Dopo il successo di "A Matter of Life and Death", gli Iron Maiden pubblicano a distanza di quattro anni "The Final Frontier". Grande successo per il nuovo cd, che schizza immediatamente ai primi posti delle classifiche di tutto il mondo. Italia inclusa.
TRAVOLGENTI - Giunti al quindicesimo album della loro scintillante carriera, gli Iron Maiden non arrestano il loro processo evolutivo musicale. Dieci tracce per quello che appare il lavoro più completo dopo la reunion del 1999, "The Final Frontier" è questo, frutto di nuove sperimentazioni e sonorità riprese dal passato. In una combinazione a dir poco convincente, Bruce Dickinson e soci si confermano, dati alla mano, ancora una volta la band leader dell’universo variegato del metal.
TRACKLIST - Sin dalla canzone introduttiva, le innovazioni non mancano: a differenza di “Brave New World” (2000), “Dance of Death” (2003) e “A Matter of Life and Death” (2006), l’opener “Satellite 15… The Final Frontier” non è rapida né esplosiva. E questa rottura con il recente passato provoca nell’ascoltatore un fulmineo senso di disorientamento che solo parzialmente viene sanato nel corso della prima metà del disco. Più che di ascoltare il classico sound maideniano post-reunion, ci si trova davanti a dei pezzi che risentono enormemente dell’influenza del Dickinson solista degli anni Novanta. Ed “El Dorado”, pur scelta come anteprima per il lancio del cd, non impressiona nell’immediato; paradossalmente, però, è questa la vera forza del brano che, riascoltato più volte, tuttavia convince. “Mother of Mercy” delinea tratti caratteristici dei Maiden anni Ottanta, risultando più orecchiabile ma non meno sofisticato. Il quarto brano, “Coming Home”, costituisce una delle vere novità: una ballad inconsueta per il gruppo britannico che, riprendendo il sound di “Wasting Love” (1992), propone al pubblico una raffinata melodia metal affiancata da un testo dal sapore patriottico. La velocità e i giri di chitarra di “The Alchemist” preparano l’orecchio per il ritorno alle sonorità maideniane del nuovo millennio, le quali andranno a impregnare la seconda metà del disco. Ci troviamo così catapultati in “Isle of Avalon”: dopo un’introduzione arpeggiante, il brano esplode e si presenta molto vario ed efficace in tutti i suoi nove minuti di lunghezza. Con “Starblind”, “The Final Frontier” trova uno dei suoi picchi: le melodie al suo interno combinano riff e assoli di elevata qualità, e la stessa voce di Dickinson si conferma di altissimo livello; l’armoniosità della canzone coinvolge ininterrottamente, facendo presupporre che, una volta riproposta live, possa avere un grande successo. “The Talisman” seduce sin dalle prime battute, prima di imporsi con una potente progressione e realizzarsi anche in virtù di un ritornello ritmato. Così come “The Man Who Would Be King” che riesce a mantenere l’ascoltatore nell’atmosfera dell’album. Ma è con l’ultima traccia che “The Final Frontier” trova il suo più sublime compimento: nei loro undici minuti, le sequenze di “When The Wild Wind Blows” vedono ciascuno dei cinque membri della band in grande spolvero. Dalle chitarre di Murray, Smith e Gers, al basso di Harris, passando per Dickinson e le percussioni di McBrain, il brano trasuda un’autentica, melodica epicità, e il capolavoro che ne consegue è solo l’ultimo di una band che, nonostante una lunga carriera, non smette di stupire.
VALUTAZIONE - L’impressione che dà “The Final Frontier” è che si tratti di un lavoro complesso, tanto innovativo quanto classicheggiante. Sicuramente l'album, per essere apprezzato nella sua totalità, necessita di più ascolti: ma una volta calatisi nella sua intricata dimensione, il giudizio che se ne trae è quello di un ennesimo gioiello maideniano.
The Final Frontier
Iron Maiden
EMI Records 2010
Prezzo: 17,90 euro
| Il Sole 24 ORE - Finanza e Mercati - Azioni |
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