Alla scoperta della cultura Shaolin: pace interiore e monaci guerrieri

Mercoledì 16 Novembre 2011 00:42 Annalisa Perteghella Arts & Publishing - Cultura
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Siete cresciuti con i film di Bruce Lee e Jackie Chan e vi siete ritrovati più di una volta ad improvvisare mosse di Kung Fu nella vostra stanza immaginando di combattere contro pericolosi criminali? Siete alla ricerca della pace interiore come Po, il panda ghiotto di ravioli al vapore protagonista di un famoso cartone animato Pixar? Siete semplicemente molto curiosi e pensate che la Cina non sia solamente una potenza economica in ascesa, o che, dal momento che è anche questo, potrebbe essere piacevole cercare di conoscerla più a fondo? FusiOrari vi presenta da vicino la cultura Shaolin, espressione della cultura tradizionale cinese che unisce arti marziali e buddhismo, combattimento e spiritualità, in un connubio all'apparenza discordante ma in realtà estremamente affascinante.

 

 

È uno spettacolo affascinante quello che si apre agli occhi del turista che, dopo essersi arrampicato sul versante settentrionale del Monte Song – una delle cinque montagne sacre del taoismo – nella provincia cinese di Henan, crederà di essere approdato in un luogo d'altri tempi. Uno spazio sospeso tra terra e cielo, dove il tempo sembra essersi fermato e dove pace e armonia sembrano regnare sovrane, in un silenzio irreale rotto solamente dal cinguettio degli uccelli e dalle preghiere di meditazione che, dalle bocche dei monaci, si elevano fino al cielo. Da più di 1500 anni le mura rosse del tempio di Shaolin custodiscono lo spirito del buddhismo Chan, scuola buddhista importata in Cina dalla mitica figura di Bodhidharma, monaco di origine indiana o persiana, “di circa 150 anni, con grandi occhi azzurri”. Abitato oggi da una comunità di monaci guerrieri, il tempio è considerato il luogo di nascita delle arti marziali cinesi, disciplina che coniuga il principio di benevolenza convogliato dal buddhismo Chan e l'arte del combattimento, inteso non come movimento fisico fine a se stesso ma come insieme di discipline volte alla ricerca dell'armonia. Sorpresi? Incuriositi? Per chi cede facilmente al fascino del misterioso Oriente con tutta la sua ricchezza di storia e cultura, ma non dispone di tempo o mezzi sufficienti per lanciarsi all'avventura, noi di FusiOrari abbiamo una buona notizia...

SE MAOMETTO NON VA ALLA MONTAGNA... - A partire dal 2008 è presente in Italia una rappresentanza del tempio di Shaolin, con sede a Roma ma con distaccamenti in altre città italiane, tra cui Milano. A portare in Italia la voce e la tradizione dei monaci Shaolin è il Maestro Shi Yan Hui, monaco di trentaquattresima generazione, addestrato fin dalla tenera età di otto anni alle tecniche di combattimento e meditazione buddhista. Shi Yan Hui è uno dei diversi ambasciatori Shaolin attivi al di fuori della Cina, in una rete di associazioni costituite allo scopo di divulgare e promuovere la cultura tradizionale cinese. La diffusione capillare di tali associazioni è parte di una più ampia strategia messa in atto dal governo cinese per la promozione della propria immagine a livello internazionale. In questo senso, l'invio degli ambasciatori Shaolin, così come la diffusione esponenziale degli istituti Confucio – enti in tutto e per tutto simili ai vari British Institute o Goethe Institut, incaricati di promuovere e diffondere la lingua e la cultura cinese all'estero – contribuisce a costruire, diffondere e reiterare una retorica ufficiale con la quale il governo cinese costruisce e alimenta la propria immagine pubblica, incrementando la propria capacità di attrazione.

NON MUOVERE NÉ IL CUORE NÉ LA MENTE” - Ma cosa rende la cultura Shaolin così attraente? Quello che più affascina è probabilmente il sistema di principi opposti che permea l'intero set valoriale dei monaci guerrieri; un insieme di valori che si rifà all'antico principio dello Yin-Yang, secondo il quale l'intero mondo e la stessa vita deriverebbero da un'unione di forze tra loro opposte ma complementari. Queste due forze, indispensabili l'una all'altra, sarebbero rintracciabili in tutto ciò che ci circonda o ci appartiene: terra-cielo, notte-giorno, vita-morte, sentimento-ragione. Recependo il principio dello Yin-Yang, le tecniche di combattimento si articolano ad esempio in attacco-difesa, colpi-parate, tecniche di movimento-posture statiche. Ma come tenere insieme arti marziali e buddhismo, combattimento e benevolenza, apparentemente contraddizioni in termini? Il Maestro Shi Yan Hui risponde a questa domanda con un'espressione cinese, letteralmente traducibile con “non muovere né il cuore né la mente”: non avere né il cuore né la mente in confusione, o, peggio ancora, l'uno contro l'altra. Solo in questo modo si può raggiungere l'armonia. Sembra difficile? Ancora una volta il Maestro Shi offre un interessante spunto: “occorre studiare ciò che è facile e allenare ciò che è difficile”. Tramite il combattimento, i monaci guerrieri mirano a rivelare l'intenzione che si nasconde dietro ad esso; il senso del loro movimento è rendere visibile l'invisibile. Secondo la cultura Shaolin, infatti, la via per la felicità non è la vittoria delle battaglie, ma bensì la pacificazione di cuore e mente, raggiungibile solamente attraverso lo svuotamento del corpo e della mente e la tensione costante verso il miglioramento di sé. Vi sembra ancora troppo difficile? Niente paura, l'antica saggezza cinese afferma: “l'uomo che sposta le montagne comincia portando via i sassi più piccoli; con il tempo e la pazienza, il gelso si tramuta in seta”.

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Novembre 2011 17:22

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