Tempo di Festival - Analisi di un fenomeno in crescita

Mercoledì 21 Luglio 2010 12:17 Giulia Amarisse Arts & Publishing - Cultura
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Si moltiplicano, nelle città italiane, i festival dedicati alle discipline più diverse. E il pubblico che accorre è fatto di specialisti, ma non solo. A quali esigenze rispondono queste iniziative? E quale sarà il loro futuro?

MILANO - In tempi moderni, attività e manifestazioni di carattere divulgativo e intellettuale registrano una crescente attenzione degli italiani verso contenuti culturali di interesse artistico e sociale. A fianco di una politica culturale tradizionalmente impostata sulla conservazione dello straordinario patrimonio storico-artistico del nostro Paese, assume rilievo il proliferare di attività festivaliere dedicate alla valorizzazione del prodotto e dell’operato culturale in una dimensione live che, mentre rievoca scenari e modalità classiche di incontro e confronto formativo in tempo reale, ripropone una scelta di democratizzazione culturale in grado di coinvolgere attivamente e dal vivo le generazioni presenti nelle forme espressive che animano la vita culturale della collettività.

IL TEMPO E LO SPAZIO - Sebbene il termine “festival” rimandi principalmente, nel senso comune, alle popolari e famigerate manifestazioni canore e cinematografiche di Sanremo e Venezia, sono più di un centinaio i festival che ogni anno, nella Penisola, gremiscono prevalentemente le città medio-piccole del Centro-Nord presentando conferenze, mostre e tavole rotonde come occasioni di approfondimento critico e coesione sociale intorno a temi eterogenei e spesso centrali del dibattito culturale. Avviato nella seconda metà dello scorso decennio, il fenomeno ha conosciuto soprattutto negli ultimi anni una netta affermazione istituzionale e un crescente successo testimoniato dalla sempre maggiore affluenza di visitatori, grazie anche alle cospicue sovvenzioni concesse alle singole programmazioni da personalità accademiche, amministrazioni locali ed enti pubblici e privati. Esorditi con statuto autonomo, i festival rappresentano oggi importanti risorse di marketing culturale soprattutto in virtù del forte legame tra territorio e spettacolo, uno dei principali punti di forza del format festivaliero e del ruolo strategico che esso riveste per il settore terziario e turistico. La stretta relazione dell’evento con la città o cittadina che annualmente lo ospita conferisce al festival un’atmosfera esclusiva e affascinante, permettendogli di affermare la propria identità specifica nella grande varietà di offerta nazionale e valorizzando al tempo stesso le attrazioni delle sedi paesaggistiche, spesso centri di incommensurabile valore storico e culturale che in occasione del festival rendono accessibili e visitabili spazi solitamente chiusi al pubblico.

ESPERIMENTI AMATORIALI - Se la programmazione nei mesi primaverili e nel periodo settembrino costituisce un importante vantaggio per gli operatori turistici, che vedono prolungarsi la stagione di maggiore affluenza, la convergenza di attività culturale, evasione e intrattenimento è senz’altro un ulteriore elemento portante alla base del successo della formula festivaliera. La pianificazione di iniziative culturali legate alla dimensione dell’evento e appositamente pensate per un target non specialistico permette di recidere il vincolo che lega la partecipazione culturale al livello di scolarizzazione, inalienabile criterio di ammissione e selezione in ambito accademico e nei contesti mediali tradizionalmente fondati su una comunicazione elitaria e monodirezionale. La netta prevalenza di attività incentrate principalmente sull’interazione orale come strumento di riflessione, confronto e trasmissione della conoscenza rappresenta un’apprezzabile esaltazione di tipologie comunicative alternative e non convenzionali rispetto all’egemone modello del web e dei media audiovisivi. In tempi recenti, tra l’altro, accanto alle preminenti manifestazioni letterarie e umanistiche – il cui modello può essere rintracciato negli annosi Festivaletteratura di Mantova e Festivafilosofia di Modena – hanno conseguito successo alcuni festival dedicati al sapere scientifico e giuridico-sociale, meno soggetto all’attenzione e alla divulgazione di massa per quanto ricco di problematiche e spunti di riflessione più che mai cruciali: oltre all’ormai quasi decennale esperienza del Festival della Scienza a Genova, per citarne pochi tra i più rinomati, a Trento si è tenuta a giugno la terza edizione del Festival dell’Economia e a Piacenza sarà di nuovo in scena per la terza volta, a settembre, il Diritto.

CANALI DI TRASMISSIONE - Liberi spazi di esposizione e dialogo sulle scottanti questioni dell’integrazione e della legalità, della disoccupazione giovanile e della biodiversità, dell’uguaglianza e dell’integrazione, i festival di più recente istituzione sembrano già promuovere con entusiasmo processi informativi spesso contraffatti dalle imperanti logiche politiche e mediali: l’intervento di Roberto Saviano sul pregio trascurato della conoscenza come mezzo di rigenerazione sociale e identitaria in Italia ha connotato in modo significativo la più recente edizione del Festival dell’Economia di Trento, inducendo una riflessione sulle molteplici dinamiche reattive che i festival sono in grado di sollecitare nella società massmediatica e postmoderna. D’altra parte, proprio la generale scarsa visibilità mediatica e soprattutto televisiva denuncia una sostanziale debolezza dell’evento festivaliero, ancora economicamente incapace di dotarsi di un’efficiente strategia promozionale che permetta di valorizzare e pubblicizzare l’iniziativa al grande pubblico dei potenti e pervasivi mezzi di comunicazione di massa. A compensare tale carenza, che potrebbe sottrarre ai festival buona parte della potenziale fruizione, un contributo propagandistico viene talvolta apportato con successo dal sistema editoriale, come nel caso del Festival della Mente di Sarzana, che, in collaborazione con Laterza, ha promosso nel 2008 la pubblicazione dei Libri del Festival della Mente, collana diretta dalla Direttrice del festival Giulia Cogoli e distribuita a prezzi modici nelle librerie italiane per proporre sviluppi e approfondimenti dei temi discussi nel corso del festival.

PROSPETTIVE A LUNGO TERMINE - Per rimanere fedeli a parametri interpretativi ampiamente diffusi e vigenti nella sociologia dei processi culturali, la realtà relativamente giovane degli eventi festivalieri non permette di tracciare pronostici sul futuro consolidamento del fenomeno nel background culturale del nostro Paese, magari a confronto di un modello internazionale e più che mai affermato come quello dell’esemplare e pluridecennale Festival di Edimburgo. Una corretta valutazione della qualità del fenomeno dovrà certamente discernere, con il moltiplicarsi delle proposte, le ricorrenze più meritevoli dai semplici prodotti di un mercato dello spettacolo che rischia di saturare il settore culturale, insignendo di celebrazione festivaliera anche le più modeste espressioni delle tradizioni e dei consumi popolari. Ragionevolmente, l’assestamento della formula del festival nella vita culturale italiana potrebbe favorire nei prossimi anni, oltre che un accrescimento della partecipazione pubblica all’esercizio intellettuale – esito auspicato quanto scoraggiato dalle desolanti statistiche sugli adempimenti culturali degli italiani – una maggiore sensibilizzazione politica nei confronti delle risorse culturali come strumenti catalizzatori di progresso umano, economico e sociale: sensibilità offuscatasi in tempi decisamente infausti per le casse della ricerca e della cultura italiana.

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Agosto 2010 23:42

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