
Per diventare mystery shopper bisogna rivolgersi tramite Internet alle aziende del settore che danno la possibilità di fare quest’attività, sia in Italia che all’estero. Ecco alcuni nomi: Doxa, Retail Eyes, Mystery Client e Gapbuster Worldwide. Il mystery shopper guadagna facendo shopping: ottimo direi, per un lavoro.
Ovviamente, però, la professionalità di questo mestiere non si esaurisce nell’acquisto: l’azienda richiede un rapporto dettagliato alla fine della missione, dove si riportano tutte le valutazioni del caso; insieme all’azienda si valuta il giorno e l’orario della missione (nel caso volessero sondare l’efficienza del personale durante l’ora di pranzo, per esempio); liberi di riportare qualsiasi dettaglio osserviate – secondo voi degno di nota – sebbene sia richiesta una certa abilità nel trattenere tutte le informazioni a memoria (essendo assolutamente vietate carta e penna alla mano, dovendo passare “inosservati”).
Da notare: il saluto all’ingresso; se (e come) ti offrono assistenza; se ascoltano le tue esigenze e la capacità di intercettare eventuali problematiche della clientela; capire se il punto vendita viene gestito in base alla filosofia aziendale; a volte è poi richiesto di valutare il comportamento del personale, anche di quello che non ti sta servendo; da ultimo, ma non meno importante, le vetrine (mai trascurare le vetrine: i prodotti sono ben esposti e visibili, i prezzi sono leggibili, etc.). Da non dimenticare, alcune doti personali richieste: saper osservare con discrezione e obiettività; capacità di eseguire le istruzioni; precisione nel rapporto; buona memoria.
Marce in più: non si ha bisogno di alcuna formazione in particolare, dato che il più delle volte sono le aziende a prendersi carico della formazione stessa; anzi, privilegiata risulta la candidatura di chi abbia avuto anche solo una minima esperienza nei settori del marketing (ti sarà più facile capire cosa notare in relazione alle necessità aziendali), della vendita (se sei stata commessa, sai cosa cerca il cliente e come soddisfarlo) e/o del merchandising (se hai già curato la disposizione della merce, ti sarà più semplice valutare la valorizzazione dei prodotti all’interno del punto vendita). Affascinante, oserei dire!
“SEMPRE DI CORSA”, COSÌ DICONO DI LUI - Certo, quando si tratta di fare shopping in giro per locali e negozi, il mestiere è gradevole e divertente. Ma non sempre è così. Capita, infatti, che alcune società facciano richieste bizzarre. Ad un “mystery client” (l’altro modo per definire questo lavoro, come abbiamo imparato) è toccato, per esempio, di andare in una stazione e stare lì tutto il giorno a contare il numero dei treni in ritardo: un’esperienza poco raccomandabile. Onde evitare, vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.
“Rassegna.it” (http://www.rassegna.it/articoli/2009/12/14/56106/il-lavoro-non-ce-bisogna-inventarlo) descrive cosa deve fare un mistery shopper:
«Il mistery shopper va nei negozi, ristoranti, centri commerciali ecc. e simula (a volte compra davvero) un acquisto. In questo modo controlla, sotto le mentite spoglie di cliente, l’esposizione di un prodotto, come viene trattata la clientela, la conoscenza della merce, le condizioni del punto vendita, ecc… È un lavoro che si può svolgere part time e richiede un mezzo di locomozione, passione per lo shopping, capacità di analisi, un cellulare e un computer per inviare i report sull’attività svolta.»
“Quaderni socialisti” (http://quadernisocialisti.wordpress.com/2009/12/14/quando-il-lavoro-non-ce-qualcuno-se-lo-inventa/) presenta tale attività come uno dei numerosi lavori inventati per far fronte alla disoccupazione: «Crisi che avanza, lavori nuovi che trovi. Accanto a dati che vedono crescere la disoccupazione, aumenta anche l’inventiva di chi un lavoro prova a crearselo da sé. Home shopper, interior relooker, home stager e mistery shopper sono tutti nomi che, pure a chi mastica l’inglese, sembrano non dire nulla. E quanto a tecniche di marketing, in questa panoramica sui lavori in tempi di crisi, non poteva mancare il mistery shopper che – traducendo letteralmente dall’inglese – è un “compratore misterioso”. Lavora per conto di alcune agenzie cui si rivolgono le aziende per avere informazioni specifiche sulle modalità di vendita.»
“Solofinanza” (http://www.solofinanza.it/29062009/nuove-strategie-di-marketing-arriva-il-mistery-shopping/) lo consiglia soprattutto a chi ama fare acquisti in modo compulsivo, in quanto il mestiere del mistery shopper appagherebbe una simile passione.
Vediamo come candidarsi e quali sono i requisiti per intraprendere tale attività: «Questa pratica di marketing serve a tenere sotto controllo le proprie procedure, l’erogazione di servizi o la vendita dei prodotti e avere garanzia della soddisfazione dei propri clienti. Fare il cliente anonimo, anche detto virtual customer, può diventare una vera e propria professione. Per candidarsi, basta dare la propria disponibilità ad aziende di mistery shopping, ad esempio Mystery Client o Plusmark, che a loro volta sono contattate da grandi marchi per verificare la qualità dei propri punti vendita. I requisiti richiesti sono spirito di osservazione, capacità relazionali e di giudizio, discrezione, obiettività e conoscenza del personal computer, anche perché, terminate le spese pazze, dovrete redigere un report sulla qualità del servizio utilizzato.» Anche se può sembrare un’attività semplice e poco impegnativa (almeno a prima vista), in realtà – volendo ottenere dei buoni risultati ed essere quindi ingaggiati per successive visite – un buon professionista deve agire con impegno e serietà.
“Blogrisparmio” (http://www.blogrisparmio.it/per-un-pugno-di-dollari/diventa-mystery-shopper-e-guadagna-divertendoti.html) riporta l’esperienza di una mystery shopper: «Cosa molto importante da ricordare sempre: più alta è la qualità del risultato che riusciamo a fornire, più possibilità di guadagno abbiamo. Io sono una “mystery shopper” e le mie esperienze sono relative ai servizi tipo assicurazioni, banche e servizi di telefonia. La cosa molto importante che ho imparato in questi mesi è che, per non essere scoperti e quindi non trovarsi in situazioni imbarazzanti, la procedura migliore è quella di interessarsi realmente a ciò che stiamo “spiando”; prendendo quindi in considerazione un’agenzia di assicurazioni, la cosa importante è domandarsi: “io, a queste condizioni, in un ambiente del genere e da questi agenti, acquisterei mai un prodotto?”. Questo vi aiuterà ad essere molto spontanei e a non essere scoperti.» Il lavoro di mystery shopper rappresenta, in un certo senso, una delle evoluzioni del lavoro a cottimo. La diffusione delle tecnologie digitali ha rafforzato la vecchia formula della retribuzione per pezzo lavorato, della serie “dimmi quanto produci e ti dirò quanto vali”.
“Humanitech” (http://www.humanitech.it/?p=1770) parla della retribuzione e dell’esperienza personale di uno dei sempre più numerosi mistery shopper: «L’ultima novità in ambito di cottimo digitale è la disponibilità a lavorare come mistery client in ambito Web, per testare i servizi di e-commerce. Retribuzione? Da 15 a 20 euro per incarico. L’anno scorso, quando svolgevo attività di scrittura professionale per il Gruppo Autogrill, mi è capitato di incontrare un mystery client che, abbandonando le missioni, si è rivelato e ha raccontato la sua storia. Il fatto di svolgere un lavoro sul campo – doveva valutare la qualità dei servizi al tavolo presso le stazioni del Gruppo – rendeva questo lavoro un normalissimo impiego. Non comprendo perciò come mai la formula digitale di questo mestiere debba fare dumping sul mondo reale. Oddio, al contrario qualche inconveniente comunque c’è. Per esempio il mistery client che ho conosciuto, dovendo testare anche la qualità del cibo, è ingrassato di 30 kg in 7 anni.» Un esempio concreto di questa atipica attività ci viene dato dagli agenti segreti messi in campo dalla Microsoft, inviati per smascherare chi distribuisce materiale illegale. “Geektwice” ce ne parla: «I Mistery Shopper sono degli “agenti segreti” che ha inviato la Microsoft direttamente da Redmond e che hanno il compito di scovare, all’interno della rete dei rivenditori italiani di software Microsoft, chi distribuisce materiale illegale.
Ma come agiscono questi Mistery Shopper? Si fingono dei clienti in cerca di materiale Microsoft, come Sistemi Operativi o software tipo Office tutti “made in” Microsoft. Questi rivenditori, se hanno tutto in regola, danno materiale originale, altrimenti, distribuiscono “CD pirata”. Questi agenti segreti, dopo aver smascherato il rivenditore che vende materiale illegale, lo segnalano direttamente a Microsoft e alle forze dell’ordine.» “Geeksource” parla, invece, dei risultati del lavoro svolto dai mystery shoppers messi in azione dalla Microsoft: «I misteriosi Agenti sono chiamati Mistery Shopper e in Italia stanno avendo uno straordinario successo; già solo a Bologna, infatti, sono riusciti a scovare circa il 18% di vendite illegali. Gli agenti Microsoft non si presentano come tali, ma come semplici clienti, ed entrano tranquillamente nei negozi chiedendo cd di sistemi operativi o di altri software sempre marchiati Microsoft. Inoltre, dalla ricerca emergono altri dati interessanti: la prima regione dove viene venduto più materiale illegale è la Campania (circa il 50%), seguita da Parma (34%), Genova (32%) e Reggio Emilia (32%).»
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