al “Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina” organizzato dall’Associazione Centro Orientamento Educativo (COE), organismo non governativo che da diversi anni opera (tra l’altro) per la promozione e la diffusione del cinema dei tre continenti. La redazione di FusiOrari.org ha partecipato alle proiezioni in sala: ripercorriamone insieme i tratti salienti, provando a mettere in luce le tematiche emerse e le suggestioni raccolte.
“L’AMORE DEL SIGNOR AN” - Nella premessa che descrive il suo lungo volo da Mosca a Pechino, Simone de Beauvoir (autore del diario di viaggio “La longe Marche. Essai sur la Chine”) non fa mistero dei pregiudizi favorevoli con cui arriva in una regione del mondo che non ha mai visto prima: «Mi aspettavo una Cina ordinata e originale, dove la povertà deve avere il dolce sapore dell’abbondanza, e che gode di una libertà sconosciuta in altri paesi dell’Est. Il rosso in Cina è il colore della felicità: io me la vedevo rosa». La premessa sembra una sintesi quasi perfetta del tono che permea tutto il film di Yang Lina: l’amore del Signor An è una “terra singolare” da esplorare in tutte le sue geometrie, metafora insolita e audace sia del paese in cui vive sia della cultura che lo anima.
Il documentario segue, in modo affettuoso, la storia romantica di un ottantanovenne di Pechino che ha due passioni nella vita: ballare il liscio nel parco, anche d’inverno, con altri “aficionados” (pratica molto comune in Cina, che la fiction ci mostra in tutti i suoi “volti”, talvolta curiosi e bizzarri), e Xia Wei, la sua compagna di ballo (e, spesso, custode) sulla cinquantina. Sia Mr. An che Xia Wei sono sposati, e le loro rispettive famiglie hanno molto da ridire sulla loro relazione, che non sembra preoccupare, però, i due protagonisti.
Seguendo Mr. An dappertutto con la sua videocamera, la regista Yang Lina consegna allo spettatore un racconto confidente, animato da una complice benevolenza, autenticamente in grado di coinvolgere (e sconvolgere) emotivamente, anche quando la vera natura del legame esistente tra i due partner verrà rivelata e messa a dura prova.
Yang Lina è nata nel 1972 nella provincia di Jilin. Ex attrice, si è formata all’Accademia d’Arte dell’Esercito popolare di Liberazione. Con Old Man (1999) e Home Video (2001) ha introdotto il concetto di “documentario personale” in Cina, nella cui cultura le nozioni di “intimo” e “personale” risultano assai problematiche. La sua opera rappresenta una variazione interessante sul narcisismo dell’attrice: la regista rimane fuori dalla scena, scegliendo tuttavia di farsi estremamente vicina, sul confine, nello stesso spazio diegetico dei suoi soggetti, con cui conversa liberamente attraverso la sua voce melodiosa e riconoscibile.
Filmografia di Yang Lina: Old Man (1999, doc); Home Video (2001, doc); My Neighbors on Japanese Devils (2007, doc); The Love of Mr. An (2007, doc).
The Love of Mr. An
Lao An
(L’amore del signor An)
Regia: Yang Lina
Sceneggiatura, fotografia, montaggio e suono: Yang Lina
Nazione: Cina
Anno: 2007
Durata: 87 minuti
“PICCOLA FALENA” - Suona paradossalmente dolce il nome di una tragica malattia del sangue, un certo tipo di infezione che impedisce alla piccola Xiao Ezi di camminare: “piccola falena”, appunto. «Ho trovato una bambina per te», dice lo zio a suo nipote Luo Jiang. L’ha comprata per mille yuan (circa dieci euro), così da poterla sfruttare per mendicare sulle strade.
Al suo primo lungometraggio, Peng Tao riadatta il romanzo Xue Chan di Bai Tianguang (come dichiarato in apertura) e trascorre settimane intere nelle aree montuose della provincia di Hubei, selezionando attori non professionisti: sono i mendicanti i “carnefici” del dramma, ridotti di frequente a “vittime” di un sistema che non ammette errori. I bambini, da parte loro, innocenti e indifesi con le loro mutilazioni, si pongono addirittura ad un gradino ancora inferiore della scala sociale, nella lotta per la sopravvivenza: è il loro punto di vista che il film espone attraverso una camera a mano che cerca di “abbassarsi”, molto spesso, a quel livello. Una domanda sorge, infine, spontanea: la realtà crudele, narrata con uno stile tanto semplice e apparentemente ingenuo, potrà mai lasciar traspirare un barlume di umanità e di speranza, finalmente liberata dal pesante fardello della quotidianità?
Peng Tao nasce nel 1974 a Pechino. Studia presso il Dipartimento di Arte dell’Accademia di Cinema di Pechino, dove si diploma nel 2004. È ancora uno studente quando realizza Story in the Winter (2002), con cui si aggiudica il premio per il miglior cortometraggio al Beijing Student Film Festival, e Goodbye Childhood, cortometraggio in 35 mm premiato anch’esso dalla critica. Little Moth è il suo primo lungometraggio, di cui figura anche come sceneggiatore e produttore indipendente.
Filmografia di Peng Tao: Story in the Winter (2002, cm); Goodbye Childhood (2004, cm); Little Moth (2007, lm); Wait (2008, cm); Floating in Memory (2009, lm).
Little Moth
Xue Chan
(Piccola falena)
Regia: Peng Tao
Sceneggiatura e montaggio: Peng Tao
Fotografia: Huang Yi
Suono: Wu Zheng
Interpreti: Hong Qifa, Han Dequn, Zhao Huihui, Zhang Lei, Gao Yuanbing
Nazione: Cina
Anno: 2007
Durata: 99 minuti
“VIA MEISHI” - Dove un tempo c’erano armonia e perfezione, regnano oggi confusione e caos: la Città Proibita sembra aver perso quel suo ordine interno originariamente fatto per rispecchiare la geometria dell’universo. Ou Ning e Cao Fei, in Meishi Street (Meishi Jie, 2006), raccolgono riprese di non professionisti e ci lavorano sopra per produrre un inquietante discorso sul caos urbano, gli spostamenti e le discordanti oscillazioni di potere tra la popolazione (tanto numerosa quanto frammentata e rassegnata al fatale scorrere dei giorni) e le autorità (i pochi ricchi e potenti, con la legge dalla loro).
Il Dazhalan Project (2006) dei due visual artists Ou Ning e Cao Fei è uno studio multidisciplinare su un quartiere di Pechino mentre viene demolito prima delle Olimpiadi del 2008. L’esperimento è semplice, e ben riuscito (non sfuggirà ad un osservatore attento): Ou e Cao forniscono una videocamera a Zahng Jinli, ristoratore e proprietario di un ristorante situato proprio nell’area destinata a scomparire; una forte dose di coraggio ed una massiccia carica emotiva faranno di lui un attivista a protezione del vicinato, affinché non venga trasferito.
Il video che ne risulta, Meishi Street (dal nome della via al centro dello “scandalo”), viene montato dai due registi per divenire un documento potente di denuncia delle devastazioni provocate dalla politica chaiqian (letteralmente, “demolisci e passa oltre”) attuata dal governo e dalle imprese in un (perlomeno discutibile) progetto di rinnovamento urbano.
Ou Ning nasce nel 1969 a Zhangjian, nel Guangdong. La sua poliedrica attività culturale abbraccia numerose discipline: come attivista, ha fondato l’organizzazione cinematografica indipendente “U-thèque”, per poi lanciare “Alternative Archive” (piattaforme per attività culturali alternative) e la “Comune” di Bishan (gruppo di intellettuali che si dedicano alla ricostruzione rurale in Cina); come redattore e grafico, è famoso per il suo saggio “Nuovi suoni di Pechino”; come curatore, ha ideato la mostra biennale “Get it Louder” (2005, 2007, 2010) e il progetto “China Power Station”, un percorso d’arte itinerante realizzato in collaborazione con la “Serpentine Gallery” di Londra e il Museo di Arte moderna “Astrup Fearnley” di Oslo; come artista, è noto per progetti di ricerca urbana come “San Yuan Li”, commissionato dalla cinquantesima edizione della “Biennale di Venezia” (2003), e “Da Zha Lan”, sponsorizzato dal “Kulturstiftung des Bundes”.
Ou Ning contribuisce a diverse riviste, libri, cataloghi di mostre e tiene conferenze in tutto il mondo. Nel 2009 è stato nominato capo-curatore della “Biennale su Urbanesimo e Architettura” di Shenzhen e Hong Kong, ed è stato scelto come membro della giuria per l’ottava edizione del “Premio Benesse” alla cinquantatreesima “Biennale di Venezia”. È curatore della “Biennale di Chengdu” e fondatore della nuova rivista letteraria bimestrale “Chutzpah Magazine”, il cui primo numero è uscito nell’aprile 2011. Al momento vive a Pechino, dirige l’organizzazione non-profit “Shao Foundation” ed è membro del “Consiglio per l’Arte asiatica” del museo Guggenheim.
Filmografia di Ou Ning: San Yuan Li (2003, doc); Meishi Street (2006, doc).
Meishi Street
Meishi Jie
(Via Meishi)
Regia: Ou Ning
Sceneggiatura: Ou Ning
Fotografia: Zahng Jinli, Huang Weikai, Ou Ning, Cao Fei
Montaggio: Cao Fei, Ou Ning
Nazione: Cina
Anno: 2006
Durata: 85 minuti
(2 – continua)
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