Ma come il vento muove il mare. Un ritratto del poeta Sandro Penna

Mercoledì 26 Ottobre 2011 23:31 Angela Azzarone Arts & Publishing - Cultura
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Sandro Penna e Pier Paolo PasoliniAndare ad una serata su Sandro Penna ed uscirsene con le tasche piene di castagne e una sensazione di gran vitalità addosso. Le castagne sono quelle dei boschi di Pieve di Soligo, in Veneto, dove si sono svolti, il 21 ottobre scorso, i funerali di Andrea Zanzotto, uno dei massimi poeti italiani del Dopoguerra. È quello che può succedere in una sera qualunque a Milano. Che è successo proprio il 21 ottobre, durante l'incontro organizzato dalla Libreria Popolare di via Tadino, in cui è stato proiettato il documentario Ma come il vento muove il mare. Un ritratto del poeta Sandro Penna di Francesca Bartellini, presente in sala. Che ha convinto persone comuni a recitare le poesie di Penna e ha intervistato studiosi e amici del poeta, sullo sfondo di suggestivi paesaggi.

 

Ma come il vento muove il mare ripercorre la vita di Penna a ritroso, dalla morte alla giovinezza. Nato a Perugia nel 1906, il poetaMa come il vento muove il mare dai modi dolci ci presenta la sua visione del mondo, le estati della giovinezza a Porto San Giorgio e sul Tevere, i pranzi nelle osterie con gli amici, il rapporto con la madre e con l'amore. Occhi scuri e intensi, lontani ma presenti al tempo stesso, tono dolce e cantilenante e grande capacità affabulatoria. Il filmato si apre con una conversazione, sullo sfondo di un arioso giardino, con Elio Pecora, l'amico poeta e suo maggior biografo. Le interviste a studiosi (tra i quali Roberto Didier) e amici si alternano a sequenze in cui la gente comune legge e interpreta i suoi versi, apparentemente semplici, basati su un lessico molto ridotto e su un preciso controllo formale. In questo viaggio ideale Francesca Bartellini ci accompagna al cimitero di Prima Porta, nella casa di Via delle Mole de' Fiorentini, a Roma, dove Penna viveva tra le sue nevrosi (come diceva lui stesso), i quadri ed una miriade di oggetti, tra i quali libri affastellati a terra e addossati alle pareti e farmaci nei contenitori più disparati. Ci parla delle poesie erotiche censurate dagli editori e del Premio Viareggio, delle lettere degli amici e dei monoscritti inediti. Da Umano non umano, di Mario Schifano (1971) e da un'intervista di Ippolito Pizzetti, realizzata per la televisione della svizzera italiana, sono estratti brevi filmati in cui Penna legge i suoi versi e parla di sé. Ma come il vento muove il mare è un prezioso lavoro di documentazione, che riesce a evidenziare gli aspetti salienti dell'esperienza, umana e artistica, di questo grande poeta del '900, sottolineando alcuni dei temi a lui cari: i paesaggi, la solitudine, l'amore erotico e la nostalgia per la persona amata e perduta. Il risultato è un ritratto lieve, come le sue poesie.

L'AMORE, IL LIMITE - "Non posso innamorarmi in una maniera seria e profonda perché l'amore mi perde a me stesso", scriveva l'autore di Una strana gioia di vivere (1956) e di Croce e delizia (1958). Molte delle sue poesie venivano fuori alla fine di una storia d'amore. Apollinaire diceva che "dell'amore altro non rimane che un mazzetto di poesia": eppure i versi di Penna non trasmettono tristezza, ma grande energia e vitalità.

COME DIAMANTI - Penna sapeva creare immagini ricche non solo di energia ma anche di luminosità (è infatti definito poeta della luce). Chi lo ha conosciuto racconta che trasmetteva energia con la sua stessa presenza e che aveva un rapporto particolare col mondo degli spiriti, quasi fosse uno sciamano. Bella la sequenza in cui egli accosta le poesie a diamanti ("ci sono poesie che non dicono niente ma si fanno riconoscere, come un diamante tra le pietre preziose, per la loro cadenza"). E a proposito della scrittura dice: "Quando scrivo, sento la musica dentro di me, una calma, una felicità interiore; un'ubriachezza senza droghe".

Con GaddaCROCEVIA DI ENERGIA - Penna era circondato da amici artisti che gli volevano molto bene (tra questi i pittori Guttuso e Schifano): gli regalavano le loro opere, che egli rivendeva quando era in difficoltà economiche. Intorno a lui ruotavano intellettuali del calibro di Natalia Ginzburg, Alberto Moravia, Elsa Morante, Eugenio Montale, Attilio Bertolucci, Giuseppe Ungaretti, Enzo Siciliano, Carlo Emilio Gadda. Ma, soprattutto, tre personalità fondamentali del nostro secolo: Pasolini, Saba e Ungaretti. Penna si è trovato al centro di un incrocio in cui questi tre poeti si sono incontrati, come rette in un vuoto carico di energia. Una "finta vuotezza carica, che fa venire in mente l'attenzione e l'intenzionalità di Husserl", secondo Borso. Saba, in particolare, fu per Penna quasi un padre: dalla sua bottega di libri antichi a Trieste gli scriveva lettere per incoraggiarlo. I due si conobbero dal dottor Weiss, lo psicanalista triestino maestro di Cesare Musatti, che introdusse Freud in Italia e li ebbe entrambi in cura.

POETA DEL FUTURO - "Penna ha attraversato la modernità, non restandone ai margini, ma Sandro Penna in Umano non umanooltrepassandola, per approdare al mondo della natura", ha affermato Francesca Bartellini. Che in questo senso lo ha definito un poeta anti - moderno. Che viveva chiuso nella sfera della poesia e cercava i luoghi in cui esser solo con se stesso, non per isolarsi dal mondo ma per coglierlo più da vicino. Pasolini lo definiva un poeta puro, perché non si era mischiato col potere. Il professor Dario Borso, docente di Filosofia, che moderava il dibattito, ha ricordato che negli anni '30 Edmund Husserl pubblicava i risultati dei suoi studi fenomenologici, secondo i quali la crisi del pensiero contemporaneo dipende dall'aver dimenticato il mondo della vita. "I poeti, invece, possiedono l'ignoranza socratica: quella di chi, dopo aver attraversato la cultura, giunge alla conclusione che non è essenziale e se ne può fare a meno". E "non amano la cultura", secondo Pecora, "perchè stanno nella vita".

CAMMINARE SUL MARCIAPIEDI - Quando, nei primi anni '70 si intravvedevano le avvisaglie del consumismo e del pensiero piatto e omologante, Penna fuggì la modernità fino ad isolarsi, chiudendo le finestre al mondo. Il filmato presenta i due volti di Penna, anche attraverso le immagini: il giardino, aperto e luminoso nella conversazione iniziale con Elio Pecora, che richiama il suo straordinario rapporto con la natura e le riprese nella casa romana del poeta, chiusa, polverosa e decadente. Il critico Cesare Garboli ha scritto che "Penna ha messo il mondo degli adulti tra parentesi...Alla 'realtà' Penna antepose, fino alle estreme conseguenze, la sua parola tematica 'vita'; ed è stato il solo poeta del secolo a dirci con voce netta e chiara che per essere protagonisti della vita bisogna stare lontano dal traffico, da ogni traffico, e camminare sul marciapiedi". In una serata così sembra di essere, tra il traffico e la fretta fuori, un po' al centro di un incrocio in cui stia accadendo qualcosa di profondamente vitale, al centro di una "vuotezza carica".

 

 

"Ma come il vento muove il mare. Un ritratto del poeta Sandro Penna"
di Francesca Bartellini
(DVD+booklet, 2007, Casini Edizioni - € 19,90)


Libreria Popolare di via Tadino
via Tadino, 18
Milano
02/29513268

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Ottobre 2011 23:43

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