Downshifting, il "mestiere" di cambiare mestiere - Parte I

Mercoledì 21 Settembre 2011 13:51 Patrizio Longoni Arts & Publishing - Cultura
Stampa PDF

Downshifting

Giovedì 3 marzo 2011, ore 21, Cinema Massimo 1, Torino, a pochi passi dalla Mole Antonelliana. Ancora un po’ stordito dall’invito ricevuto all’ultimo da un mio caro amico (che colgo l’occasione per ringraziare anche in questa sede), assisto alla proiezione del film Living without Money (2010, 52’) di Line Halvorsen, in anteprima nazionale all’inaugurazione dell’undicesima edizione del “Piemonte Movie gLocal Film Festival”. Ingresso libero (e mi piace sottolinearlo, poi capiremo perché), un appuntamento davvero imperdibile.

 

Uscendo dalla sala, con ancora negli occhi e nel cuore il sapore della visione appena gustata, il giornalista di una testata locale mi chiede un commento “a caldo”, come spesso accade a chi ha tanto privilegio. Lì per lì non mi viene in mente nulla di particolare effetto; decido perciò di essere telegrafico: «Vista la cronica mancanza di soldi di questo momento, mi sembra che un film capace di raccontare come “vivere senza soldi” possa ritenersi più che benvenuto».
E penso: mentre tanti ancora oggi lamentano i tragici effetti della crisi economica, qualcuno ha saputo dimostrarci che, non solo è possibile vivere con pochi soldi, ma addirittura senza. Si tratta della regista Line Halvorsen, norvegese di nascita ma piemontese di adozione, che con la sua pellicola ci racconta la storia di Heidemarie Schwermer, una ex-insegnante e psicoterapeuta tedesca che un giorno ha deciso di liberarsi dell’uso dei soldi per abbracciare una vita basata sullo scambio di favori. Una storia semplice: la protagonista, una donna di 68 anni, quattordici anni fa ha fatto la scelta di non usare più soldi; con l’unica valigia di vestiti che ancora oggi porta con sé, ha lasciato il suo appartamento e regalato tutto ciò che possedeva, cambiando radicalmente la sua intera esistenza; oggi, a distanza di anni, continua a vivere quasi del tutto senza denaro e dichiara a chi incontra di sentirsi sempre più libera e indipendente.

UNA VITA ALTERNATIVA - Il film la segue nella sua quotidianità, mostrando le sfide che un simile “stile di vita alternativo” comporta: Heidemarie è infatti sempre in viaggio (attualmente tra Germania, Austria, Svizzera e Italia), ospite per qualche giorno di vecchi e nuovi amici, sempre disposta ad incontrare persone mai viste prima e desiderosa di comunicare la sua esperienza e condividere con gli altri la propria filosofia di vita (resa concreta); uno stile che vede nella semplicità la chiave della completezza, della felicità e del successo. Quello che era iniziato come un sistema “rudimentale” di scambio di favori per sostituire il valore dei soldi, è ora diventato un vero e proprio modo di attraversare la vita che la impegna nell’aiutare gli altri a trovare la propria strada per un cammino più essenziale e in armonia. «Non mi mancava nulla, avevo una casa e due figli cresciuti. Ho dato via tutto!»: ne va fiera Heidemarie, perché sa per esperienza che tutto va per il meglio quando ci si apre alla vita, e a qualunque cosa ci viene incontro.
“Vivere senza soldi”: così s’intitola questa sorta di documentario, che si presenta come “un progetto internazionale di sostegno popolare dalla produzione italo/norvegese” (come suggerisce anche il sito ufficiale, http://livingwithoutmoney.org). Una “scelta di vita” davvero “singolare” – e certo non esente da critiche – quella che ci viene raccontata: che la si ritenga una “parassita” (di fatto “campa sulle spalle” di chi lavora) o una fonte di ispirazione (una sorta di “visionaria”, come più volte definita), la Schwermer rappresenta un esempio di come sia possibile superare alcune barriere e vivere in un mo(n)do diverso, proprio in una società in cui tutto sembra basato sul “potere” dei soldi ed il valore di una persona viene generalmente misurato a partire dalle sue possibilità economiche. Difficile, del resto, restare indifferenti ad un incontro con Heidemarie: la sua storia ci può portare a riflettere sull’influenza che il denaro ha sulle nostre vite, sulle nostre azioni e sul nostro modo di pensare, oltre che sulla salute e sull’ambiente, in un discorso di ampio respiro capace di toccare i temi del materialismo e del consumismo a noi tanto cari.

(PIÙ DI) UNA STORIA “VERA” - Una domanda sorge dunque spontanea: è davvero possibile uscire dagli schemi, abbracciando un’esistenza libera dalle preoccupazioni legate alla proprietà e all’ansia del futuro? Heidemarie Schwermer ci è (in parte) riuscita, fondando nel 1994 “La centrale del dare e del ricevere” – il primo circuito di baratto presente in Germania – e regalando in seguito tutto ciò che possedeva per sperimentare uno stile di vita che escluda l’uso del denaro: la protagonista del film-documentario cui abbiamo accennato prova ogni giorno a realizzare il suo “sogno”, e lo insegue; curioso è notare, però, che non è la sola.
«Simone voleva uscire dall’ingorgo. La macchina era immobile da almeno mezz’ora, in coda con le altre sul Grande Raccordo Anulare. Sole a picco, aria condizionata che boccheggia. I telefonini che suonano all’impazzata. Dai finestrini delle altre auto, giacche e cravatte, facce stressate che riflettono la sua. “Così non va”, disse. Fu allora, da fermo, che decise di scalare una marcia». Con queste testuali parole, l’8 ottobre 2009, attraverso una delle maggiori testate nazionali, ha fatto il suo “ufficiale ingresso” nel nostro Paese un termine che, per l’Italia, suona ancora oggi abbastanza nuovo: “downshifting”. Ovvero la scelta di chi decide di guadagnare meno, consumare meno ed avere, di conseguenza, più tempo di “vita” a disposizione per se stesso, gli affetti più cari ed i propri interessi.
Simone era un manager. Ultimo incarico presso la Boston Consulting; prima era capo delle Relazioni esterne Sisal (quella del Superenalotto); un passaggio anche nell’editoria, Rcs. Ci ha messo dieci anni, per uscire da quell’ingorgo che era diventata la sua vita. Oggi, Simone Perotti risponde al telefonino dalla sua casetta nelle campagne tra La Spezia e le Cinque Terre. Sono le ore 15 di una calda giornata feriale di inizio settembre. È seduto su un tronco, pantaloncini corti e torso nudo. Ha appena finito di zappare l’orto. Questa sera deve “scendere” a mare per tenere un corso di vela. In mezzo, leggerà un libro, scriverà qualcosa. Non ha programmi. «Prima, la mia vita era completamente pianificata. Con un margine di ragionevole certezza avrei potuto immaginare tutto quel che mi sarebbe successo nei prossimi cinque anni», ci dice. E poi aggiunge, soddisfatto: «Oggi, qualcosa è cambiato».

DOWNSHIFTING, COSÌ SI CHIAMA – “Semplicità volontaria” è, in lingua italiana, il neologismo che definisce quello che, principalmente nella cultura anglosassone, viene chiamato, all'interno del mondo del lavoro, con il termine “downshifting”, quale parte integrante del più vasto concetto del “life-style” (lo stile di vita), diversamente detto “simple-living” (del vivere in semplicità). L’anglismo è reso meno insopportabile per il fatto che su Internet ormai è questo il nome che identifica una pratica traducibile come “scalare marcia, rallentare”. In Australia, che ne è un po’ la patria, lo chiamano anche “sea-changing”, parafrasando una fiction dove la protagonista lascia il suo lavoro redditizio e super-stressante per andare a vivere in un piccolo villaggio rurale.
Da Wikipedia: «scelta da parte di diverse figure di lavoratori – professionisti, in particolare – di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario, bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero». Una definizione corretta, ma (forse) un po’ riduttiva, ad essere onesti. Del resto, solo recentemente una simile pratica – innovativa all’interno delle filiere industriali ed economiche – ha cominciato ad attrarre l’attenzione di sociologi e studiosi dei comportamenti di massa, che la vedono come una delle più eclatanti e vistose conseguenze degli innumerevoli mutamenti sociali e di costume intervenuti negli ultimi anni proprio nell’ambito del mondo del lavoro.
Senza voler entrare nel merito e nella sensatezza di un tale movimento di pensiero, ci basti ricordare che nel 2007, con un metodo ai limiti del paradossale, “Datamonitor” (una agenzia londinese che si occupa di ricerche di mercato) ha stimato che, in tutto il mondo, i lavoratori potenzialmente inclini a “fare downshifting” sarebbero 16 milioni (un dato veramente difficile da prevedere e quantificare con esattezza scientifica); il tutto alla luce del fatto che, ogni anno, circa 260mila cittadini britannici fanno una scelta di vita che va in quella direzione. A ciò si aggiunga, poi, che, nel 2008, il Ministero dei Servizi sociali australiani ha determinato che sarebbero almeno un milione le persone, tutte comprese nella fascia di età tra i 25 e i 45 anni, che hanno deciso di “scalare una marcia”: la stragrande maggioranza (circa il 79 per cento) lo ha fatto non solo cambiando lavoro (e quindi regime di vita), ma anche scegliendo di abbandonare la città a favore di località costiere o di campagna; non a caso, in Francia li chiamano “néo-ruraux” (“neo-rurali”), termine che non si limita però alla mera decisione di vivere in campagna, implicando l’accettazione di ritmi diversi volti a ri-appropriarsi del proprio tempo libero.
“Downshifting”, dunque, come movimento che celebra un’arte: l’arte di rallentare il ritmo, la tendenza a scalare la marcia, il bisogno di vivere con più tempo a propria disposizione (e meno lavoro), il coraggio di rinunciare a qualcosa (anche allo stipendio) in nome di altro (e meglio); ma che si fonda su un postulato di base (inutile nascondercelo) che pare, pur tuttavia, presupporre il fatto che lo stipendio eventualmente decurtabile sia di per sé sufficientemente congruo, tale per cui un taglio più o meno elevato risulti in qualche modo sostenibile.

 

(1 - Continua)

Leggi la seconda parte

Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Dicembre 2011 20:13

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

150 anni d'Italia

Senza fine. Non è Gino Paoli. E' il Drago di Arcore

FusiOrari TV

Il Sondaggio

Reputa la manovra del governo Monti:




La Vignetta

Login



PhotoGallery

  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria

Editoriali

Analisi - L'Italia è in svendita?
Martedì 24 Gennaio 2012 Rosanna Terminio
Immagine
Il 2011 si é concluso con la notizia dell'acquisto di una partecipazione nel gruppo Ferretti, produttore di yatch di lusso, da parte dell'azienda cinese Shandongh Heavy Industry Group (SHIG). Nello stesso periodo dell'anno precedente una azienda cinese ha comprato l'azienda Cantieri Navali di Lavagna in bancarotta Leggi tutto...
F-35 o Eurofighter Typhoon, per l’Italia è scelta strategica
Mercoledì 04 Gennaio 2012
Immagine
Sulle pagine di quotidiani e riviste, sui blog e nei social network impazza il dibattito sul ventilato acquisto da parte dell’Italia di centotrentuno velivoli militari F-35 per una somma pari a quindici miliardi di euro. Questo proprio mentre il governo vara una manovra da ventitré miliardi definita sovente «lacrime e sangue». In risposta a tale presunta assurdità, i cittadini chiedono più spesa sociale e i pacifisti reclamano ulteriori tagli per la difesa. È errato però porre il problema in termini così semplicistici. FusiOrari vuole guardare oltre una prospettiva ideologica, analizzando pragmaticamente il perché, il come e le eventuali alternative all'acquisto degli F-35. Leggi tutto...
FusiOrari in Cina, alla scoperta del Gigante “ignoto”
Martedì 06 Dicembre 2011
Immagine
SHANGHAI - Se per strada fermaste dei passanti e chiedeste loro dove si trova la Cambogia e quali siano i tratti caratteriali dei cambogiani, pochi sarebbero in grado di rispondere. Una cosa simile si verificherebbe per il Bangladesh, l’Indonesia, e così via. Se però domandate anche a una sola persona se ha cognizione o un’opinione sulla Cina e sui cinesi, quasi certamente si lancerà in analisi geopolitiche, sociali e culturali ripercorrendo la gran parte degli stereotipi occidentali sulla discendenza di Mao. Leggi tutto...

Il Meteo