Analisi - L'Italia è in svendita?

Martedì 24 Gennaio 2012 00:00 Rosanna Terminio Contenuti - Editoriali
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Il 2011 si é concluso con la notizia dell'acquisto di una partecipazione nel gruppo Ferretti, produttore di yatch di lusso, da parte dell'azienda cinese Shandongh Heavy Industry Group (SHIG). Nello stesso periodo dell'anno precedente una azienda cinese ha comprato l'azienda Cantieri Navali di Lavagna in bancarotta

Queste operazioni, se da un lato mostrano una crescente tendenza in atto, ovvero l'internazionalizzazione delle aziende cinesi, dall'altro devono suonare da campanello d'allarme sulla debole situazione del tessuto imprenditoriale italiano, gravato da alte tasse e abbandonato dal sistema bancario e finanziario. Il 5 gennaio sono iniziati i saldi di stagione. Speriamo che non sia in saldo anche l'Italia.

ITALIA E CINA - Il recente downgrading da parte di S&P al sistema finanziario italiano rende il cammino della ripresa una salita ancor piú ripida. In una situazione di urgenza come questa, ci sono tante opportunità che fanno gola ai gruppi e facoltosi investitori cinesi. Oltre all'interesse in acquisire aziende del settore technologico o brands italiani nella moda, food e vino per vendere in Cina prodotti Made in Italy, non é sconosciuto l'interesse da parte della Cina di entrare in possesso di partecipazioni in società come Enel o Generali. Nell'ondata di privatizzazioni previste dal governo Monti e in parte non ancora annunciate, non dimentichereí la situazione disastrosa in cui si trovano le Ferrovie dello Stato in comparazione con le linee futuristiche come quella che in sei ore permette di collegare Pechino e Shanghai. Speriamo che il modello di Prato ci serva di lezione e metta dei vincoli e freni all'impiego di immigrati clandestini cinesi e favorisca la riduzione della disoccupazione in Italia. In Cina é impensabile per una azienda straniera avere la maggioranza di dipendenti di origine italiana, non solo per questioni di lingua ma perché, giustamente, il governo cinese tutela gli interessi dei propri cittadini ed é preoccupato che si creino nuovi posti di lavoro per incrementare il benessere economico e quindi i consumi interni. Non a caso, le misure messe in atto da Pechino in vista di un rallentamento della crescita economica a causa della crisi Europea sono diametralmente opposte a quelle messe in atto dai governi europei. Per citarne una, la riduzione delle tasse sul reddito delle imprese. Ovviamente in Cina ci sono altri problemi, ma non é di questo che dovremmo preoccuparci.

I NUOVI AMERICANI - Il Colosseo sta crollando, Pompei urge da anni lavori di restauro importanti mentre cittadini cinesi di classe media e ben educati sono sempre più interessati a viaggiare per turismo. Altra enorme opportunità che lo Stato italiano non puó finanziare. Nel film Totòtruffa 62, Totò vendeva la Fontana di Trevi ad un turista americano. Se facessimo un remake ambientato nel 2012, probabilmente si vedrebbe Totò venderlo ad un cinese. Non é un pensiero cosí visionario se ci ricordiamo che nell'agosto del 2011 un miliardario cinese voleva comprarsi un pezzo di Islanda per costruire un eco-resort. L'aspetto che dovrebbe preoccuparci di piú non é che i cinesi ci vogliano comprare, ma é che quando il compratore sa che siamo in un momento di urgenza e necessità, il nostro potere di negoziazione diventa praticamente nullo. ¨O patria mia, vedo le mura e gli archi e le colonne e i simulacri e l'erme Torri degli avi nostri, ma la gloria non vedo. (...)Io chiedo al cielo e al mondo: dite, dite; Chi la ridusse tale?¨

Ultimo aggiornamento Martedì 24 Gennaio 2012 07:37

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Martedì 24 Gennaio 2012 Rosanna Terminio
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