Cinema e Fumetto, è una questione di linguaggio

Martedì 03 Maggio 2011 23:37 Massimo Barison Arts & Publishing - Cultura
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Una tavola rotonda organizzata in occasione della decima edizione di Napoli Comicon (il partenopeo Salone internazionale del fumetto), ci offre la possibilità di riflettere su somiglianze e differenze nei linguaggi di due importanti media. I quali, nati più o meno contemporaneamente, non hanno mai cessato di inseguirsi, incontrarsi, imitarsi. Per il divertimento di lettori e spettatori.

 


Nonostante la sua giovane età - è nata nel 1998, mentre Lucca Comics e il Festival della BD francese ad Angouleme, due significative realtà del settore, risalgono rispettivamente al 1966 e al 1974 - la rassegna Napoli Comicon ha saputo ritagliarsi in breve tempo un posto di tutto rispetto nel panorama delle rassegne dedicate al fumetto nazionale e non solo. Il merito, oltreché alle mostre, alle retrospettive e agli incontri con gli autori, va senz'altro ai dibattiti che, di volta in volta, coinvolgono su temi specifici i principali esperti del settore. A questo filone va ascritto senza dubbio il meeting che, lo scorso 30 aprile, 100autori (l’associazione che rappresenta i registi e gli autori del mondo dell’audiovisivo italiano) ha dedicato al tema Cinema e fumetto tra contaminazioni e interazioni: due linguaggi a confronto. Un tema certo non nuovo: eppure, anche in virtù degli ultimi sviluppi scientifici ed artistici, sempre capace di fornire nuove suggestioni e riflessioni imprevedibili.

SEMIOTICA E FUMETTO - Lo dice anche Sergio Bonelli in una recente intervista rilasciata a Sette, il settimanale del Corriere della Sera: “Ora fa chic leggere fumetti.” E paradossalmente, i primi ad accorgersene sono stati proprio quegli intellettuali che lo avevano a lungo osteggiato, giudicandolo un mezzo espressivo di volta in volta ridicolo o pericoloso. L’approccio semiotico, che sulle orme di Umberto Eco e del suo Il superuomo di massa ha avviato già da alcuni decenni un’analisi seria e scientificamente accurata dei linguaggi di questo medium, non ha potuto tralasciare l’esame dei suoi rapporti con il cinema. Che, guarda caso, con il fumetto condivide suppergiù la data di nascita.
Proprio uno dei più ispirati allievi di Eco, Daniele Barbieri, ha dedicato a questo tema un importante capitolo del suo I linguaggi del fumetto. Afferma Barbieri: “Il cinema è stato per il fumetto un riferimento fondamentale”, le cui caratteristiche principali erano però di difficile, se non impossibile, imitazione: si pensi, tanto per fare due esempi, al suono e al movimento. E infatti l'autore aggiunge: "I due linguaggi hanno caratteristiche di base fondamentalmente diverse". In questo senso, un’interessante riflessione sull’argomento si trova anche in La linea inquieta raccolta di testi curata dallo stesso Daniele Barbieri. Nel breve saggio Dal cinema al fumetto tra enunciazione ed enunciato di Francesco Galofaro, vengono passati in esame tanti piccoli particolari di questo rapporto così peculiare: dal riutilizzo dei volti cinematografici più famosi nella creazione di nuovi personaggi a strisce (sempre alla Bonelli, Dylan Dog ha le sembianze di Rupert Everett, Ken Parker è Robert Redford, Julia è Audrey Hepburn, Magico Vento è Daniel Day Lewis e Dampyr è Ralph Fiennes), ai trucchi per riprodurre all’interno di una vignetta intere partiture musicali, che entrano a far parte della storia come fossero vere e proprie colonne sonore. Non può mancare, ovviamente, un riferimento alle trasposizioni a fumetti dei film più famosi, genere che in Italia è stato a lungo cavallo di battaglia della Disney: non sono in pochi, infatti, a considerare la versione "topolinesca" di Casablanca allo stesso livello della pellicola di Michael Curtiz. In sintesi? "Cinema e fumetto", dice Galofaro, "sono due semiotiche da sempre in stretto contatto. Non si contano i fumetti che sono diventati film nè i film che sono diventati fumetto. [...] Un elenco di tutti i cartoni che sono diventati film, o viceversa [...] sarebbe un lavoro improbo".

LA RIVINCITA DEL FUMETTO -
Ma non è sempre il fumetto a dover inseguire il cinema, nel tentativo di ovviare a quei limiti che possono renderlo meno appetibile per le grandi masse. A volte succede il contrario, e quella che Will Eisner definiva "arte sequenziale" riesce a influenzare le dinamiche cinematografiche imponendo alcune caratteristiche finora poco diffuse sul grande schermo. Un esempio? Da qualche anno a questa parte, i personaggi dei fumetti americani - soprattutto i supereroi Marvel - hanno animato alcuni dei più significativi blockbuster hollywoodiani. Spiderman, gli X-Men, Hulk e i Fantastici Quatro sono stati protagonisti di pellicole più o meno riuscite ma che, anche grazie al contributo di effetti speciali finalmente all’altezza, permettevano di trasporre in maniera adeguata sul grande schermo la magia delle pagine disegnate. Ebbene, una delle caratteristiche più tipiche del fumetto supereroistico è la continuity, ossia quell’insieme di avvenimenti che fanno da sfondo coerente alle avventure di tutti i personaggi (o quasi) di una data casa editrice. Spiderman e i Fantastici Quattro, cioè, vivono nella stessa New York City, e ciò che avviene in una testata non può essere totalmente ignorato nell’altra (cosa che, invece, avviene di regola nei fumetti Disney). Le recenti pellicole dedicate ad Iron Man, ad Hulk e a Thor (quest’ultima è appena uscita nelle sale), fanno sfoggio di tanti piccoli particolari che chiariscono come le avventure cinematografiche di questi personaggi - compreso il Capitan America che uscirà questa estate - si inseriscano in un unico affresco narrativo, destinato a culminare nel film The Avengers di Joss Whedon, previsto per il 2012. Non stiamo parlando di prequel, sequel o newquel (per usare certe strambe definizioni del cinema italiano), ma di storie diverse, con protagonisti differenti e ambientazioni lontane tra loro, che procedono in parallelo e sono destinate ad incrociarsi almeno una volta. Poi, chissà cosa succederà. Dinamiche nuove per la produzione cinematografica, che per una volta ha dovuto piegarsi alle imposizioni di quel cugino povero, suo coetaneo, che nel Novecento - il Secolo del Cinema - ha saputo, comunque, dire la sua.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Maggio 2011 16:21

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