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Usa, Russia, e la deterrenza nucleare. La Bomba torna in cima all'agenda geopolitica

Lunedì 29 Giugno 2015 18:32 Demetrio Zavettieri World - Politica

Nel caos globale che caratterizza l'epoca attuale, in un contesto geopolitico in profondo mutamento dove la sicurezza viene continuamente minacciata su più fronti, torna a farsi strada il concetto di deterrenza nucleare. Un termine che rimanda al periodo della Guerra Fredda ma con le dovute differenze, soprattutto se si pensa al modello multipolare del sistema globale di oggi e all'interdipendenza degli attori in campo.

 

IL RITORNO DELLA DETERRENZA NUCLEARE SULLA SCENA INTERNAZIONALE– Già Sun Tzu nel IV secolo a. C. parla di quello che oggi definiremmo deterrenza come "la più alta espressione della strategia, preferibile al successo sul campo di battaglia". Un "esercizio intellettuale esoterico", per dirla con Henry Kissinger, in riferimento all'era nucleare della Guerra Fredda, eppure elemento inscindibile dalle politiche di sicurezza. Troviamo una definizione più compiuta del termine nel lessico militare dello Stato Maggiore Congiunto Usa: "far recedere dall'azione per paura delle conseguenze. La deterrenza è uno stato mentale generato dall'esistenza di una credibile minaccia di ritorsioni (dalle conseguenze) inaccettabili".

Ma c'è davvero il rischio che la bomba venga usata? Secondo un recente studio della Chantham House, sì: "fintanto che esisteranno armi nucleari, c'è la possibilità che vengano utilizzate".

Tutti ricordiamo il celebre film di Stanley Kubrick, Dottor Stranamore (1964). Nel film, il generale Jack D. Ripper, comandante della base aerea americana di Burpelson, trasmette al suo stormo di 34 bombardieri strategici B-52 in quel momento in volo l'esecutivo del piano "R", ossia il piano di reazione nucleare. Tale piano era previsto come deterrente contro attacchi a sorpresa nel caso in cui il Presidente degli Stati Uniti fosse ucciso o nell'impossibilità di diramare l'ordine, allo scopo di iniziare una guerra nucleare contro l'Unione Sovietica. Gli equipaggi dei bombardieri accolgono increduli la direttiva ma, ricevuta conferma dalla base, eseguono gli ordini e si dirigono verso i rispettivi obiettivi. Le conseguenze sono disastrose, perché la folle azione del generale Ripper farà scattare automaticamente la Soviet Doomsday Machine, un set di ordigni nucleari in grado di uccidere ogni forma di vita sul pianeta.

Oggi – nonostante gli sforzi di non-proliferazione e contro-proliferazione, coadiuvati da un'azione di diplomazia preventiva – ci troviamo di fronte a una nuova "crisi di Cuba", nel cuore dell'Europa orientale. La settimna ascorsa, la Russia ha annunciato che avrebbe aggiunto 40 missili balistici intercontinentali al suo arsenale nucleare, mettendo ulteriore pressione alle relazioni tra Mosca e l'Occidente, già tese dopo la crisi in Ucraina. La tensione tra Russia e Occidente, infatti, si sta facendo sempre più acuta. Nel mese di marzo, l'ambasciatore Russo in Danimarca ha minacciato il paese del Baltico che una sua (della Danimarca) adesione al sistema antimissile NATO lo avrebbe reso un possibile bersaglio per attacchi nucleari. In un editoriale pubblicato sul giornale danese Jyllands Posten, l'ambasciatore scrive: "Non penso che i danesi comprendano appieno le conseguenze di che cosa succederà se la Danimarca aderisce alla difesa missilistica controllata dagli americani. Se succederà, le navi da guerra danesi diventeranno un bersaglio per i missili nucleari russi" e aggiunge: "la Danimarca diventerà parte della minaccia contro la Russia". Certo, a leggere queste righe sembra di essere ritornati al periodo della Guerra Fredda. Come se non bastasse, con l'annessione della Crimea da parte della Russia lo scorso anno, Putin ha subito avvertito che avrebbe difeso l'annessione da qualsiasi rappresaglia occidentale con forze nucleari. Inoltre, ad aprile, una risposta nucleare è stata minacciata nel caso in cui la NATO avesse mandato più forze nei piccoli stati baltici della Lituania, Lettonia e Estonia (ex paesi dell'Unione Sovietica).

USA: PREVISTI 250 CARRI ARMATI IN EUROPA ORIENTALE– Nel frattempo, gli Usa confermano che dispiegheranno 250 carri armati nell'Europa dell'Est. Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, Romania e Bulgaria ospiteranno rifornimenti, dice il segretario della Difesa Usa Ash Carter, al fine di "rassicurare i paesi NATO allarmati dall'azione russa in Ucraina". Lo scorso anno, infatti, dopo l'annessione della Crimea ad opera della Russia, i leader delle NATO hanno concordato di intensificare le esercitazioni militari e il dispiegamento di forze nell'Europa dell'est. L'equipaggiamento sarà abbastanza da rifornire una compagnia di circa 150 soldati e un battaglione di circa 750 soldati. Inoltre è previsto un potenziamento delle strategie di cyber difesa a protezione delle infrastrutture critiche. La NATO, inoltre, è in procinto di costruire sei nuove basi in Europa orientale per ospitare le forze di reazione rapida, in grado di reagire entro tre giorni da qualsiasi minaccia. "Le armi nucleari non sono dovrebbero essere oggetto di retorica della leadership mondiale" ha detto Carter. Dal canto suo, Putin, parlando al St. Petersburg International Economic Forum, ha negato che il suo governo si stia comportando in modo aggressivo: "Non siamo aggressivi", dice, "ma siamo determinati nel perseguire i nostri interessi".

In questo quadro di profonda incertezza per il futuro, dove gli equilibri geopolitici si rimescolano così rapidamente, soltanto un'alleanza strategica tra USA e Cina potrebbe scongiurare l'aggravarsi del conflitto, attraverso una nuova forma di egemonia in grado di controllare la Russia.

Oggi, però, rimane ancora la possibilità che "qualcosa vada storto con la bomba", utilizzando una celebre espressione dal film di Stanley Kubrick.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Giugno 2015 09:55 )
 

Migranti, braccino corto o manica larga?

Mercoledì 10 Giugno 2015 00:00 Nicole Di Ilio Local - Politica

Braccino corto con i pensionati, di manica larga con gli immigrati. Matteo Renzi, nonostante la mancanza di fondi che avrebbero dovuto sopperire al pasticcio delle pensioni, apre il portafoglio ai comuni che ospiteranno i migranti. Ma se Matteo ha sudato sette camicie per trovare pochi spiccioli per i lavoratori a riposo, che si sono dovuti accontentare di una “mancetta” una tantum, dove li pesca quelli per gli immigrati? Insomma, i soldi ci sono o non ci sono? E se c'erano, perché il premier non ha restituito equamente la mancata indicizzazione?

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Giugno 2015 12:22 )
 

Turchia al voto, l'Akp perde la maggioranza assoluta

Lunedì 08 Giugno 2015 00:00 Nicole Di Ilio World - Politica

Per la prima volta dopo 13 anni l'Akp, il partito conservatore del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, perde la maggioranza assoluta. Niente repubblica presidenziale per il leader incontrastato. L'Akp si conferma primo partito, ma dovrà formare un governo di minoranza o cercare alleati. Il partito di sinistra curdo dell'Hdp, nato nel 2014 e alla sua prima prova elettorale, ha superato la soglia del 10% e potrà entrare in Parlamento. Il movimento di ispirazione islamica di Erdogan ha ottenuto poco più del 40% dei voti e 258 seggi, mentre ne servono 276 per la maggioranza: rispetto alle elezioni del 2011 un calo del 10% e di 67 parlamentari. Il kemalista Chp, all'opposizione, ha conquistato circa il 25% dei suffragi (131 rappresentanti); il nazionalista Mhp oltre il 16% (82); il filo-curdo Hdp ha sfiorato il 13% ed entra per la prima volta in Parlamento con 78-80 deputati. L'affluenza è stata dell'86%.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Giugno 2015 12:26 )
 

Regionali, il vero vincitore è l'astensionismo

Lunedì 01 Giugno 2015 00:00 Nicole Di Ilio Local - Politica

È 5 a 2 per i democratici. Ma il vero vincitore è l'astensionismo. Poco più di un elettore su due si è recato ieri alle urne per eleggere sette governatori. L’affluenza è del 52,2%: la conferma che nessun partito sembra ancora in grado di trascinare l’Italia al voto. È la pancia del Paese che non digerisce lo sfaldarsi dei partiti tradizionali indigesti. È l'elettorato che, seppur affamato di cambiamento, vota il digiuno. È il cittadino che, annoiato, com-patisce  l'anemia del ceto politico. Intollerante alla mancanza di leadership e di visione, prende le distanze dal balbettio del Palazzo.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 03 Giugno 2015 11:36 )
 

Milano Expo 2015, non solo cibo

Mercoledì 17 Giugno 2015 18:35 Martina Serena Franchetti Local - Attualità

Come ogni grande evento che si rispetti, che sia il festival di Sanremo, i mondiali di calcio o la sagra della salsiccia, nulla è degno di nota, qui in Italia, se non è accompagnato dalla giusta attenzione polemico-mediatica. Ma l'esposizione universale del cibo è ciò che sarebbe dovuta essere: l'esposizione universale del cibo. Certo, ciascuno con i propri mezzi, ciascuno come le proprie risorse. Ma se c'è una certezza alle spalle dell'Expo Milano 2015, è che nessun luogo sarebbe stato più adatto, nessuno stato più competente, nessuna nazione più coinvolta. Perchè, diciamolo, il cibo, qui da noi, non è mai solo cibo.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Giugno 2015 12:25 )
 

Cinquanta sfumature di regressione

Martedì 09 Giugno 2015 23:40 Martina Serena Franchetti Arts & Publishing - Libri

Se non vi fosse bastata la trilogia, E. L. James è pronta a regalare al suo pubblico una quarta sfumatura raccontata, stavolta, dal punto di vista del protagonista maschile. Sta per arrivare nelle librerie “Grey: Fifty shades of Grey As Told by Christian”. Vi sentite pronti? Io sto seriamente pensando di andare dall'analista.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 12 Giugno 2015 09:55 )
 

Perdona l'insulto, caro lettore

Martedì 02 Giugno 2015 19:21 Martina Serena Franchetti Local - Attualità

Fare informazione, comunicare, diffondere notizie. E' questo che quotidianamente chi si trova dall'altro lato della tastiera cerca di fare. Raccontare storie, presumibilmente vere, per migliorare la vita di chi legge o, per lo meno, per renderla più libera. Senza sognare troppo si potrebbe sperare di stimolare critica e consapevolezza delle persone, ma non è un lusso che la stampa può permettersi spesso. E allora? E allora, a volte, a molti, basta una manciata di like, share e click.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 12 Giugno 2015 09:55 )
 

I social media nel colpo di stato in Thailandia

Venerdì 29 Maggio 2015 17:58 Demetrio Zavettieri World - Politica

A un anno di distanza dal colpo di stato thailandese, che ha visto l’insediamento al potere della giunta militare, si possono fare alcune considerazioni in merito al controllo della comunicazione nell’era dell’information technology. Come è noto, a maggio del 2014 si è verificato il colpo di Stato in Thailandia, il 19° nella storia del paese.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 03 Giugno 2015 11:37 )
 
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